“Il putinismo ha esaurito la spinta propulsiva”, parla Anna Zafesova

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visita putin roma

La Russia è isolata, le grandi decisioni strategiche non la vedono protagonista, è fuori dal G7. È un Paese in grave crisi economica

Ricorre, nel ragionamento di Anna Zafesova, grande conoscitrice della cultura e della politica della Russia (scrive per La Stampa), l’espressione di Enrico Berlinguer a proposto dell’Unione sovietica quando dopo il colpo di Stato in Polonia del 1981 disse che “l’Urss ha esaurito la spinta propulsiva dell’Ottobre”. Ora, fatte le debite debite proporzioni (l’importanza storica di Putin non è paragonabile al comunismo sovietico), l’impressione è che anche per il sistema dello zar Vladimir il ciclo si stia bloccando. Quello che arriva oggi a Roma non è più l’onnipotente dominus della sua Russia, tantomeno il leader più importante, con il suo omologo americano, del pianeta. No, Vladimir Putin oggi è un leader in grande difficoltà.

Anna Zafesova, la sensazione è che Putin sia come in una situazione di stallo e che oscilli persino sul piano ideologico: parlo della famosa intervista al Financial Times in cui ha dichiarato la morte del liberalismo.

Ma guarda, secondo me si è data troppa importanza a quella intervista, se n’è parlato come di una svolta di pensiero… In realtà al G20 di Osaka il suo portavoce si affannava a dire ai giornalisti che Putin è un vero liberale, che non intende rompere con l’Occidente: ed è vero, perché Putin ha assolutamente bisogno di accreditarsi sempre e comunque in Occidente, sia dal punto di vista dell’immagine che da quello della sostanza politica. Non a caso quando gli si è chiesto quale fosse l’uomo politico per lui più importante ha risposto che è Pietro il Grande, cioè lo zar che per primo portò la Russia a contatto con l’Europa.

Quando parli di sostanza politica alludi al tentativo di ammorbidire l’Occidente sulla questione delle sanzioni?

No, lui sa perfettamente che l’Europa non mollerà mai su questo. Inutile cercare di fare pressioni sul governo italiano che pure riconosce come governo amico…

Salvini, soprattutto.

Certo, la Lega , con la quale esistono comprovati rapporti di vario tipo, anche economico, ma più in generale il governo Conte. Dicevo però che Putin non si aspetta nulla sul piano delle sanzioni che alla fine sono un meccanismo pressoché automatico. Ci vorrebbe un fatto politico nuovo molto serio per riaprire la questione ma al momento non si vede niente. Quindi la sua visita è soprattutto sul piano dell’immagine internazionale, infatti anche a Osaka ha fatto di tutto per uscire dall’isolamento e per confermarsi come un leader affidabile e potente, ma è tutta immagine.

La realtà qual è invece?

La Russia è isolata, le grandi decisioni strategiche non la vedono protagonista, è fuori dal G7. È un Paese in grave crisi economica, con una popolazione enorme e il Pil che è come quello italiano, i salari sono bassi e tutto questo crea un serissimo problema di consenso. Si va cioè rompendo il patto sociale su cui Putin ha costruito la sua fortuna: il popolo comunque ha un lavoro e l’élite prospera. Ma se la crisi economica colpisce sempre più duramente il popolo è normale che aumenti a dismisura il dissenso verso l’altissimo livello di corruzione delle élite vicine al potere putiniano.

Questo dissenso come si manifesta, tenuto conto che stiamo parlando di un regime sostanzialmente illiberale?

Intanto un sondaggio ufficiale assegna al partito di Putin il 31 percento. Ricordiamoci che alle ultime elezioni aveva preso il 72! Ma poi gli episodi di scontento sono ormai quotidiani, piccole e meno piccole manifestazioni, contestazioni aperte dei capi locali, arrivando poi a gravi episodi di repressione come quello che ha colpito il giornalista Ivan Golunov pochi giorni fa, arrestato cn la solita scusa inventata del possesso di droga. Putin ha dovuto ammettere che si era sbagliato, una cosa impensabile a Mosca. Insomma i segni di un esaurimento della spinta propulsiva ci sono tutti.

Questo si vede anche sulla Rete?

Sì, il messaggio di Capodanno di Putin ha ricevuto sui social una valanga di commenti negativi. Naturalmente la propaganda oscura tutto questo e lo stesso Presidente finisce per crederci.

Come succedeva a Stalin…

Anche a Breznev.

Certo. Ma oggi è molto più difficile imbavagliare un popolo.

E infatti a partecipare alle manifestazioni di dissenso oggi vanno anche personaggi noti, attori, ma pure gente che non aveva mai fatto politica, molti giovani. L’apparato non può più agire impunemente.

Insomma, Zafesova, isolamento internazionale e crisi economica e di consenso. Impossibile pensare a un’autoriforma, a una sorta di perstrojka: e allora come se ne esce?

Certo è che ormai ovunque si parla della necessità di una svolta, soprattutto negli ambienti economici anche del giro di Putin. I famosi oligarchi non intendono affatto vivere in un Paese in crisi, isolato, nel quale diventa difficile fare affari o anche più semplicemente vivere un periodo dell’anno in Italia o altrove. Un cambiamento è necessario. Ci vorrebbe qualcuno che dicesse che così non si va avanti.

Appunto, chi lo può dire?

Sai, forze e personalità liberali ci sono, ci sono i giornali, c’è un’opinione pubblica seppure sui generis ma una alternativa secondo le regole democratiche e elettorali è molto difficile perché in Russia le elezioni sono tuttora controllate completamente. Fra qualche mese si voterà a Mosca e Pietroburgo e si sta vedendo una proliferazione di candidati indipendenti, persino alcuni putiniani non corrono sotto il simbolo di Russia Unita che è un brand ormai screditato. Non è facile immaginare il futuro di un Paese il cui regime sta ormai vacillando. Putin e deve guardare anche da settori più di destra interni al gruppo dirigente. L’unica cosa certa è che la spinta propulsiva non c’è più.

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