Riformisti radicali per un’Italia che guarda sempre avanti

Focus

Da quando ci siamo candidati alla guida del PD, la nostra nettezza ha fatto breccia e ha stanato tante, troppe ipocrisie

La nostra candidatura si è concretizzata sul filo di lana della scadenza per la presentazione – venendo letteralmente sommersa di sottoscrizioni degli iscritti in pochissime ore – mentre altri candidati avevano già da mesi iniziato la loro campagna. Ci siamo candidati perché in questo congresso mancava una voce: quella di chi non è disposto a tornare indietro, ai tempi dell’Unione, rinunciando al DNA del PD.

Abbiamo subito incontrato un grande entusiasmo, senza il sostegno di alcun apparato, grazie alla nostra chiarezza e al fatto che ci siamo fatti interpreti di alcuni valori fondamentali per il nostro popolo. Basti pensare a quante aperture, mezze aperture e giravolte abbiamo visto, prima della nostra candidatura e anche dopo, fino a queste ultime ore, su un tema fondante: il rapporto tra il PD e i populisti, in particolare il Movimento 5 Stelle. Allo stesso modo, quante presunte analisi del voto nei mesi scorsi si sono trasformate in abiura dell’operato dei governi PD della scorsa legislatura? Una vera e propria damnatio memoriae delle nostre riforme, preziose per il Paese.

Da quando ci siamo candidati alla guida del PD, la nostra nettezza ha fatto breccia e ha stanato tante, troppe ipocrisie. Dal tema dell’alleanza coi cinque stelle al rientro dei fuoriusciti: grazie a noi si sono dovuti affrontare in modo chiaro alcuni temi cruciali per il futuro della nostra comunità. E se oggi, mentre il governo gialloverde ci porta in recessione e calpesta lo stato di diritto, si stanno giustamente riaccendendo i riflettori sui frutti che i governi del PD durante la scorsa legislatura hanno dato al paese (più lavoro, più crescita economica, più diritti), lo si deve anche alla chiarezza con cui da candidati alla guida del PD abbiamo rivendicato quest’evidenza, a dispetto degli ex ministri dei governi PD che sostengono candidati che pensano che dovremmo come minimo chiedere scusa al paese.

La nostra candidatura nasce su queste basi che, purtroppo, invece di essere patrimonio condiviso per il PD erano a rischio rimozione, per portarle in eredità a un futuro di riformismo radicale.

Andare #SempreAvanti per noi vuol dire questo: coltivare la vocazione maggioritaria del PD e lanciare una nuova stagione di riforme per il nostro Paese e per l’Europa, che consideriamo il nostro destino da rifondare.

#SempreAvanti vuol dire avere l’ambizione di ammodernare economia e società, mettendo al centro educazione, cultura e lavoro invece che sussidi.

Andare #SempreAvanti vuol dire anche l’ambizione di riformare le nostre istituzioni: le battute di arresto che abbiamo subito col referendum e con le elezioni politiche del 2018 non ci chiamano alla resa, come molti nel PD vorrebbero.

Ci chiamano invece a un rinnovato impegno: riformisti radicali per un PD e per un’Italia che guarda #SempreAvanti.

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