La Russia di Putin come l’Urss: diritti calpestati, giornalisti uccisi

Focus
Russia giornalisti uccisi

Il paese è lontano dal garantire i diritti fondamentali delle democrazie. In 20 anni uccisi o scomparsi 300 giornalisti. Un cittadino su 10 maltrattato dalla polizia.

Se si apre la pagina dedicata alla Russia del sito di Amnesty International, si avrà la misura di quanto il paese guidato da Vladimir Putin sia ancora lontano dal garantire quei diritti che sono fondamentali in una democrazia, e si porti dietro non solo le illiberalità e l’oppressione proprie del sistema sovietico, ma anche rimasugli e strascichi dell’antico impero zarista.

I diritti in Russia sono fermi all’era sovietica

“Restrizioni ai diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica (…) Le minoranze religiose hanno continuato a subire vessazioni e persecuzioni (…) Il diritto all’equità processuale è stato frequentemente violato (…) Hanno continuato a verificarsi casi di tortura (…) È stata negata la tutela dei diritti a migranti e rifugiati. (…) Alcune forme di violenza domestica sono state depenalizzate. (…) Le persone Lgbti hanno continuato a subire discriminazione e violenza”: si tratta di un ben poco edificante ritratto che Amnesty fa di un paese dove i diritti civili, le libertà fondamentali sono sistematicamente negate. Secondol’organizzazione Human Rights Watchin Russia i diritti umani son ai livelli delle peggiori repressioni dall’era sovietica“,

Legge anti Lgbt in Russia

A proposito di Lgbt, in Russia esiste una legge che vieta la “propaganda gay” tra i minori, legge che Putin stesso è sceso in campo più volte per difendere. In realtà, si tratta di un provvedimento piuttosto controverso che ostacola di fatto ogni manifestazione a difesa dei diritti degli omosessuali. Ad esempio, la censura del governo russo voleva tagliare alcune scene dell’ultimo film di Elton John perché contengono scene di sesso gay.

1 cittadino russo su 10 maltrattato dalla polizia

A fine giugno un sondaggio dell’istituto demoscopico indipendente Levada Center, commissionato dall’ong Committee Against Torture, ha reso noti i risultati di un sondaggio sul comportamento delle forze dell’ordine: un cittadino russo su 10 ha affermato di essere stato maltrattato dagli agenti della polizia. I dati raccolti offrono “prove spaventose che le forze dell’ordine usano la violenza contro i detenuti e la usano spesso”, ha detto il Centro Levada.

Tre quarti di chi ha affermato di essere stato maltrattato ha detto che le forze dell’ordine hanno usato la violenza per umiliare e intimidire. La metà ha detto che le autorità ha usato i maltrattamenti per estorcere confessioni e un terzo ha dichiarato che la violenza è stata inflitta come punizione.

La carneficina dei giornalisti in Russia

Un capitolo a parte merita la questione dei giornalisti assassinati o spariti nel nulla. Il mestiere del giornalista, si sa, può essere pieno di rischi, in Russia per farlo ci vuole davvero del fegato: in vent’anni il numero sono stati uccisi o misteriosamente scomparsi circa trecento operatori dell’informazione, inclusa, il 7 ottobre 2006, Anna Politkovskaja, giornalista russa, molto conosciuta per il suo impegno sul fronte dei diritti umani, assassinata nell’ascensore della sua casa.

Secondo la classifica sulla libertà di stampa, stilata annualmente da Reporters Sans Frontières, nel 2018 la Russia si trovava (come sempre) nella parte bassa della classifica: al 149° posto su 180, tra Venezuela e Bangladesh, superata perfino dal Messico (al 144°) dove il giornalista è una sorta di tiro a segno dei killer dei cartelli della droga.

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