Pd, il dibattito si infiamma

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Con la disfatta del centrosinistra alle amministrative nel Pd si accende il dibattito sul “dopo”

Con la batosta del centrosinistra alle amministrative nel Pd si accende il dibattito sul “dopo”, sul come ripartire. Per Maurizio Martina le amministrative segnano “un cambiamento radicale”. “C’è una nuova destra in campo aggressiva e radicata”, ha detto ancora il segretario reggente secondo il quale “bisogna lavorare per costruire tutto di noi e ripartire” anche perché il segnale è chiaro e “nelle ex regioni rosse c’è un cambiamento profondo che dobbiamo assolutamente comprendere”

Carlo Calenda, invece, è molto più drastico e parla di “navigazione a vista” che “sta portando il centrosinistra all’irrilevanza proprio quando l’Italia ne avrebbe più bisogno”. Per l’ex ministro, che rilancia la proposta del fronte repubblicano, è necessario “ripensare tutto: linguaggio, idee, persone, organizzazione. Allargare e coinvolgere su un nuovo manifesto. Andare oltre il Pd. Subito! #fronterepubblicano” scrive su Twitter. E poi, in un altro tweet, aggiunge: “Io non chiedo le dimissioni di nessuno. Bisogna ricostruire e c’è bisogno di tutti. Va formata subito una segreteria costituente, prodotto un nuovo manifesto di idee/proposte e lanciato un processo di mobilitazione e adesione a un movimento politico e civico che vada oltre il Pd”.

Esclude il fronte repubblicano Andrea Orlando, intervenendo a Radio anch’io: “Del fronte repubblicano, che è un’idea delle tante, ne discuteremo al congresso, io penso che prima di partorire formulette, bisognerebbe fermarsi a pensare a leggere i voti, i voti reali e vedere quali sono stati i flussi”. Secondo l’ex guardasigilli – che domani insieme a Cesare Damiano, Antonella Incerti e la vicepresidente del Senato Anna Rossomando presenterà un pacchetto di disegni di legge in tema di lavoro e welfare – il Pd deve dare un chiaro segno di discontinuità: “C’è bisogno di una definizione di parole nuove per la sinistra, perché di fronte al malessere, allo sconcerto, allo sconforto di milioni di persone, di fronte ai grandi cambiamenti che si determinano, credo che dobbiamo parlare di salari, di pensioni, di scuola, non di fronte repubblicano. Formule che la gente normale stenta a comprendere”. Ma non basta scegliere un segretario, dichiara Orlando, “serve una fase costituente”.

Sul ricambio della dirigenza insiste Nicola Zingaretti nel blog su Huffington Post: “In questi anni non ci sono sfuggiti i dettagli ma il quadro di insieme. C’è un lavoro collettivo da realizzare. Deve partire subito e coinvolgere non solo il Pd. È il momento del coraggio, della verità e della responsabilità”. Per il governatore del Lazio, regione in controtendenza per quanto riguarda i risultati delle amministrative, “dopo le allarmanti difficoltà che abbiamo attraversato e confermate da un grande numero di ballottaggi persi nelle città italiane, non bastano semplici aggiustamenti. Tantomeno bastano povere analisi di circostanza. Un ciclo storico si è chiuso. Vanno ridefiniti un pensiero strategico, la nostra collocazione politica, le forme del partito e il suo rapporto con gli umori più profondi della società italiana, l’organizzazione della partecipazione e della rappresentanza nella democrazia”.

Al Pd serve una nuova classe dirigente anche secondo il deputato Roberto Giachetti che definisce il partito “un po’ smarrito”: “In un momento difficile come questo – ha detto ad Agorà Estate – penso che dobbiamo dare stabilità al Partito democratico eleggendo una nuova classe dirigente che lo conduca e lo rilanci con una nuova linea politica. Pensare di sterilizzare la condizione del Partito democratico fino alle europee non aiuta”.

“Il gruppo dirigente nazionale” del Pd “ha fallito di nuovo, ne deve trarre le conseguenze immediatamente perché così non possono andare avanti. L’ho già detto da molto tempo, si deve cambiare per davvero. Cambiare idee, cambiare persone, cambiare metodo, ripartire dalle persone, ripartire dalle città e ripartire da un nuovo gruppo dirigente” ha commentato il sindaco di Firenze e membro della Direzione del Pd Dario Nardella.

Per Gianni Cuperlo “serve una netta discontinuità nelle persone e nella iniziativa politica. Chiedo a chi la pensi così di batterci assieme fino dalla prossima assemblea nazionale del Pd. Si apra una stagione costituente per una vera alternativa. Per quel che mi riguarda non accetto più tatticismi. Adesso è tempo di chiedere scusa, ripensare ogni cosa e ripartire”.

Cos’altro deve succedere perché il Pd e la sinistra prendano atto che è tempo di rifondare tutto? Che riti, miti e…

Pubblicato da Gianni Cuperlo su Lunedì 25 giugno 2018

Contraria ad analisi antirenziane Anna Ascani che su Twitter invita tutti ad “archiviare certe stupidaggini e fare un congresso. Chi vince guida, chi perde dà una mano”.

Anche secondo Andrea Marcucci il risultato delle amministrative “ha sgombrato il campo dal ruolo e dalle responsabilità di Matteo Renzi. Il 24 giugno il Pd ha perso anche senza Matteo Renzi” ha scritto su Facebook. “Abbiamo perso malamente” commenta il capogruppo dem in Senato secondo il quale “il tema chiave” è senza dubbio “la sicurezza. Le parole d’ordine di Salvini appaiono più convincenti della nostra”. Che il problema non sia Renzi lo evidenzia anche la parlamentare Raffaella Paita: “Avere usato Renzi come ‘scusa buona per ogni stagione’ è servito a rimuovere il vero tema: la necessità che il Partito democratico ragioni sulla sua identità e sul suo profilo riformista”.

Il risultato delle ultime elezioni, politiche e amministrative, è “un segnale che va analizzato con calma”, ha commentato Matteo Orfini intervistato dal Fatto Quotidiano. Secondo il presidente del Pd con il congresso subito si rischia “una conta sui nomi” che non porterebbe a una soluzione per il Pd: “Se qualcuno pensa che questa situazione si possa risolvere con una conta sui nomi è molto ottimista, io credo che avremo bisogno di discutere in maniera più radicale e approfondito le ragioni della sconfitta, a cominciare da quella del 4 marzo”.

“Io penso che se si deciderà di fare il congresso – ha aggiunto Orfini – si dovrebbe pensare di farlo almeno con regole un po’ differenti, che non significa rinunciare alle primarie che per me sono irrinunciabili, ma farle precedere da una fase un po’ più approfondita, altrimenti si tratta di mettere delle casacche e sostenere questo o quel leader. Dubito da una frettolosa conta sui nomi si trovino soluzioni”.

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