I sacchetti della frutta e l’inutile bufala sul conflitto di interessi

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Al centro delle polemiche l’ad di Novamont, Catia Bastioli, che secondo le notizie circolate in rete sarebbe “amica di Renzi”: “L’avrò visto quattro o cinque volte in tutto”

Sacchetti per la frutta al supermercato a pagamento per fare un favore all’azienda “dell’amica di Renzi” è ormai da giorni il tema di discussione e soprattutto di polemica in questi giorni. E quella che doveva essere una norma, voluta dall’Europa, che rappresenta un passo avanti importante verso la riduzione della plastica, si è trasformata – attraverso la strumentalizzazione – in argomento per la campagna elettorale.

Ma attraverso i social si è creata ormai una vera e propria “rivolta popolare” per dei sacchetti a 1-2 centesimi che corrisponderanno, a fine anno, a una spesa inferiore ai dieci euro per famiglia. Sacchetti che, tra l’altro, pagavamo anche prima e li pagavamo tutti, anche chi non prendeva la verdura, visto che il costo veniva comunque spalmato sul prezzo finale della spesa come tutti i costi di gestione di un’attività.

In rete e sui siti di informazione non si parla d’altro e, chiamato in causa, Matteo Renzi è intervenuto ieri, scrivendo un lungo post su Facebook per spiegare che non si tratta di un complotto per favorire aziende amiche, ma di un investimento nel futuro del paese dal punto di vista ambientale e commerciale.

Infatti “sono circa 150 aziende che fabbricano sacchetti prodotti da materiale naturali e non da petrolio – ha spiegato il segretario dem – Hanno quattromila dipendenti e circa 350 milioni di fatturato. Anziché gridare al complotto dovremmo aiutare a creare nuove aziende nel settore della Green Economy senza lasciare il futuro nelle mani dei nostri concorrenti internazionali. I posti di lavoro del domani sono in settori come questi, vanno creati e coltivati: oppure si pensa davvero che vivremo tutti di sussidi, assistenzialismo e redditi di cittadinanza?”.

E chi ha investito denaro e anni di ricerca per un prodotto innovativo, ora commenta con amarezza il linciaggio mediatico di cui è stata vittima. “Forse avremmo dovuto investire altrove. Per trasformare impianti vecchi in gioielli nella produzione di granuli da amido di mais e oli naturali. Avremmo dovuto evitare di metterci 500 milioni, spendere risorse in ricerca per brevettare una tecnologia senza eguali. Avremmo dovuto evitare di assumere personale qui, nel nostro Paese”, ha detto Catia Bastioli, amministratrice delegata del gruppo Novamont in un’intervista al Corriere della Sera.

“Che si possa connotare politicamente la volontà del governo di recepire una direttiva comunitaria – ha aggiunto Bastioli – denota a che punto siamo arrivati. Fare carne da macello, per finalità prettamente elettorali, di un brevetto nostro e di una tecnologia patrimonio per il Paese a livello mondiale, offende il lavoro di questi ultimi venti anni”. E sulla sua nomina a capo di Terna arrivata quando al governo c’era Renzi dichiara: “Ho accettato quella nomina dopo grandi perplessità. Me l’hanno chiesto più volte. Ero scettica. Col senno di poi sono orgogliosa di quello che abbiamo costruito. Ho compreso la necessità di una contaminazione tra energia, chimica, agricoltura. E’ la rivoluzione dell’economia circolare”.

La vittima del giorno è stata quindi soprattutto lei, l’ad della Novamont e, secondo le notizie che sono circolate in rete tramite social e chat, “amica di Renzi”. Tanto amica che, dichiara in un’intervista a Repubblica, ha incontrato “Renzi quattro o cinque volte in tutto. E sia chiaro, nel 2011 non mi ha neppure invitato lui alla Leopolda – ha precisato – ma fu Ermete Realacci a dirmi che avevo un progetto interessante e dovevo presentarlo. Quando poi Renzi è diventato presidente me ne sono tenuta ben alla larga dalla Leopolda”. Però c’è chi, come Sergio Rizzo, che, dalle pagine dello stesso giornale, azzarda addirittura un possibile conflitto di interessi.

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