Terzo sì, il Rosatellum va. Maggioranza certa di farcela

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Il voto finale, a scrutinio segreto, questa sera

L’aula della Camera ha approvato i primi due voti di fiducia sul Rosatellum.

Dopo il terzo voto di fiducia con 309 sì 87 no e 6 astenuti, l’aula è passata agli articoli non sottoposti alla fiducia. In serata arriverà il via libera con il voto finale sul Rosatellum bis a scrutinio segreto.

Secondo i conteggi che circolano a Montecitorio, la legge elettorale passerà. 

Nonostante i numerosi mal di pancia in diversi partiti che sostengono la legge, tuttavia si calcola che per il suo affossamento servirebbero non meno di cento franchi tiratori. Tanti. Probabilmente troppi. “Per organizzare una cosa così servirebbe una regia che non vedo”, osserva un deputato espertissimo come Pino Pisicchio.

Ci sono i mal di pancia ma anche la convinzione che se salta il Rosatellum salta tutto: legge, governo, legge di bilancio, legislatura. E che si andrebbe dunque non solo ad un disastro sul piano economico e ad una clamorosa caduta di credibilità dell’Italia ma anche, più prosaicamente, ad elezioni prestissimo. E al buio. Con il Consultellum che garantisce ancora di meno governabilità e – anche- possibilità di rielezione.

Certo, in queste ore si sta facendo pressing sui parlamentari del nord, i più sensibili alle incertezze dovute dai collegi uninominali riguardo al numero dei seggi. I deputati lombardi e veneti sono oggetto di grande attenzione da parte delle opposizioni, ma alla fine, è improbabile che il voto segreto riservi sorprese.

Ne è convinto il relatore Emanuele Fiano, che dice che “il Rosatellum passerà al 100%: sono ottimista sul voto finale, penso che la maggioranza manterrà i suoi voti”.

E in effetti, numeri alla mano, lo scarto è ampio: le forze in campo sul voto finale sono la risultanza di un patto a quattro, Pd, Ap, Lega e Forza Italia (più vari “cespugli”: i Civici e Innovatori, le minoranze linguistiche, Scelta civica- Ala e il Psi) che conta 423 deputati, contro i 181 del “fronte del no”, dove sono iscritti i deputati di Mdp, M5S, Si, Fdi.

Pochi lo sottolineano, ma la spaccatura nella destra è evidente, con Giorgia Meloni che pare una grillina e Fi e Lega assestate sul sì alla legge. Francesco Paolo Sisto (Fi) rivela che “c’è stata una buona riunione del gruppo, senza smagliature”.

Nella giornata – che sta procedendo senza particolari scossoni – ha visto scoppiare qualche polemica sulla modifica all’articolo 5 del Rosatellum bis, introdotta con un emendamento che introduce quella che è stata definita dall’opposizione la “norma salva Verdini”, approvata con 372 voti favorevoli e 149 contrari. In pratica si tratta di una modifica alla normativa che riguarda la Circoscrizione Estero con un abbassamento da dieci a cinque anni di residenza all’estero per candidarsi in quella circoscrizione elettorale. “Questa è una norma di pura reciprocità – ha spiegato Fiano – perché al momento i residenti all’estero possono candidarsi anche in Italia mentre non è concesso il contrario, con una evidente limitazione. Nel momento in cui introduciamo questa norma di reciprocità, mettiamo delle limitazioni: non è permessa la pluri-candidatura, non ci si può candidare contemporaneamente all’estero e in Italia. E per chiarezza sottolineo che il Partito democratico presenterà solo candidati residenti all’estero”.

Ma la protesta incalza soprattutto fuori dal Parlamento con la maratona del Movimento 5 stelle in piazza fino al voto finale di questa sera. Quello che i grillini sanno molto bene ma che non possono dire è una semplice verità: i collegi uninominali li spaventano perché rischiano di perdere molti seggi. Il numero che gira è 80 parlamentari in meno. Comprensibile il nervosismo di queste ore, dunque.

“Ai 5Stelle risulta indigeribile che saranno costretti per tornare in Parlamento a presentare nei collegi la propria faccia davanti ai cittadini che li potranno guardare negli occhi. La loro è la democrazia del click e dei like non sono abituati a confrontarsi con le persone vere e quindi temono che nei territori gli elettori scopriranno il bluff a 5Stelle”, dice il deputato dem Federico Gelli.

“C’è chi punta al caos per mantenere la palude” attacca Roberto Giachetti in un video su Fb, che aggiunge : “Sono 15 anni che non si fa una legge elettorale perché ciascuno vuole che sia la ‘sua’ legge elettorale. Quindi o oggi approviamo questa e usciamo dal pantano, oppure l’alternativa è  l’ennesima umiliazione del Parlamento che costringerebbe il Paese a votare col Consultellum, un proporzionale puro palesemente disomogeneo tra le Camere che creerebbe molti problemi”.

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