Ecco cosa cambia al Senato con il nuovo regolamento

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Niente più nuovi gruppi e maggiore uniformità con la Camera

A metà novembre la Giunta per il Regolamento del Senato aveva concluso l’esame della proposta di riforma del regolamento di Palazzo Madama. Un cambio importante che non avveniva da circa vent’anni e che potrebbe vedere la luce mercoledì prossimo, quando l’Aula deciderà sull’ultimo via libera. Tra le altre cose, la riforma cerca di arginare la proliferazione dei gruppi e ridurre i tempi di discussione, riducendo di fatto l’ostruzionismo.

Cosa cambia con il nuovo regolamento

L’obiettivo della riforma è quello di armonizzare le norme che disciplinano l’attività delle due Camere. Tra le principali novità che potrebbero arrivare intatte fino al testo definitivo ci sono anche misure per ridurre i tempi di discussione in Aula e per impedire la proliferazione dei gruppi. Su questo punto, ad esempio, c’è una novità interessante, perché si prevede che non si potranno più formare gruppi nel corso della legislatura a meno che non si tratti di fonderne di già esistenti, mantenendo fermo il limite minimo di 10 componenti. Dunque niente più sigle nuove e incomprensibili, nate nel bel mezzo della legislatura, ma solo la possibilità, per chi si si vorrà svincolare, di accedere al Gruppo misto.

Altra novità importante è il via libera alla norma per uniformare il voto di astensione del Senato con quello della Camera. In questo modo a Palazzo Madama i voti di astensione non verranno più conteggiati tra i contrari.

Con riguardo alla programmazione dei lavori, si prevede l’introduzione di sedute uniche, anziché suddivise in antimeridiane e pomeridiane,
con la riserva di due settimane di lavori al mese dedicate esclusivamente ai lavori delle Commissioni. Quest’ultime lavoreranno molto di più in sede deliberante sui testi di legge. I lavori di Palazzo Madama subiranno un’accellerazione anche grazie al dimezzamento dei tempi di intervento in Aula, con l’obiettivo di ridurre in maniera drastica le pratiche ostruzionistiche.

Il voto in Aula

Il documento che verrà votato in Aula mercoledì rispetta l’impianto originario. I pochi emendamenti approvati a novembre non hanno stravolto il senso della riforma che ora aspetta l’ultimo ok, a maggioranza assoluta, da parte dell’intera Assemblea.

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