Pd: Salvini subito in Parlamento. Russiagate, Governo diviso

Focus

Zingaretti: Il governo riferisca con urgenza alle Camere. Gentiloni: Chi dice falsità non può fare il ministro dell’Interno di un grande Paese democratico.

Siamo solo all’inizio. Il Russiagate, lo scandalo internazionale che vede coinvolta la Lega di Salvini, sollevato dall’Espresso e dal sito di informazione online Buzzfeed, potrebbe aprire nuovi, preoccupanti scenari.

Gli audio dell’incontro segreto del 18 ottobre all’Hotel Metropole di Mosca tra Savoini, altri italiani (fra i quali l’avvocato Gianluca Meranda, come rivelato da lui stesso al quotidiano La Repubblica) e un gruppo di interlocutori russi, rivelano contesti inquietanti: si gioca con l’economia per pagare la politica. Si parla di sconti su un certo quantitativo di greggio russo da vendere a imprese italiane e il risparmio andrebbe a finanziare la Lega con circa 60milioni.
Per quel summit moscovita, Savoini è ora indagato dai pm della Procura di Milano per corruzione internazionale.

Governo diviso. Conte smentisce Salvini

Il Russiagate logora anche il governo. Non che ce ne fosse particolare bisogno, ma questa volta si è arrivata a una smentita ufficiale del premier Conte alle dichiarazioni di Salvini.

Savoini, infatti, non era presente soltanto nell’ottobre 2018 al Metropole di Mosca, ma anche a un incontro istituzionale come il Forum Italia-Russia del 4 luglio a Villa Madama a Roma.

Chi lo ha invitato? Matteo Salvini si è affrettato a smentire: “Savoini non era invitato dal ministero dell’Interno” né a Mosca nell’ottobre 2018 né a Villa Madama nell’incontro bilaterale con Putin del 4 luglio scorso.

Sarà vero? Secondo il presidente del Consiglio Conte, no, non stanno così le cose. Con un gesto piuttosto inusuale – che in altre epoche politiche avrebbe significato una immediata crisi di governo – il primo ministro ha diffuso una nota che smonta la ‘difesa’ del vicepremier leghista, addossando a un consigliere di Salvini la responsabilità di far partecipare Gianluca Savoini al Forum Italia-Russia, insieme con Putin e Conte.

Nella nota di Palazzo Chigi si precisa che, “dopo aver compiuto tutte le verifiche del caso” sul perché Gianluca Savoini, presidente dell’associazione culturale Lombardia-Russia, abbia partecipato al Forum Italia-Russia, l’invito di Savoini al Forum con Putin e Conte “è stato sollecitato” da Claudio D’Amico, che è consigliere del vicepresidente Salvini.

Nella nota si rimarca che la cena è stata sì “offerta dal Presidente Conte“, che però non ha provveduto personalmente a stilare la lista dei presenti. Inoltre, “il presidente del Consiglio non conosce personalmente il signor Savoini” e l’evento era stato organizzato dall’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi).

E l’Ispi che dice? Anche l’istituto ha preso le distanze: “Neanche Ispi conosce Savoini (siamo in tanti) – ha scritto su Twitter il direttore Paolo Magri – Ma qualcuno può credere in buona fede che Ispi decida autonomamente chi invitare ad un ristretto bilaterale più cena di governo con Putin?.

Nella serata di ieri, il primo ministro Conte ha ulteriormente precisato: “Ho fiducia nel mio ministro Salvini ma dobbiamo trasparenza e per quanto mi riguarda ho reso un chiarimento che ho ritenuto doveroso“. Ha puntualizzato che non è a rischio la tenuta del governo, “perché Savoini non ha mai avuto incarichi di governo“, ma ha aggiunto che lascia “alla magistratura il compito di investigare“.

La smentita di Conte a Salvini si aggiunge alla richiesta di chiarimenti che arriva dall’alleato pentastellato. Su Facebook Di Maio ha scritto: “Quando il Parlamento chiama, il politico risponde, perché il Parlamento è sovrano“. Il riferimento è ovviamente al rifiuto di Salvini di riferire in Aula.

I “rappresentanti ufficiali” di Matteo Salvini

Rimane da sottolineare come, qualche anno fa, nel 2014, lo stesso Matteo Salvini definì Savoini e D’Amico suoirappresentanti ufficiali“.
Siamo nell’ottobre 2014 e la rivista russa International Affairs pubblica un’intervista a Salvini in cui si fa riferimento a una missione della Lega a Mosca, tra il 10 e il 15 ottobre, col compito di “ridurre le conseguenze della mossa russa in risposta al via libera da parte dell’Italia alle sanzioni contro Mosca“.
Salvini, secondo quanto scrive la rivista, a una domanda sull’esito della visita, risponde così: “La visita ha avuto più successo di quanto potessimo aspettarci. Il nostro lavoro è stato quello di rafforzare i contatti costruiti nei mesi scorsi dai miei rappresentanti ufficiali Gianluca Savoini e Claudio D’Amico“.

Zingaretti: Il governo riferisca alle Camere

Le vicende che riguardano il ministro dell’Interno Salvini diventano ogni ora più gravi“: accusa Nicola Zingaretti, che ieri ha contatto telefonicamente i presidenti di Senato e Camera, Elisabetta Casellati e Roberto Fico, chiedendo che il governo sia chiamato a riferire alle Camere, perché “ci vuole trasparenza assoluta“.
Il segretario dem ha richiesto un “incontro urgente per garantire che nelle sedi parlamentari ci sia immediatamente la possibilità di ascoltare il Governo” su quanto sta accadendo. Oggi Zingaretti sentirà nuovamente i presidenti delle Camere.

Pd: Salvini non può fare il ministro dell’Interno

Subito dopo il comunicato della presidenza del consiglio, è intervenuto con un tweet anche il presidente del Pd Paolo Gentiloni, chiedendo le dimissioni di Salvini: “Chi dice falsità per coprire truffe e truffatori non può fare il ministro dell’Interno di un grande Paese democratico“.
Gentiloni, in una intervista pubblicata oggi dalla Stampa, osserva che in Salvini, “è abbastanza evidente il riferimento culturale al modello Putin. Un modello di democrazia autoritaria che Putin stesso ha descritto in modo molto efficace in una recente intervista al Financial Times“.

Non vorrei – aggiunge Gentiloni – che Salvini abbia l’illusione, alla maniera di Erdogan, che l’immagine di uomo forte sia sufficiente per conquistare la simpatia di Trump“.

Per il deputato dem Michele Anzaldi, “il Pd dovrebbe presentare subito una mozione di sfiducia“, mentre Pietro Bussolati, della segreteria nazionale dem, mette nel mirino anche Claudio D’Amico: “È intermediario di Salvini e anche assessore a Sesto San Giovanni, e nel 2016 ha dichiarato redditi per 5 mila euro. Il Pd ha chiesto più volte di chiarire la sua posizione senza esito. La nostra sicurezza nazionale non può essere nelle mani di una persona ricattabile Chiarisca o le dimissioni sono inevitabili e il primo a doverle chiedere è il presidente del Consiglio Conte!“.

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