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La nota rivista di musica lancia un’iniziativa per prendere le distanze dalla politica di Salvini: “Chi tace è complice”. Pioggia di polemiche sul direttore Coppola

Da quando è partito il nuovo governo non c’è un giorno che passi senza che si debbano ascoltare luoghi comuni, frasi xenofobe e dichiarazioni allarmistiche. È la nuova Italia con tutte quelle pulsioni razziste e fasciste finora sommerse che stanno venendo fuori da un po’ di tempo a questa parte. E se a dire certe frasi è un esponente del governo in tanti si domandano cosa diventeremo. Da qui il motivo dell’editoriale-appello lanciato dalla rivista Rolling Stone: il famosissimo magazine di musica ha pubblicato un articolo non firmato per dire, sui colori di una bandiera arcobaleno, “Noi non stiamo con Salvini. Da adesso chi tace è complice”.

La redazione della rivista ha lanciato così il suo messaggio contro “un’Italia sempre più cattiva, lacerata, incapace di sperare e di avere fiducia negli altri e nel futuro. Un’Italia rabbiosa e infelice. Fa ancora più male prendere atto che questa rabbia si è fatta potere. Non vogliamo che il nostro Paese debba trovare un nemico per sentirsi forte e unito. Per questo non possiamo tacere”.

E Rolling Stone, che da sempre è una rivista impegnata nella vita politica e sociale, ha voluto prendere una posizione chiara, ha voluto far sapere a tutti da che parte sta di fronte a dei “valori sui quali abbiamo costruito la civiltà, la convivenza” e che ora “sono messi in discussione”. “Ci troviamo costretti – si legge ancora nell’editoriale – a battaglie di retroguardia, su temi che consideravamo ormai patrimonio condiviso e indiscutibile. I sedicenti “nuovi” sono in realtà antichi e pericolosi, cinicamente pronti a sfruttare paure ancestrali e spinte irrazionali”.

Per questo la rivista ha chiesto ad artisti e intellettuali di aderire all’appello e in tanti in queste ore lo stanno facendo, da Daria Bignardi a Erri De Luca e Chef Rubio, da Michele Serra ad Alessandro Robecchi e ancora attori e fumettisti come Carolina Crescentini, Anna Foglietta e Marco D’Amore, Gipi e Zerocalcare, registi come Daniele Vicari e Gabriele Muccino e ovviamente cantanti e musicisti come Elisa, Lo Stato Sociale, Fiorella Mannoia, Emma Marrone, i Negramaro e i Tre Allegri Ragazzi Morti.

Il sostegno arriva anche dal mondo politico con il presidente dem Matteo Orfini che su Twitter rilancia l’iniziativa: “C’è ancora chi ha il coraggio di reagire e combattere la barbarie”.

Anche la deputata Anna Ascani ha commentato: “Quindi in questa notte in cui tutte le vacche sono nere, un po’ di colore sopravvive”.

Le critiche all’iniziativa

Scontata la risposta di Salvini che accusa: “Gli appelli non vengono dagli operai, dagli studenti, dai pensionati e da chi vive nelle case popolari. Qualcuno di questi multimilionari, firmatari di appelli radical chic, spalancasse le porte della propria megavilla e accogliesse a sue spese chi ritiene. Io tiro dritto nel nome della sicurezza, dell’ordine, del controllo dei confini, della chiusura dei porti e all’apertura degli aeroporti per chi scappa davvero dalla guerra”.

Mentre a criticare l’iniziativa del magazine sono alcune delle firme che compaiono alla fine dell’editoriale. In tanti lamentano il fatto di essere finiti tra i “firmatari” senza essere stati contattati o nonostante avessero fatto sapere di non voler partecipare. Tra questi il direttore del Tg La7 Enrico Mentana che parla di “grave scorrettezza” da parte di Rolling Stone. “Quando voglio dire qualcosa, la dico – ha spiegato il giornalista in un post su Facebook – In prima persona, avendo la fortuna di poterlo fare in tv, e potendolo fare come tutti qui su Fb. Non credo agli appelli o alle prese di posizione perentorie e che servono solo a scopi identitari, o a volte peggio mirano a un po’ di pubblicità gratuita”. Quella del magazine, continua Mentana, è una “scelta legittima, ma che non condivido. Il giornalismo è fatto di racconto e di confronto delle idee, di attacco alle posizioni ritenute sbagliate, o perfino pericolose. Mai però la scelta di una persona liberamente eletta come bersaglio, come uomo nero”. Anche altri hanno preso le distanze dall’iniziativa: Alessandro Robecchi, Fiorella Mannoia (la cantante ha scritto un tweet ma poi lo ha cancellato), Linus. Il direttore del magazine Massimo Coppola, in un’intervista a La Stampa, ha respinto le accuse, spiegando che non si trattava di un appello e per questo non c’erano adesioni o firmatari, ma una corrispondenza di idee tra gli artisti e gli intellettuali e il magazine.

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