Rifiuti, migliorare con lentezza

Focus

Centrato il livello obbligatorio di raccolta differenziata con sette anni di ritardo rispetto alla tabella di marcia previsto da Bruxelles. Ma in Europa si discute da tempo di «economia circolare» come di nuova prospettiva

Meglio tardi che mai. Sulla gestione dei rifiuti, abbiamo centrato l’obiettivo con 7 anni di ritardo rispetto alla tabella di marcia europea. Nel 2015 la percentuale di raccolta differenziata ha raggiunto il 47,5% della produzione nazionale (14 milioni di tonnellate), con un aumento del 2,3% rispetto al 2014. È stato così raggiunto il livello obbligatorio di raccolta differenziata previsto da Bruxelles.

Del 2008 però, perché nel frattempo il target è salito al 65%: la rincorsa dunque continua, ma anche se siamo ancora in ritardo, il trend sta migliorando. Qual è la regione italiana più virtuosa? Grazie al 68,8% di raccolta differenziata è la regione Veneto ad aggiudicarsi la palma nel 2015, seguita dal Trentino Alto Adige con il 67,4%. Entrambe le regioni sono già dal 2014 al di sopra dell’obiettivo del 65% fissato dalla normativa europea. Seguono, tra le regioni più virtuose, il Friuli Venezia Giulia (62,9%), Lombardia, Marche, Emilia Romagna, Sardegna e Piemonte, queste ultime cinque con tassi superiori al 55%.

Mentre tra le grandi città sono Venezia e Milano al top della classifica. E quali sono le tipologie di rifiuto che si raccolgono di più? In testa c’è l’organico (umido e verde), che da solo rappresenta il 43,3% della raccolta differenziata in Italia, seguito da carta e il cartone (22,5% del totale). Poi vetro, plastica, legno, metallo ed infine i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE).

Lasciano ben sperare anche le performance sull’obiettivo europeo del 50% in materia di riutilizzo e di riciclaggio, che potrebbe addirittura essere conseguito prima della scadenza del 2020, attualmente infatti siamo attorno al 46%. Sul fronte della produzione dei rifiuti, nel 2015 gli italiani hanno prodotto 29,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, e cioè lo 0,4% in meno rispetto al 2014: a calare di più è il Centro Italia (- 0,8%), che in valori assoluti produce 6,6 milioni di tonnellate di rifiuti, mentre il Nord si mantiene sulla media nazionale (-0,4%) con un quantitativo prodotto pari a 13,7 milioni di tonnellate; al Sud la produzione si contrae dello 0,2% (9,2 milioni di tonnellate).

Mentre è l’Emilia Romagna la regione che produce più rifiuti per abitante (642 kg pro capite nel 2015) a fronte di una media nazionale di 487 kg. Sono alcuni dei dati contenuti nell’ultimo Rapporto rifiuti urbani dell’Ispra, che fotografa la situazione di un paese in cui migliora la gestione dei rifiuti urbani – sono sempre meno quelli conferiti in discarica (-16%) – e che tende a produrne sempre meno. Non mancano però le note dolenti, tra ritardi, differenze tra Nord e Sud e carenze infrastrutturali per il trattamento delle raccolte differenziate, che hanno come conseguenza il trasferimento dei rifiuti in altre regioni o all’estero.

Infatti, se è vero che da un lato il nostro Paese importa quasi 205 mila tonnellate di rifiuti del circuito urbano dagli altri paesi europei, dall’altro ne esporta quasi 361.000. Ma allora perché non teniamo quelli che produciamo? Perché sono ancora molte le regioni che non sono dotate degli impianti necessari per il loro trattamento, con la conseguenza che in molti casi devono essere trasferiti in altre regioni, all’estero o addirittura finiscono in discarica.

Sono infatti ancora 1,1 milioni di tonnellate i rifiuti smaltiti in discarica senza il preventivo ed idoneo trattamento, nonostante il divieto imposto dall’art. 7 del d.lgs. n. 36/2003. Anche se, va sottolineato che la percentuale dei rifiuti sottoposti a trattamento prima dello smaltimento in discarica, è aumentata passando dal 70% del 2014 a circa l’86% del 2015. Secondo il rapporto, anche la quantità dei rifiuti incenerita è aumentata del 5%: oggi il 19% dei rifiuti urbani prodotti, quasi 5,6 milioni di tonnellate, viene incenerito e i 41 impianti di incenerimento si trovano soprattutto al Nord, in particolare in Lombardia e in Emilia Romagna.

Dall’incenerimento dei 5,6 milioni di tonnellate di rifiuti vengono complessiva – mente recuperati oltre 2,7 milioni di MWh di energia elettrica. Infine, i servizi di igiene urbana in Italia costano in media 168 euro l’anno pro capite, per l’esattezza 167,97.

Di questi 168 euro, i costi di gestione dei rifiuti indifferenziati e delle raccolte differenziate ammontano rispettivamente a 58,98 e a 46,35 euro l’anno. Numeri che non mentono e che ci offrono l’ennesima conferma del fatto che con la raccolta differenziata non guadagna solo l’ambiente ma risparmiano anche i cittadini, non a caso in Europa si discute di economia circolare come di una nuova prospettiva economica, dove il recupero e il riutilizzo degli scarti stanno offrendo importanti opportunità di fare impresa. In questo senso l’Italia ha certamente avviato in questi anni un percorso virtuoso, ma è necessario ancora fare molto per dotare il nostro sistema paese delle infrastrutture e degli strumenti indispensabili per completare sul territorio nazionale, l’intero circuito dei rifiuti che produciamo ogni giorno.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli