Scommessa: il codice Rocco (Casalino) non resisterà a lungo

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Uno che tratta così la stampa non amica è un problema: non per la stampa libera e non allineata ma per l’istituzione-governo

Ti viene la nostalgia dei Pio Mastrobuoni (portavoce di Andreotti), e Gigi Genise (di Craxi): che signori! Chi di loro, e di tanti altri che abbiamo conosciuto in questi lunghi anni, si sarebbe mai azzardato a evocare con perfida goduria la chiusura di un giornale in faccia a un suo cronista? Invece adesso va così. Va che il portavoce dell’attuale premier nel bel mezzo di una triste festicciuola davanti a Montecitorio per un provvedimento minorissimo sbandierato per rivoluzionario auspichi (o minacci) la chiusura del Foglio in faccia al bravissimo Salvatore Merlo, che puntualmente lo ha scritto facendogli fare una figura barbina.

Di questo Rocco Casalino, mai visto né conosciuto (e non ci teniamo affatto a colmare la lacuna), ci siamo fatti l’idea che è uno che non ha capito in cosa consista il suo lavoro: che non è fare il bullo con i colleghi ma che è svolgere con dignità un delicato incarico istituzionale. E dunque, invece di stare accanto al suo premier, in quel momento a Bruxelles (magari evitando di trascinarlo via di peso per impedirgli di rispondere ai giornalisti come ha fatto nel primo vertice di Conte), il Casalino organizzava il penoso party per esaltare il ricalcolo dei vitalizi degli ex deputati. Faceva un po’ la parte dell’animatore del gruppo dimaiano, sai quelli che fanno tre-due-uno-auguri a tutti! nei dancing di provincia: il portavoce del premier! Poi l’attacco al collega e al Foglio (lunga vita, manco a dirlo): “Adesso che Il Foglio chiude che fai? Mi dici a cosa serve Il Foglio, perché esiste?”. Uno sbotto d’ira, più da coatto che da mazziere a dire la verità.

Ora, cosa rappresenta questo episodio? Rappresenta secondo noi due cose. Del primo, ci interessa relativamente ma lo vogliamo scrivere lo stesso riferendoci a Giuseppe Conte: questo Casalino non può ricoprire un ruolo importante come quello che gli è stato assegnato (dalla Casaleggio Associati-ndr). Uno che tratta così la stampa non amica è un problema: non per la stampa libera e non allineata ma per l’istituzione-governo. Anzi, a dirla tutta, scommetteremmo che la stanza a palazzo Chigi che Casalino trova troppo piccola verrà presto liberata della sua presenza.

La seconda questione è più rilevante e trascende la figura di questo portavoce, ed è una questione tutta politica. Sta infatti emergendo dal M5s una preoccupante pulsione illiberale, refrattaria alle critiche, con punte verbalmente violente e atteggiamenti da regime, dal sottosegretario che minaccia azioni legali per le parole dell’opposizione  al trucido diktat di Di Maio: “Se anche uno solo dei funzionari italiani all’estero continuerà a difendere trattati scellerati come il Ceta, sarà rimosso”.  Questi “nuovi” non sopportano chi non la pensa come loro. Ecco come un governo piano piano si può trasformare in regime, e il giallo trascolorare nel più buio dei colori, il nero.

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