Rispunta la pista di Cambridge (e in Parlamento è polemica su Alfano)

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Alfano riferisce in Parlamento sulla morte di Regeni e annuncia la riapertura dei canali diplomatici con l’Egitto

La verità su Giulio Regeni la chiedono gli attori indossando braccialetti gialli sul red carpet del Festival di Venezia, i ragazzi che manifestano alzando cartelli, gli intellettuali e pure i sacerdoti.

Però la verità su Giulio Regeni pare allontanarsi in questo scorcio d’estate. La pietra tombale è, secondo la famiglia del ricercatore torturato e ucciso al Cairo nel febbraio del 2016, la ripresa del rapporti diplomatici tra Italia ed Egitto, con la scelta di inviare nuovamente il nostro ambasciatore, Giampaolo Cantini.

Era da un anno e quattro mesi nella capitale egiziana mancava un rappresentante del nostro Paese e questo come reazione alla scarsa collaborazione che le autorità avevano dimostrato nell’indagine relativa all’uccisione del giovane dottorando.

Documenti che non chiariscono e nebbie che non si diradano: l’omicidio di Regeni resta avvolto nel mistero e le parole del ministro degli Esteri Angelino Alfano, in audizione oggi alle commissioni di Camera e Senato, hanno provocato una serie di proteste, tra cui quella dei genitori della vittima che sin dall’inizio si sono detti contrari alla ripresa dei rapporti Italia Egitto. Dopo l’annuncio del ministero degli Esteri, la famiglia di Giulio Regeni aveva diffuso un comunicato criticando la decisione con parole amare: “Ad oggi, dopo 18 mesi di lunghi silenzi e anche sanguinari depistaggi, non vi è stata nessuna vera svolta nel processo sul sequestro, le torture e l’uccisione di Giulio. La decisione di rimandare ora, nell’obnubilamento di Ferragosto l’ambasciatore in Egitto ha il sapore di una resa confezionata ad arte».

Per il titolare della Farnesina invece “l’Egitto è partner ineludibile dell’Italia esattamente come l’Italia è partner ineludibile dell’Egitto: è impossibile per Paesi dirimpettai non avere interlocuzione politico-diplomatica di alto livello”.  Sottolinea il ministro che “l’omicidio di Regeni è una grave ferita per le nostre coscienze, per tutti noi e per un intero Paese”.

Nessuno ‘sconto’ dunque per Alfano e per il governo che “ha sostenuto il lavoro investigativo della procura di Roma e vuole giungere alla verità vera, e non di comodo, che identifichi i responsabili”.

Ma è un pomeriggio di polemiche e tensioni in Parlamento, come dimostra il botta e risposta tra Alessandro Di Battista e Pier Ferdinando Casini.

“Una verità che sarà cercata ovunque” è stata la promessa di Alfano: anche a Cambridge, l’università che ha commissionato il lavoro al nostro ricercatore.

Per il capogruppo del Pd in Senato Luigi Zanda “l’assassinio di Giulio Regeni è uno dei più terribili delitti a sfondo politico commesso all’estero, negli ultimi decenni, nei confronti di un cittadino italiano” e  “l’Italia non dovrà mai cessare di cercare la verità fino a che  non l’avrà ottenuta. Dobbiamo indagare con tutti i mezzi legali a nostra disposizione e per tutto il tempo necessario”.  Per l’esponente dem il governo deve utilizzare “tutti gli strumenti politici e diplomatici che gli sono indispensabili per esercitare la pressione necessaria”.

Durissimo il senatore Luigi Manconi che chiede alle istituzioni di ascoltare i genitori di Regeni, gli unici che a suo dire avrebbero potuto tener viva la ricerca della verità, e legge nella scelta di Alfano di riprendere i canali diplomatici il tentativo di insabbiare le ricerche è una tatticuccia, poco più che un espediente”.

Intanto il governo annuncia che l’ambasciatore Cantini ha avuto il mandato di avere colloqui con il suo omologo britannico per approfondire il ruolo dell’Università di Cambridge nella vicenda.

 

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