Ancora morte nella baraccopoli di San Ferdinando

Focus

Un incendio nella notte ha colpito la baraccopoli di San Ferdinando che ospita centinaia di migranti braccianti agricoli. Ha perso la vita il 25enne sengalese Aldo Diallo

Un altro rogo, un’altra vittima. La baraccopoli di San Ferdinando, paese al confine nord della provincia di Reggio Calabria, continua a mietere vittime tra i migranti. Stipati in condizioni sovrumane, sono migliaia accampati in baracche di fortuna, in quel lembo di terra.

Tre morti in un anno

Sono li per raccogliere gli agrumi, sfruttati e malpagati. Una cosa nota da anni. Così come da anni si continua a morire. Questa volta un incendio è  costato la vita al 25enne sengalese Aldo Diallo. Ma non è l’unico. Stessa sorte è tragicamente toccata nel gennaio 2018 a Becky Moses, mentre il 2 dicembre scorso a perdere la vita era stato Surawa Jaiteh, gambiano di 18 anni. E solo il caso non ha aggravato il bilancio, perché di incendi nella baraccopoli ce ne sono stati altri. Poi ci sono i morti ammazzati come Soumayla Sacko e Sekinè Traorè.

Una situazione difficile, con i migranti che cercano lavoro negli agrumeti della Piana di Gioia Tauro, raccogliendo arance e mandarini per tutto il giorno e con una paga misera. Le soluzioni trovate sono sempre state temporanee e non all’altezza.

Accoglienza diffusa?

A dicembre, le Regione si è impegnata a supportare con un fondo di garanzia l’integrazione abitativa dei migranti nei tanti alloggi sfitti di San Ferdinando e dei Comuni limitrofi, così come nei tanti beni confiscati nella zona. La prefettura sta provando a fare un censimento dei migranti senza casa, ma tutto procede molto lentamente. Anche a causa di molte resistenze delle amministrazioni loca,i dei comuni limitrofi.

Dopo la tragedia di questa notte la prefettura ha diffuso una nota con il quale comunica che i migranti saranno trasferiti: “Nelle more dell’attuazione di quanto disposto nei predetti incontri in Prefettura, nei quali si è delineata una strategia per realizzare l’accoglienza diffusa in tutto il territorio della Piana, è stato approntato un piano per trasferire, nel breve periodo e previe le necessarie verifiche di legge, i migranti”.

Cgil: una morte annunciata

La tensione tra i migranti è alta. Si parla della possibilità di un corteo. La causa probabilmente è stato un fuoco acceso per scaldarsi dal freddo. La Cgil Calabria parla di “una morte annunciata” e punta il dito contro “quel girone infernale in cui sono costretti a vivere in condizioni disumane centinaia di extracomunitari. Siamo stati attaccati per mesi perché denunciavamo la violazione dei diritti umani e perché chiedevamo una sistemazione provvisoria ma sicura per metterli al riparo dalla morte. Ma siamo rimasti inascoltati. Però lo abbiamo detto a gran voce e lo ripetiamo: questa ennesima tragedia, la terza in un anno, pesa come un macigno sulla coscienza di tutti noi. E soprattutto, questa morte, come le altre, ha precise responsabilità, politiche e istituzionali”.

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