La Russia gioca a battaglia navale, ma la guerra è vera

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Russia-Ucraina

Tre navi della Marina di Kiev sequestrate dai russi nello stretto di Kerch, dopo una vera e propria battaglia navale con 6 feriti e 23 prigionieri

Ci sono rancori lunghi decenni o addirittura secoli, che vanno al di là di qualsiasi interesse economico e di qualsiasi considerazione strategica: quello fra Ucraina e Russia pare destinato a non spegnersi mai. I rapporti fra i due paesi, dall’Atto di indipendenza adottato dal parlamento di Kiev il 24 agosto 1991 sino all’annessione nel 2014 della Crimea alla Russia, non sono mai stati idilliaci.

Tre navi ucraine sequestrate, 23 prigionieri, 6 feriti

Il nuovo episodio che ha fatto salire di molto la tensione fra i due paesi è avvenuto domenica, proprio all’indomani dell’anniversario dell’Holodomor, la grande carestia ai tempi di Stalin che provocò in Ucraina milioni di morti.
Tre navi della Marina di Kiev sono state sequestrate dalla Marina russa nello stretto di Kerch, dopo una vera e propria battaglia navale.

Ciascun paese incolpa l’altro dell’incidente che si può leggere come una sorta di prolungamento della crisi di Crimea.
Il fatto incontrovertibile è che tre unità militari ucraine (le piccole cannoniere Berdiansk e Nikopol), trainate dal rimorchiatore Yany Kagu, abbiano cercato di attraversare lo stretto, unico passaggio dal Mar Nero al Mare di Azov, percorso da un ponte di circa 20 km, fatto costruire da Vladimir Putin, che collega la Russia alla Crimea. Il rimorchiatore è stato speronato e sei marinai ucraini sono stati feriti (di cui due gravemente) dal fuoco aperto dalla Marina di Mosca. Al momento, i russi hanno fatto prigionieri 23 marinai ucraini.

I russi sostengono che il passaggio delle navi ucraine non fosse stato comunicato alle autorità marittime e in una nota emessa ieri dall’FSB, il servizio di sicurezza federale russo, si legge: “Stamattina, intorno alle 7 del mattino di Mosca, tre navi delle Forze navali ucraine hanno violato il 19mo e il 21mo articolo della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che determinano il diritto degli Stati costieri a garantire la sicurezza in mare; (le navi) hanno attraversato il confine di Stato della Federazione Russa e sono entrate illegalmente nella zona temporaneamente chiusa del mare territoriale della Federazione Russa“.

Opposta la versione degli ucraini, i quali accusano il governo di Putin di aver volutamente provocato l’incidente. E in realtà il Mare di Azov non è russo: in esso potrebbero navigare sia i russi sia gli ucraini, come prevede un trattato del 2003, ma i fatti dicono che Mosca esercita un forte controllo sullo stretto e lo stesso ponte – considerato un obiettivo sensibile – viene usato per ritardare il passaggio delle navi ucraine, creando un danno all’economia di Kiev.

 

A repentaglio la sicurezza della regione e non solo

Nella capitale ucraina intanto sono scoppiate le proteste davanti all’ambasciata di Mosca, mentre il presidente Poroshenko ha firmato il decreto con adotta la legge marziale. Francia e Germania si sono offerte per una mediazione e le reazioni internazionali sono quasi tutte pro-Kiev. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha subito condannato “l’uso della forza da parte della Russia nel Mare di Azov. Le autorità russe – ha scritto su Twitter – devono riconsegnare l’equipaggio ucraino, insieme alle loro navi, ed evitare ulteriori scontri. L’Europa sostiene in modo compatto l’Ucraina”. Il governo britannico ha definito quello russo un “atto di aggressione che fornisce nuove prove del comportamento destabilizzatore della Russia nella regione e della violazione persistente, da parte sua, dell’integrità territoriale dell’Ucraina”. Anche altre repubbliche dell’ex Urss sono preoccupate: il ministro degli Esteri della Georgia, Davit Zalkaliani, ha rimarcato come l’attacco metta “a repentaglio la sicurezza dell’intera regione”.

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