E Roma comincia a voltare le spalle al M5s

Focus

Un Pd aperto riconquista consento in quartieri popolari come Montesacro e Garbatella

 

I romani – disincantati da che mondo è mondo – sono spietati. Si lamentano di tutto e di tutti: ma per chi governa la lamentazione è elevata all’ennesima potenza. In fondo, quel che è successo ieri nei due municipi romani dove si è votato (municipi grandi quanto una media città) ha una spiegazione semplice: a due anni dalla travolgente vittoria di Virginia Raggi, la Capitale ha chiaro che le cose non vanno. E boccia il M5s, il partito della sindaca.

E’ un campanello d’allarme, anzi, peggio. Parlare di un preavviso di sfratto forse è eccessivo ma certo siamo di fronte a una cocente sconfitta del Movimento.

I Cinque Stelle non se l’aspettavano. Pagano anche le serie divisioni interne fra raggisti e lombardiani (nel senso di Roberta, giù umiliata da Nicola Zingaretti alla regionali), oltre all’evidente incapacità di risolvere gli immani problemi di Roma. Dice il deputato dem Luciano Nobili: “Dopo due anni di disastri in Campidoglio, l’era Raggi è già finita”.

Nel dettaglio: a Montesacro si andrà al ballottaggio fra Giovanni Caudo (42,06%, 18.917 voti) ex assessore di Ignazio Marino sostenuto dal centrosinistra, e Francesco Maria Bova (33,81%) di centrodestra vicino a Lega e Fdi. Eppure i grillini avevano ricandidato la presidente uscente, la lombardiana Roberta Capoccioni, la quale era riuscita a inimicarsi ben quattro consiglieri eletti fino a far cadere la sua giunta.

Mentre a Garbatella il giovane ex Sel Amedeo Ciaccheri ha addirittura vinto al primo turno, con il 54,05% (17.603 voti): ha preso quasi trenta punti percentuali in più di Simone Foglio del centrodestra (in quota Forza Italia), che si è fermato al 25,33%.

Dunque, nella tornata elettorale nei municipi III e VIII i grillini arrivano terzi: il bipolarismo romano torna a essere fra destra e centrosinistra. 

Cosa dice questo inaspettata performance del centrosinistra a Roma? Una primissima riflessione porta a dire che dopo la bruciante sconfitta del 4 marzo il Pd piano piano sta cercando di aprirsi a esperienze nuove, di base, oltre i confini del partito. Ovvio che le amministrative, per la loro natura meno “politica”, si prestino bene ad esperimenti di apertura di questo tipo; e tuttavia si può qui rintracciare una possibile via per ricostruire dal basso un “centrosinistra della concretezza”, più legato agli interessi materiali a ai diritti e ai bisogni delle persone in carne e ossa che ad una pratica di riformismo dall’alto che ha evidentemente scontato grandi limiti.

Con i voti di Montesacro e Garbatella tra l’altro subisce un serio ritocco la fotografia tanto brandita da commentatori e avversari di un Pd vincente solo nei “quartieri alti”. L’esperienza aperta di Ciaccheri a Garbatella (già si parla di modello Garbatella, un pio’ sull’onda del modello Zingaretti) sta lì a dimostrare che quartieri storicamente rossi possono tornare al centrosinistra. Lo stesso Zingaretti ha commentato: “Le alleanze nuove e larghe sono competitive, vincono o possono vincere, e questa è una buona notizia”.

E’ un segnale che ha anche una valenza nazionale? Presto per dirlo. Ma una cosa è sicura: i Cinque Stelle, che da Roma iniziarono la loro cavalcata che li ha portati al governo nazionale, farebbero bene a intendere il segnale di ieri.

 

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