Dopo le denunce arrivano i primi arresti al clan dei Casamonica

Focus

Dopo il raid alla Romanina, un’operazione della polizia ha portato all’arresto di quattro membri del clan

Quattro arresti. E’ questo il risultato del blitz della squadra mobile del commissariato Romanina e Sco è scattata all’alba di oggi, alla periferia est della capitale ed è tutt’ora in corso con perquisizioni e controlli mirati. Due uomini sono stati subito arrestati mentre altri due si sarebbero costituiti; sentendosi braccati infatti si sono presentati stamattina alla stazione dei carabinieri di Tor Vergata. Secondo quanto si è appreso, si tratta di Antonio Casamonica di 26 anni, Alfredo, Vincenzo ed Enrico di Silvio, rispettivamente di 22, 28 e 71 anni. Della vicenda si occupano i poliziotti della Squadra Mobile di Roma.

Il blitz arriva all’indomani della diffusione della notizia del raid in un bar del quartiere compiuto da membri del clan, con calci e cinghiate contro una disabile e bottigliate contro il barista. È successo la domenica di Pasqua nel bar di via Salvatore Barzilai: Antonio Casamonica e il cugino Alfredo Di Silvio sono entrati nel locale con la pretesa di passare avanti a una invalida civile, in fila prima di loro. Alle rimostranze della donna i due hanno reagito strappandole gli occhiali, spingendola contro un muro e colpendola con la cintura. Prima di lasciare il locale le hanno scaraventato via il telefono urlando: “Se chiami la polizia ti ammazziamo”. Dopo mezz’ora sono tornati e hanno preso a colpi di bottiglia il barista, un giovane romeno, ‘colpevole’ di non essersi occupato subito di loro.

“Appare evidente – ha scritto il gip Clementina Forleo nell’ordinanza di custodia cautelare – che i Casamonica e i Di Silvio siano assurti a padroni del territorio e che l’aggressione della donna prima e la spedizione punitiva nei confronti del barista, con annessa devastazione del locale dopo, abbiano costituito una rivendicazione di tale diritti”.

Mai più impuniti

L’ennesimo caso di cronaca ha riaperto a Roma il problema della criminalità organizzata nella Capitale. Una piaga che esiste e con cui i cittadini romani, da Ostia alla Romanina, convivono da anni, nonostante lo stupore dalla sindaca Virginia Raggi. La prima cittadina ha visitato il locale e scritto sui social: ma la solidarietà (da sola) non basta e non serve.

Ma a leggere i giornali oggi, quello che stupisce e rammarica è il senso di rassegnazione che alberga in città. In certi quartieri manca completamente lo stato, governa il malaffare, vigono le regole di un governo parallelo che sta stretto quasi a tutti ma con cui si convive per quieto vivere. Una lezione in questa valle di lacrime ce la dà la signora Roxana, padrona del locale sotto attacco, che non sembra avere mostrato né dubbi né paura e ha denunciato chi ha distrutto il suo bar e malmenato suo marito. “Io non ho paura, non l’ho mai avuta, ammiro Simona (la ragazza disabile picchiata n.d.r.) perché è l’unica che ci ha aiutato – dice Roxana -. Noi non abbiamo niente contro nessuno ma chi ha sbagliato deve pagare. E l’unica cosa giusta da fare in questi casi è chiamare le forze dell’ordine e denunciare”. Una cosa semplice eppure così straordinaria di questi tempi. 

Gianpiero Cioffredi, presidente dell’Osservatorio Sicurezza e Legalità Regione Lazio, ha fatto sapere che gli avvocati della rete antiusura forniranno pieno sostegno al barista e che l’ente si costituirà parte civile nel processo, garantendo un contributo economico a favore dell’attività commerciale, come risarcimento per i danni ricevuti.

“Atti di questo tipo non possono rimanere impuniti”, dice il ministro dell’Interno Marco Minniti: “Ho telefonato al capo della polizia Franco Gabrielli – aggiunge – al quale ho chiesto una risposta ferma e tempestiva”. Una risposta che è avvenuta subito.

 

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