Risiko siriano, il mondo si spacca

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Tensione alle stelle dopo l’attacco chimico che ha provocato oltre cento morti a Douma, nel Ghouta orientale

Tensione alle stelle in Siria. L’attacco chimico di sabato scorso che ha colpito la città di Douma, nel Ghouta orientale, ha messo in luce uno scenario che, a livello internazionale, si fa sempre più inquietante. Da un lato gli Stati Uniti di Donald Trump che avvisano “l’animale” Assad e i suoi alleati Russia e Iran “che pagheranno un caro prezzo per l’uso di armi chimiche”. Dall’altro Mosca e Teheran che puntano il dito contro i ribelli e parlano di “complotto” per far ricadere su Damasco le responsabilità dell’attacco. Una situazione resa ancora più complicata dal raid imputato all’esercito israeliano verso la base aerea siriana T-4, nella provincia di Homs, colpita ad un attacco missilistico provocando almeno 14 morti.

Un’azione, quella dello Stato Ebraico (che per ora non commenta), che avviene all’indomani dell’attacco chimico di Douma e pochi giorni dopo il summit di Ankara in cui, come scrive il quotidiano israeliano Haaretz, Russia, Iran e Turchia si sono divise le zone d’influenza in Siria. Un incontro avvenuto poche ore dopo l’annuncio del disimpegno americano nella regione annunciato da Trump. L’intenzione di Washington di ritirare le proprie truppe avrebbe creato una finestra d’opportunità per l’uso di armi chimiche da parte di Assad.

I fatti di Douma cambiano, ovviamente, le carte in tavola. Regno Unito e Francia hanno convenuto che “un’intera gamma di opzioni devono ora essere prese in esame”. Nella mattinata di oggi, si legge nel document del Foreign Office di Londra, i ministri degli Esteri di Regno Unito e Francia, Boris Johnson e Jean-Yves Le Drian, hanno avuto un colloquio telefonico in vista della riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dedicata alla situazione a Douma.
Parigi si è da subito schierata con forza con Washington. In una telefonata, Trump e il presidente francese Emmanuel Macron si sono “scambiati informazioni e analisi che confermano l’uso di armi chimiche” a Douma, ha fatto sapere l’Eliseo. La Casa Bianca ha fatto sapere che i due leader hanno “concordato di coordinare una forte risposta comune”, puntando il dito contro il regime di Damasco, responsabile “per le continue violazioni dei diritti umani”.

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