Truffa a 5 stelle: il buco ormai è una voragine

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Si allarga lo scandalo di parlamentari pentastellati che non pagavano le quote dovute

Ora che finalmente il Movimento si è reso conto dell’enorme problema dei soldi dei parlamentari mai versati nelle casse del Mise, ha avviato le dovute verifiche, quelle che avrebbe dovuto fare da tempo. E da questi controlli sembra che il caso dei rimborsi si allarghi sempre di più e che raggiunga cifre preoccupanti. E da un ex esponente del Movimento, Federico Pizzarotti, arriva un pesante j’accuse: “Promettono lotta all’evasione e poi non riescono a controllare i rendiconti di cento parlamentari. Che ci fosse poco controllo nei rimborsi era noto – racconta il sindaco di Parma a Circo Massimo su Radio Capital –  spesso le rendicontazioni sono state usate in maniera strumentale. Quello che trovo grave è che siano proprio i ‘caporali’, quelli più visibili in tv, ad aver falsificato le rendicontazioni”.

A quanto ammontano i rimborsi mancanti

Adesso si parla di oltre un milione e mezzo di euro, uno scandalo che si allarga a macchia d’olio, una vera e propria truffa nei confronti degli elettori. Luigi Di Maio, in notevole imbarazzo, ha cercato di minimizzare: “La notizia, in un Paese normale, è che il Movimento 5 Stelle ha restituito 23,1 milioni di euro di stipendi. Non sarà qualche mela marcia a inficiare questa iniziativa che facciamo solo noi e, come sanno gli italiani, da noi le mele marce si puniscono sempre”. E per uscire dall’imbarazzo il leader grillino si è presentato questa mattina negli uffici dell’Istituto di credito di Montecitorio insieme all’inviato delle Iene Filippo Roma per chiedere una copia dei bonifici al Fondo per il microcredito del ministero dello Sviluppo economico.

Visto il buco, che ormai è diventato una voragine, il Movimento ha chiesto in via ufficiale al ministero dell’Economia l’accesso agli atti per avere l’elenco dei portavoce che hanno effettuato i versamenti con il totale dell’importo versato nei 5 anni da ognuno di loro.

Mancherebbe all’appello oltre 1 milione di euro. Nel tesoretto del fondo pmi in cui confluiscono i tagli degli stipendi degli eletti M5s, vanno infatti considerati anche quelli versati dagli europarlamentari: ben 606mila euro. Ciò significa che ai 516.361 versati dai consiglieri 5 Stelle di alcune regioni, vanno a sommarsi i 600mila e rotti erogati dai parlamentari di stanza a Bruxelles. Oltre un milione e 100 mila euro, quindi, che mancherebbero alla cifra dichiarata da deputati e senatori M5S (oltre 23 milioni).

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Buccarella e Lezzi

E dopo i casi di Strasburgo, rivelati da Repubblica, e dei due parlamentari M5S Cecconi e Martelli – che erano stati ricandidati ma che poi hanno dovuto firmare il documento-gogna che prescrive le dimissioni dopo un’eventuale rielezione – nel servizio anticipato ieri dalle Iene si fanno i nomi forti di altri due parlamentari pentastellati che secondo la trasmissione di Mediaset sarebbero coinvolti nello stesso scandalo: Maurizio Buccarella e Barbara Lezzi, proprio quella Barbara Lezzi che nel 2013 aveva assunto come collaboratrice in Senato la figlia del compagno per poi dichiarare candidamente di non aver violato alcuna regola del Movimento salvo poi licenziare la ragazza. La Lezzi che nel Movimento rappresenta l’esperta di economica; tra le sue dichiarazioni ricordiamo con affetto quella secondo la quale la crescita del Pil era dovuta al caldo estivo.

La fonte anonima sentita dalle Iene, un ex militante, infatti, ha denunciato che l’abitudine di non versare tutte le eccedenze di stipendi e diaria come previsto dal Movimento sarebbe più diffusa di quanto si immagini – tra deputati e senatori si “tocca la doppia cifra” – e raggiungerebbe quote da capogiro. Dopo il servizio, Lezzi, chiamata in causa, ha annunciato di voler dimostrare la sua innocenza.

“Io ho pagato tutto”, si è difesa Lezzi, intervistata da Corriere della Sera Repubblica, sottolineando però che si tratta comunque di “mancate donazioni volontarie”. Quelli che non hanno versato le quote “hanno tradito la fiducia del Movimento, ma non sono ladri. Il problema è che la restituzione era il nostro punto di forza, così lo si tradisce. Ci aspettavamo lealtà”.

Buccarella, invece, ha ammesso – scrivendo un post sulla sua pagina Facebook – di aver revocato due bonifici relativi ai mesi di novembre e dicembre, perché nei giorni successivi avrebbe dovuto chiudere il suo conto per aprirne un altro, ma aggiunge anche di non avere alcuna intenzione di pubblicare “alcun estratto conto e per ogni comportamento scorretto che posso aver commesso risponderò solo al M5S”. E poi l’immancabile attacco alla stampa: “Non so come si stanno facendo i controlli ed è chiaro che l’operazione de Le Iene arriva a orologeria a poche settimane dalle elezioni, nel verificare la destinazione dei nostri soldi volontariamente versati sul fondo ministeriale, per delegittimare il M5S e lasciare campo libero al partito unico degli occupatori della Repubblica. Non ho alcuna intenzione di prestarmi al gioco al massacro e non sto volutamente rispondendo alle tante chiamate di giornalisti, non richiederò ed esibirò alcun estratto conto e per ogni comportamento scorretto che posso aver commesso risponderò solo al M5S. Già leggo di ‘decine di parlamentari furbetti’ e se diamo seguito a questo andazzo della stampa e degli avversari politici, riusciranno a capitalizzare i nostri errori e anche le nostre debolezze umane, dove ci sono state, inseguendoci uno ad uno e sparando nel mucchio pur di danneggiarci. Mi considero intanto autosospeso dal Movimento per tutelare anche la mia serenità personale e familiare”. A quanto pare, sparare sul mucchio per danneggiare un partito, secondo Buccarella, è una prerogativa esclusiva dei Cinquestelle.

Il servizio de Le Iene

Ma le accuse della fonte anonima sono pesanti: “Tra deputati e senatori siamo ad una doppia cifra, è un partito fatto di furbi e furbastri che tradisce la fiducia dei cittadini”. E la tecnica usata dagli scrocconi M5s sarebbe ai limiti dell’imbarazzante: fingere di restituire le eccedenze tramite bonifico che poi sarebbe stato sistematicamente annullato entro 24 ore. Infatti quei soldi non sarebbero poi arrivati al contro del microcredito, dove vengono raccolti gli stipendi dei pentastellati. Quindi, non solo trattenevano dei soldi che andavano restituiti, ma mentivano usando un metodo da truffatori.

La situazione per il Movimento 5 stelle inizia a farsi veramente seria. Non tanto perché ora le giustificazioni ai tanti casi imbarazzanti oscurerebbero completamente le loro proposte elettorali. Ma perché tutto quello che il Movimento ha sempre disprezzato si sta ora materializzando tra i candidati: “Scrocconi, truffatori e massoni”, ha detto Renzi. Stavolta non è polemica, è cronaca.

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