Rilanciare la rivoluzione impact, un impegno per il nuovo Governo

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Occorre sbloccare i fondi stanziati dal governo Gentiloni per realizzare un nuovo design di politiche sociali avanzate

In questi tempi di innovazione annunciata e radicale e lotta agli sprechi, c’è una partita silenziosa di cui in pochi si occupano. Abbiamo provato a farlo, in queste ore, a Milano insieme alla rete di Social Impact Agenda per l’Italia, il network italiano della finanza a impatto sociale che ho l’onore di presiedere.

In occasione del meeting nazionale sull’impact investing dal titolo “Unlocking Impact Capital” – che ha portato oggi nella Sala Alessi di Palazzo Marino oltre 200 persone a riunirsi per parlare di investimenti a impatto sociale – abbiamo ricordato una questione molto delicata, che si gioca tutta in queste ore, e che è rimasta a mezz’aria, travolta dal dibattito post elettorale: quella del Fondo per l’Innovazione Sociale.

Si tratta di un vero e proprio outcome fund inserito nell’ultima Legge di Stabilità del Governo Gentiloni, finanziato “simbolicamente” con 25 milioni di euro in tre anni, dedicato alle pubbliche amministrazioni disponibili a sperimentare modelli di politiche sociali basate sul sistema pay by result.

Si tratta di un meccanismo virtuoso di elaborazione di politiche pubbliche e progettualità sociali in cui la Pubblica Amministrazione elabora il progetto, il privato investe legando i suoi capitali a un obiettivo sociale che deve essere raggiunto e il Terzo Settore realizza il progetto sottoponendosi alla valutazione dei risultati ottenuti. Lo Stato, infatti, rimborsa i capitali investiti dal privato solo a obiettivo realizzato. Per l’Italia è una piccola rivoluzione copernicana.

In Italia questa rivoluzione è partita davvero solo pochi mesi fa, sperimentando il primo modello nazionale “pay by result” (PBR). A Torino, il Ministero di Grazia e Giustizia ha elaborato un progetto di inserimento sociale dei detenuti della Casa Circondariale; una cooperativa ne seguirà passo passo la realizzazione; la Fondazione CRT coordina il gruppo degli investitori; Human Foundation valuterà prima, durante e dopo i risultati raggiunti.

Con l’istituzione del Fondo per l’Innovazione sociale, lo scopo è quello di moltiplicare sperimentazioni di questo tipo, strutturando la collaborazione tra attore pubblico, investitori sociali, Terzo Settore e mondo della valutazione.

In questo quadrato, si genera un’interazione che potrebbe rappresentare un modello di nuovo design di politiche sociali avanzate e di sostegno a un Welfare efficiente e lontano dagli sprechi; pay by result, appunto. Finalmente un Governo se n’è accorto e ha deciso di puntare, su questo nuovo paradigma, le prime risorse per partire.

Eppure non si parte. Il Fondo è ancora fermo. Aspetta i decreti di attuazione. Uno o più DPCM, come è scritto nell’ultima legge di stabilità, che indica nel 30 marzo il termine (non perentorio) per la stesura delle norme di attuazione.

In queste ore in cui Social Impact Agenda, che ha fortemente voluto l’istituzione del Fondo, raduna a Milano i vertici della finanza sociale internazionale ed europea, il mondo istituzionale deve sentire l’obbligo di prendere a cuore questa partita.

Quale che sia il prossimo Governo, se è vero che innovazione e inclusione – per usare un binomio caro a Cristina Tajani, l’assessore della giunta di Beppe Sala che ha ospitato a Milano il nostro meeting – sono le due sfide di questa legislatura, chiediamo che entro i primi 100 giorni sia operativo il primo outcome fund italiano. Anche dal posto che questa sfida avrà nell’agenda della prossima legislatura, se ne misurerà la qualità e l’efficacia.

 (Presidente di Human Foundation e Social Impact Agenda per l’Italia)

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