Altro che “salva-ladri”, arriva la riforma che modifica il concetto di pena

Focus

“Qualcuno tenterà di cavalcare queste paure, ma da domani non uscirà nessuno dal carcere”, ha commentato il ministro Orlando

Non sarà uno svuotacarceri, ma una misura attesa da anni, un modo per offrire delle alternative al carcere per i detenuti. A chiederla – ancora una volta proprio qualche giorno fa – giuristi, magistrati, avvocati e società civile. I penalisti avevano anche indetto uno sciopero, astenendosi dalle udienze per due giorni. Oggi, con l’approvazione in Consiglio dei ministri la riforma dell’ordinamento penitenziario è realtà.

Quello approvato oggi rappresenta il “nucleo principale e più atteso della riforma penitenziaria”, come ha commentato il garante dei detenuti Mauro Palma, secondo il quale la riforma “riporta l’esecuzione della pena in assetto con i principi della Costituzione”.

“La riduzione degli automatismi – ha aggiunto il garante – che limitano o impediscono l’accesso ai benefici penitenziari e alle misure alternative alla detenzione in carcere, con la conseguente restituzione al giudice del diritto-dovere di valutarne caso per caso l’applicabilità, l’ampliamento delle possibilità di ammissione a un’esecuzione penale che non sia esclusivamente di natura carceraria, la revisione del modello di vita penitenziaria in attuazione dei precetti costituzionali e delle indicazioni degli organi sovranazionali, sono gli elementi che fanno di questo decreto il cardine della trasformazione dell’esecuzione penale e della cultura della pena”.

Soddisfazione anche da Ilaria Cucchi che, insieme a Irene Testa, altra esponente dell’Associazione Stefano Cucchi Onlus: “Apprendiamo con soddisfazione l’approvazione della riforma carceraria che porta la firma del ministro Andrea Orlando. Ci auguriamo ora che il prossimo Governo possa dare attuazione ad una riforma importante e attesa da decenni come quella di oggi. Più studio, più lavoro, vuol dire meno recidiva. Con questa riforma, oggi siamo più vicini al dettato Costituzionale”.

Dal centrodestra già si parla di “ennesimo salvaladri”. “Appena al governo cancelleremo questa follia nel nome della certezza della pena: chi sbaglia paga”, ha commentato il leader della Lega. “Fuori i delinquenti di galera”, commenta Meloni. Un insulto alla democrazia, dicono.

Ma invece è proprio sui principi democratici e costituzionali che si basa il decreto approvato oggi che non rimetterà in libertà alcun carcerato, ma prevederà delle misure alternative che consentano al detenuto “di restituire qualcosa di quello che ha tolto alla società”, ha spiegato il ministro Orlando. E nessun carcerato sarà messo in libertà, a differenza di quello che dichiarano Lega e Fratelli d’Italia. “Questo non è un provvedimento salva-ladri, uno svuota-carceri – ha dichiarato il ministro della Giustizia – da domani non ci sarà nessun ladro in più in giro. Qualcuno tenterà di cavalcare queste paure, ma da domani non uscirà nessuno dal carcere”.

“Il giudice – ha detto Orlando – dovrà valutare il comportamento tenuto dal detenuto, se ha studiato, se ha lavorato” e a quel punto il detenuto attraverso una diversa modalità della pena con misure alternative al carcere, che prevedono percorsi di lavoro e di servizio sociale, “potrà restituire alla società quello che ha tolto”.

Tra gli obiettivi della riforma c’è anche quello di abbattere la recidiva, una delle più alte d’Europa. La dimostrazione che il carcere, oltre a rappresentare una spesa importante per l’Italia – quasi 3 miliardi l’anno per il trattamento dei detenuti – non rappresenta neppure un buon deterrente.

Cosa prevede il decreto

La riforma è nata dai lavori degli Stati generali per l’esecuzione penale voluti dal Guardasigilli Andrea Orlando. Dal provvedimento – che punta a rafforzare le misure alternative al carcere e ad abbattere il tasso di recidiva – sono esclusi tutti coloro che si sono macchiati di delitti di mafia e terrorismo.

Il testo ora tornerà alle Camere o alla Commissione speciale per recepire alcune indicazioni contenute nel parere della Commissione Giustizia. Questo passaggio, però, non modificherà in alcun modo il testo che in sostanza vuole allargare la possibilità di accedere alle misure alternative per i detenuti.

I condannati all’ergastolo (esclusi i reati di mafia e terrorismo) potranno accedere al regime di semilibertà, dopo che abbiano correttamente fruito di permessi premio per almeno cinque anni consecutivi, nuovo presupposto alternativo a quello dell’espiazione di almeno 20 anni di pena. Possibile sospensione della pena, anche residua, fino a 4 anni, per accedere all’affidamento in prova.

Nella riforma viene posta particolare attenzione alla socialità del detenuto, le attività come studio, lavoro e svago. Vengono introdotte anche delle modifiche riguardo all’alimentazione, estendendo i requisiti del vitto anche per andare incontro a diverse abitudini alimentari nel rispetto delle culture “altre”.

Particolare importanza ha anche l’introduzione della tutela dei detenuti dalle discriminazioni legate all’identità di genere e all’orientamento sessuale. Tra gli altri diritti introdotti anche quello di essere assegnato a un istituto prossimo alla residenza della famiglia e l’uso di tecnologie informatiche come la posta elettronica e Skype per permettere ai carcerati di mantenere i contatti con le loro famiglie.

Vedi anche

Altri articoli