Roma prenda esempio, ma non dalla Napoli di ‘Giggino’. Perché Gassman ha torto

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Tutti i ritardi e i problemi della giunta de Magistris

“Roma prenda esempio da Napoli”, è la provocazione lanciata da Alessandro Gassman su Huffington Post. Per l’attore la capitale del Sud è una città vivace e “abituata a superare i problemi e le avversità”, mentre le difficili situazioni di degrado della Capitale “parlano da sole e la fanno peggiorare ogni giorno di più”.

Certo il disastro compiuto a Roma da quelli che ci hanno raccontato, come in una favoletta per bambini distratti, che tutto sarebbe magicamente cambiato in meglio, è sotto gli occhi dell’Italia e del mondo, ma per quello che riguarda Napoli le cose stanno davvero come dice Gassman, o la situazione della città governata da Luigi de Magistris è più complessa di quello che può apprezzare chi ci si ferma il tempo di girare una fiction?

Prima che alle opinioni affidiamoci ai fatti, a partire dal Bilancio del Comune, ente in pre-dissesto e dunque sottoposto a rigide procedure per il risanamento. È dello scorso giugno la notizia dei riflettori accesi dalla Corte dei Conti su Palazzo San Giacomo per un grave problema di disavanzo, prima calato e poi, dopo il riaccertamento dei debiti, tornato a salire fino quasi a sfiorare i 700 milioni. Sotto accusa problemi antichi ma anche errori nuovi, come l’incapacità di riscuotere i crediti dovuti, il continuo ricorso a debiti fuori bilancio, il buco nero delle partecipate e via dicendo. Una situazione che Riccardo Realfonzo, primo assessore al Bilancio di de Magistris dimissionario dopo appena un anno, ha di recente definito in una intervista “fallimentare”.

Una città povera dunque, ma dove paradossalmente i cittadini pagano le tasse per i servizi tra le più alte d’Italia e a cui si aggiungeranno i numerosi rincari messi a bilancio per il 2018, dal costo del biglietto dell’autobus ai parcheggi, dall’addizionale Irpef alla tassa per l’occupazione del suolo pubblico. La Tari (la tassa sui rifiuti) resta invariata, ma quella era già tra le più care. Un esborso a cui fanno da contraltare dei servizi all’altezza? Sempre stando ai numeri, sembrerebbe di no, e vediamo perché.

Se è vero che l’Atac piange, l’Anm non ride; l’azienda del trasporto pubblico napoletano è infatti praticamente già fallita, con il manager dimissionario dopo sei anni al timone, Alberto Ramaglia, che ha denunciato un buco di 30 milioni e autobus vecchi di 17 anni che circolano in condizioni precarie, e un piano di rientro non all’altezza dei problemi.

E a proposito di ‘munnezza’, a Napoli il problema dei problemi, nonostante il silenzio calato sulla città dopo l’emergenza, le cifre parlano di una raccolta differenziata appena sopra il 30%; eppure chi non ricorda la promessa di ‘Dema’, che nel 2011 ancora con in testa la bandana arancione prometteva che avrebbe portato la percentuale al 70% in due mesi? E tra le voci di napoletani che abbiamo raccolto c’è chi invita a fare un giro nelle periferie, giudicate da chi ci vive mai tanto degradate come in questi anni.

Eppure, come ha evidenziato Paolo Macry in un intervento di qualche giorno fa sul Corriere del Mezzogiorno, di Roma si parla fin troppo sui media nazionali, di Napoli molto meno. Anzi della capitale del Mezzogiorno è trasmessa spesso l’immagine oleografica del ‘lungomare liberato’ o delle barche dell’America’s Cup con il Vesuvio sullo sfondo. Il motivo di questo gap, suggerisce Macry, va forse ricercato nella comprensibile curiosità che ha suscitato la prima vera messa alla prova del Movimento 5 Stelle, così come nelle indubbie capacità comunicative di ‘Giggino a’ manetta’, che nel tempo ha aggiunto alle sue doti quella – non comune – di saper sparire dalla scena nei momenti complicati.

A questa analisi va forse per onestà aggiunta la considerazione che mentre il Movimento 5 Stelle rappresenta per i suoi oppositori un ‘pericolo’ nazionale, le performance di de Magistris rimarranno verosimilmente confinate ai confini della città partenopea.

Certo qualcuno dovrebbe spiegarlo ai napoletani, ma tant’è. Del resto chi dovrebbe farsi carico di tirare la città dalle secche e cioè l’opposizione in consiglio comunale e, va detto, il Partito Democratico su tutti – provato dalle sconfitte e attraversato da spaccature interne – sembrerebbe non avere ancora pienamente maturato un progetto e una leadership alternativa da proporre alla città.

In conclusione, tornando alla provocazione di Alessandro Gassman, quello che si può dire è che senz’altro la Roma di Virginia Raggi dovrebbe prendere da altri l’esempio di buona amministrazione, ma forse non da una città dove resta splendido fermarsi per qualche giorno, ma che purtroppo sta diventando, dati alla mano, sempre più difficile da vivere. E a proposito, vogliamo scommettere che Giggino riapparirà alla grande sulla ribalta quando verrà inaugurata sul lungomare la scultura a forma di enorme corno rosso?

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