La riforma degli appalti? Una ricetta berlusconiana

Focus

Il governo vuole mettere mano al Codice che ha reso più trasparenti ed efficaci le procedure d’appalto e che, numeri alla mano, sta funzionando

Il governo del cambiamento sta per mettere mano al Codice degli appalti approvato nel 2016. Il motivo? Accelerare l’iter degli appalti. Secondo l’esecutivo gialloverde, infatti, il nuovo codice ha bloccato i lavori pubblici con mille cavilli burocratici e norme troppo stringenti sul fronte del contrasto alla corruzione. La soluzione prospettata – e anticipata ieri da Repubblica – è quella di ridurre i controlli, ridimensionando l’attività dell’Anac, e dare più poteri ai privati.

Una ricetta che ricorda tanto la legge Obiettivo di berlusconiana memoria. Quella che invece di portare novità e vantaggi, ha preparato il terreno per una serie di scandali e ritardi che ancora oggi stanno pesando sulle casse dello Stato. Una delle leggi “peggiori mai fatte”, ha detto pochi gironi fa il presidente dell’Anac Raffale Cantone.

Eppure il Codice degli appalti varato dall’allora ministro delle Infrastruture Graziano Delrio sta funzionando. E sono i numeri a dirlo: l’importo dei bandi pubblicati è cresciuto del 55,9% rispetto al 2017. Tra questi, scrive Repubblica, quelli con una spesa superiore ai 50 milioni di euro sono raddoppiati. Quelli aggiudicati sono cresciuti del 75,5% e quelli con il progetto già avviato e solamente da compiere addirittura del 252%.

Dunque? Come ha sottolineato oggi Delrio, sembra che questo governo “che parla di paralisi sia smentito dai dati. Ogni giorno cercano un nemico: stavolta tocca alle regole dei lavori pubblici”. Anche l’Ance, l’associazione dei costruttori, respinge la possibilità di un ritorno alla Legge Obiettivo che ha dato “un pessimo esempio sia per la trasparenza, sia per l’efficacia”.

Non rimane che aspettare e vedere quali sono le reali intenzioni del ministro Toninelli. Dopo l’anticipazione di Repubblica, ieri ha ribadito che la riforma ci sarà, ma senza il ridimensionamento dell’Anac guidata da Cantone. Ora tocca vedere i fatti. Come ha ammesso Delrio il testo ora in vigore non è intoccabile, “contiene norme che nel tempo possono essere migliorate. Ma – sottolinea – se si torna alla vecchia filosofia di affidare alle imprese il compito di farsi i progetti e realizzarli, se si torna all’antica logica che premia sempre chi pratica il massimo ribasso, ecco allora noi ci opporremo a questo”.

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