Russo non risponde. Tiziano Renzi: “Abuso del mio nome”

Focus

Il padre dell’ex premier: incontravo Marroni per portare l’effigie di Medjugorje al Meyer. L’avvocato: non verosimili le dichiarazioni dell’ad Consip

Quattro ore davanti ai magistrati. Le domande le fa l’aggiunto Paolo Ielo, affinacato dalla pm di Napoli Celeste Carrano. Davanti a lui Tiziano Renzi, indagato per traffico di influenze illecito nell’affaire Consip, e il suo legale Federico Bagattini. Il facilitatore Russo? «Lo conosco, da anni, ma ha abusato del mio cognome, ha millantato» dice Renzi senior. Perchè Marroni dice che lei ha fatto pressioni e ricatti? «Non lo so, ma non è vero e soprattutto è del tutto inverosimile. Marroni, di fronte a pressioni come quelle da lui stesso raccontate circa il suo ruolo, era in grado di attraversare la piazza e chiederne conto direttamente all’allora Presidente del consiglio, mio figlio». Ma perché incontrava così spesso Marroni? «Guardi, questa è tutta un’altra storia. In realtà io da anni sto cercando di mettere l’effigie della Madonna di Medjugorje nell’ingresso dell’ospedale Meyer di Firenze (eccellenza della pediatria in Italia). Ma non ci riesco. Marroni è stato assessore alla Sanità e l’autorizzazione dipendeva da lui». Ma lei lo incontra nel marzo 2016, non era più assessore? «E infatti, quando lo incontro a cena in piazza S. Spirito a Firenze è stato l’ulti – mo tentativo fatto con lui. E mi invitò a rivolgermi direttamente all’assessore Saccardi, suo successore. Cosa che, se serve, sono in grado di dimostare».

Tre ore uno a Firenze, Carlo Russo, nella caserma dei carabinieri. Oltre quattro ore l’al – tro, Tiziano Renzi, a Roma nella stanza dell’aggiunto Paolo Ielo. I magistrati li hanno convocati simultaneamente, una mossa per spiazzare i due presunti lobbisti illeciti dell’affaire Consip, per fare un confronto a distanza escludendo a priori in questo modo fughe di notizie che potessero dare vantaggi all’uno o all’altro. Un segnale anche questo del clima non sereno in cui si svolge questa brutta inchiesta di corruzione patita da Napoli e approdata a Roma con tanto di reo confesso (il manager Consip Marco Gasparri), mazzette mensili e tangenti come metodo di lavoro.

Due interrogatori chiave a cui la politica, il Pd e i suoi avversari, guardavano da giorni per affondare o meno alcuni colpi. L’aggiunto Ielo e il pm Palazzi sono gli unici a poter dare le carte e da parte loro non arriva alcuna valutazione della giornata. Possiamo quindi solo limitarci a mettere in fila quella che emerge. Russo, sentito in caserma a Firenze, avrebbe scelto di non rispondere ai pm Palazzi e Woodcoock .

«Il nostro assistito si è avvalso della facoltà di non rispondere su nostra precisa scelta e indicazione» dicono gli avvocati Gabriele e Marco Zanobini. Non è opportuno, hanno aggiunto «che il nostro assistito risponda al buio, senza conoscere bene di cosa lo si indaga». Un indagato può avvalersi di questa facoltà. Un testimone no. Ma certo il silenzio dimostra che Russo è in difficoltà. «Abbiamo solo poche righe di motivazione e ci riserviamo di parlare quando potremo avere accesso agli atti. Non riteniamo che si debba fare un processo nella fase delle indagini preliminari». Resta il mistero di cosa abbiano fatto in caserma avvocati indagato e magistrati per ben tre ore.

La posizione di Russo sembra molto compromessa. L’imprenditore 34 enne fiorentino, amico di Tiziano (è il padrino di uno dei figli) è stato molto attivo in questi anni vantando il pedegree dell’amicizia con la famiglia Renzi. Una chiave che probabilmente gli ha aperto molte più porte di quelle che avrebbe potuto aprire presentandosi per quello che è. Il punto è che intercettazioni telefoniche ma soprattutto ambientali, dimostrano che c’è Russo nell’ufficio di Romeo a Roma, in via della Pallacorda, e a Napoli. Ed è lui che incontra spesso Italo Bocchino, mediatore, «faccendiere» scrivono i pm, al pari di Russo, e l’imprenditore Romeo. È Russo che, come spiega bene una intercettazione ambientale, scrive il famoso appunto-pizzino, finito in pezzetti nella spazzatura ma poi ricomposto dai carabinieri, in cui mette «T» e accanto la cifra 30 mila. Dall’ambientale si capisce che la «T» starebbe proprio per Tiziano e che i 30 mila sarebbero il suo compenso per la mediazione con Marroni, il potente amministratore delegato di Consip, per favorire Romeo nell’ass egnazione degli appalti. Il contesto dell’ambientale lascerebbe pensare questo.

Il punto è che Tiziano Renzi non partecipa mai a questi incontri. Non c’è mai. Il babbo dell’ex premier è arrivato in procura a Roma ieri alle 15 e ha lasciato piazzale Clodio intorno alle 20. Lui, contrariamente a Russo, ha deciso di rispondere a tutte le domande negando, come si suol dire, ogni addebito. L’ag giunto Ielo non ha tirato fuori contestazioni nuove. L’interrogatorio ha ripercorso gli indizi che già si conoscono. Tenuti coperti, qualora ci siano, altri indizi ad esempio su eventuali passaggi di danaro che al momento non risultano. La prova più forte contro Tiziano Renzi sembra essere proprio il verbale del 20 dicembre scorso con cui Marroni, davanti ai pm di Napoli, accusa Russo e Renzi di fare «minacce e ricatti» nei suoi confronti se non si fosse piegato alla loro richieste pronunciate però solo da Russo e mai da Tiziano. Perché, hanno chiesto i pm, Marroni fa affermazioni così pesanti se non sono vere? A questa domanda Renzi senior può solo rispondere con un «non lo so, però quello che ha detto è inverosimile: se avesse avuto timore di qualche ripercussione su suo incarico, immagino che ne avrebbe chiesto conto di persona a mio figlio». In effetti, se le minacce ci sono state, perchè tacere?

I pm Palazzi e Woodcoock, i due in missione a Firenze, nel tardo pomeriggio hanno fatto un altro interrogatorio. Nuovamente Marroni? Il manager è stato intervistato più volte in questi giorni da alcuni giornali.

Alla fine di questa lunga giornata, emerge un altro aspetto poco chiaro. Chi era il vero cliente di Carlo Russo? Alfredo Romeo, con cui scriveva i pizzini? O Bicozzi e la Cofely che sono invece vicine a Denis Verdini?Perchè se è veroche Russo s’incontra con Romeo e Bocchino, è anche vero che di fronte a Marroni spinge la Cofely «in nome e per conto dell’amicizia di Verdini». Peccato che Romeo era ossessionato dalla concorrenza della Cofely e dello stesso Verdini. Nel caso, sarebbe un clamoroso doppio gioco.

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