Il fronte dei fuochi divide il governo

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Passerella dell’esecutivo a Caserta: il premier Conte media tra i due vicepremier e scarica tutto sul ministro dell’Ambiente Costa

In Campania tornano i roghi di rifiuti, con tutte le drammatiche conseguenze sulla salute che simili situazioni comportano, e anche su questo il duo Salvini-Di Maio, ormai in lite continua, dà sfoggio di una ormai conclamata inclinazione alla propaganda perenne.

Ma tra i due, dove sta la verità dei fatti? E quali sarebbero le scelte davvero utili per i cittadini campani, che mentre i due litigano per qualche punto in più restano le vere vittime di una situazione pericolosissima?

Innanzitutto due parole, per capire di cosa stiamo parlando, sul ciclo dei rifiuti: la prima cosa da chiarire è che a finire nei termovalorizzatori non sono tutti i rifiuti, ma solo quelli non oggetto di raccolta differenziata. Dunque nel mondo ideale, quello in cui la differenziata arriva a coprire il totale degli scarti, i termovalorizzatori, in effetti, non servono.

Quello dei “rifiuti zero” è però un obiettivo ancora lontano da raggiungere (l’Unione europea fissa l’asticella al 65% entro il 2021). In particolare quando parliamo di Campania , non si può non fare i conti con quella che è, oggi, la realtà in quella regione (come in altre del Sud). Se la quota regionale, al 52% di differenziata, non è bassissima, a rappresentare un bubbone è Napoli, dove la percentuale è ferma al 37%.

I due terzi dei rifiuti non differenziati vengono attualmente trattati dal termovalorizzatore di Acerra (un terzo del totale dei rifiuti campani). Il resto dei rifiuti non differenziati vengono conferiti in discarica, o mandati all’estero per la termovalorizzazione, con costi esorbitanti in termini economici ma anche ambientali, visto che tonnellate di rifiuti non differenziati vengono trasportati ogni giorno per strada o via mare.

“Il risultato è che continuiamo a pagare multe salatissime per infrazioni europee – spiega Gennaro Migliore in un post su Facebook -, oltre ai costi vivi di uno smaltimento così occasionale. Il bilancio economico e ambientale di questa scelta grava sulla possibilità di affrontare nel breve, medio e lungo periodo una vicenda tanto complessa”.

Insomma, come attestato a marzo dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, a mancare in Campania sono gli impianti, ed è aperta la discussione sulla necessità di un secondo termovalorizzatore, con il governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che per ora resta attestato sulla posizione di non prevederne in futuro perché, spiega “vogliamo rendere autonoma la Regione”. Ma lo stesso Migliore avverte: “Ogni volta che Acerra va in manutenzione si va in emergenza rifiuti. Il no a un secondo termovalorizzatore va misurato con la realtà”.

Una discussione su problemi, costi e benefici in ogni caso lontana dallo stile mostrato in questi giorni dal governo, impegnato sul ring dell’ennesimo scontro tra i due vicepremier.

“Siamo impantanati sul fatto che due non si parlano su quello che dovrà avvenire nei prossimi 25 anni sul ciclo dei rifiuti, un danno che questo Paese non merita”, ha detto Nicola Zingaretti, mentre per Matteo Renzi “I 5 stelle giocano a fare gli ambientalisti ma non si rendono conto che saranno per sempre quelli dei condoni e del fango, in agricoltura e sulla rete”.

Nel frattempo a Caserta, dove Conte ha riunito il Consiglio dei ministri, è stato firmato un protocollo d’intesa che, ha spiegato il premier: “Coinvolge 7 ministeri” e “sta a significare una particolare sensibilità e determinazione del governo” a contrastare i roghi, le discariche abusive e il traffico dei rifiuti.

Peccato però che il ministro Salvini, subito dopo la firma, sia andato via senza partecipare alla conferenza stampa, ufficialmente per “impegni istituzionali”. Ma subito dopo fonti della Lega hanno fatto sapere che il ministro dell’Interno si recherà nei prossimi giorni a Copenhagen per vedere il funzionamento del termovalorizzatore della città che ha, sul tetto, una pista da sci”. Segno evidente che i nodi nella maggioranza restano, per il momento, tutt’altro che sciolti.

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