Riforma dell’Ordine dei giornalisti: un impegno mantenuto

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Un passo importante per dare nuova forza e credibilità a una professione posta sotto attacco da chi cerca di mettere il bavaglio all’informazione e trae vantaggio dalla delegittimazione dei giornalisti

Oggi viene compiuto un passo importante per dare nuova forza e credibilità all’Ordine dei giornalisti e per rilanciare una professione posta troppo spesso sotto attacco da chi cerca di mettere il bavaglio all’informazione e da chi trae vantaggio dalla delegittimazione dei giornalisti.

L’intervento sull’editoria, avviato dal governo Renzi e reso attuabile ora dal governo Gentiloni, ha il merito di aver portato con sé gli strumenti per rivedere la rappresentanza giornalistica nell’ordine professionale, che è risultato pletorico, troppo spesso incapace di rispondere ai processi di trasformazione delle dinamiche del lavoro e ai nuovi mezzi di informazione, oltre che distante dalle esigenze di chi questo mestiere lo fa tutti i giorni.

Ad oggi l’organismo preposto all’accesso, alla formazione e alla deontologia dei giornalisti appare come una corporazione chiusa. L’attuale Consiglio Nazionale è composto da 144 giornalisti, un numero rispondente più a logiche spartitorie che a reali esigenze di rappresentanza.

La razionalizzazione è divenuta necessaria sia per abbattere radicalmente i costi, che si aggirano intorno agli 80mila euro per ogni convocazione del Consiglio e superano il milione l’anno per le spese degli organismi dell’ente, sia per rendere più efficaci e snelle le decisioni che riguardano la vita professionale di tante donne e tanti uomini.

Con l’approvazione del decreto sulla revisione della composizione e delle attribuzioni del Consiglio Nazionale, da parte del Consiglio dei ministri, c’è una riduzione a 60 componenti, tutti con una posizione previdenziale attiva presso l’Inpgi. Inoltre la rappresentanza viene rivista per ripristinare il rapporto originario di 2 a 1 a favore dei professionisti, cioè di quei giornalisti che svolgono la professione in modo esclusivo e che hanno sostenuto un esame di stato.

Un riequilibrio volto anche ad evitare conflitti di interesse tra professioni, e dunque per assicurare un’informazione libera e corretta alle lettrici e ai lettori. Giornalista è chi lo fa, è questo lo spirito della norma che risponde alle richieste di coloro che esercitano la professione, per davvero.

La riforma rappresenta un impegno mantenuto da Renzi e da Gentiloni, per dare nuova dignità a un Ordine dei Giornalisti che, nonostante gli sforzi e i tentativi di alcuni, non è stato in grado di autoriformarsi. Un intervento che ha il merito di fornire nuovi strumenti affinché l’Ordine abbia maggiore autorevolezza ed efficacia nel tutelare una professione che è presidio ineludibile della democrazia moderna e, dunque, di garantire che i cittadini siano informati di più e meglio.

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