Il ritorno al passato del codice degli appalti giallo-verde

Focus

L’annunciata semplificazione per far ripartire investimenti e grandi opere si farà attraverso il ritorno ai commissari speciali e agli appalti in deroga, al massimo ribasso sotto soglia comunitaria, alla sostanziale chiusura dell’Anac di Cantone

E’ arrivato finalmente in Gazzetta l’attesissimo decreto “Sblocca-cantieri” ossia il nuovo codice degli appalti gialloverde. Tanto tuonò che piovve. L’annunciata semplificazione per far ripartire investimenti e grandi opere si farà attraverso il ritorno ai commissari speciali e agli appalti in deroga, al massimo ribasso sotto soglia comunitaria, anche per i servizi, alla sostanziale chiusura dell’Anac di Cantone. In pratica, un ritorno al passato.
Nessun impegno per la riduzione e la qualificazione delle stazioni appaltanti (circa 36 mila in Italia) che pure era stata la rivoluzione del codice del 2016, ancora in attesa , e certo non favorita nel clima da “sovranismi minori” che accompagna il federalismo differenziato.
Non sarà la neonata Centrale unica di progettazione, una task force di architetti ed ingegneri che dovrebbe muoversi per l’Italia, a sopperire alle carenze delle amministrazioni pubbliche che rappresentano il vero storico problema del settore. Ma si sa, al principio di funzioni amministrative sostenibili, per capacità professionali e risorse, c’è chi preferisce la logica dell’ “uno vale uno”, con il contorno dell’ “l’aiutino di Stato”.
Nessuna misura per promuovere il partenariato pubblico privato , che è un altro pilastro della riforma del 2016, decisivo in epoca di risorse pubbliche scarse e di ingenti capitali privati circolanti , da attrarre ( e remunerare) per realizzare infrastrutture e servizi pubblici. Il pregevole lavoro del MEF sui “contratti standard” nel PPP avrebbe dovuto trovare almeno un esito nel decreto.
L’abbandono della sfida di premiare qualità e merito , anziché l’offerta del prezzo più basso che si moltiplica tra varianti e ” riserve”, è stata decisamente precipitosa.
Non mancano i problemi e certo sarebbe stata necessaria una cura anche maggiore di quella offerta dell’Anac con la sua ” linea guida” . Ma nei giorni in cui la piccola Greta incontra Papa Francesco per ricordarci l’urgenza dei nostri obblighi verso il futuro del pianeta rinunciare a premiare il green procurement , il ” ciclo di vita” , la concorrenza su qualità e  sostenibilità di opere e servizi , si dimostra una scelta sbagliata.
All’inizio dell’anno la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per violazioni del diritto eurounitario contestando , tra le altre cose, la soglia massima del 30 per cento per i subappalti .Nessuna soglia per legge vi è in Europa – dice la Commissione- le imprese devono essere libere di organizzare secondo convenienza ed efficienza le attività e le stazioni appaltanti devono controllare i requisiti dei subappaltatori. Cosa fa il decreto gialloverde?
Mantiene la soglia ma la alza al 50 per cento : il conflitto con l’Europa resta, l’Italia rimane un ” paese diverso” per le imprese.
La direttiva europea del 2014 parla di esclusione dalle gare per ” gravi violazioni ” fiscali e contributive: nel decreto le stazioni appaltanti possono escludere le imprese per semplici “violazioni” , dunque anche modesti ritardi o omissioni, con effetti assai gravi anche per la concorrenza.
L’archiviazione della soft law , in favore del regolamento,  insieme all’albo dei commissari speciali esterni , è una soluzione assai discutibile poiché si poteva ( e si dovrebbe) procedere ad un riordino , alleggerendo e qualificando meglio i compiti dell’ Anac ed il valore giuridico delle linee guida, e non con un colpo di spugna.
E  lo stesso  sapore del ritorno al passato ha la scelta dei commissari speciali con gli “appalti in deroga”, di ben nota
memoria, che ha prodotto più inchieste giudiziarie infinite che opere pubbliche finite.
Il passato , il ritorno all’Italia dei paradossi : il maggior numero di norme ed il massimo di illegalità,  il maggior numero di stazioni appaltanti ed il massimo di opere incompiute, il massimo ribasso ed maggior costo dell’opera finale.
Ci sono anche misure utili nel decreto , in specie in materia di rigenerazione urbana, però  per lo piu’ delegate ai legislatori regionali e dunque tutte da scoprire , nei tempi, e nelle diversità.
Al tempo del federalismo differenziato il futuro appare persino meno rassicurante del ritorno al passato.

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