Il Salone della discordia: la casa editrice di Casapound è fuori

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Accolta la richiesta di Chiamparino e Appendino: una vittoria di tutti i democratici

Il Salone del libro di Torino “rende esecutiva” la richiesta della Sindaca Chiara Appendino e del presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino di “revocare l’ammissione alla casa editrice Altaforte e la conseguente assegnazione degli spazi” in seguito alle polemiche nate attorno alla casa editrice che annovera militanti di Casa Pound. “Nel centenario della nascita di Primo Levi, la XXXII edizione del Salone del Libro ha presentato un programma culturale improntato ai valori di pace, accoglienza e ripudio di ogni fascismo, ogni odio etnico e razziale”, hanno dichiarato Appendino e Chiamparino in una nota. “La casa editrice Altaforte, vicina a idee in odore di fascismo, ha acquistato uno stand che ha subito scatenato le reazioni sdegnate di scrittori, intellettuali, editori, lettori, e una parte consistente della comunità che ogni anno si raccoglie intorno al Salone. Anche molti espositori destinati a condividere lo spazio con lo stand della casa editrice Altaforte hanno espresso grande turbamento e perplessità. Inizialmente abbiamo fatto prevalere le ragioni della contrattualistica privata, ma a fronte di un crescendo di esternazioni fatte dagli animatori della casa editrice Altaforte, alcuni dei quali si definiscono militanti di Casa Pound, esternazioni che hanno turbato e offeso ancora di più i valori intorno a cui si riconosce la comunità del Salone del Libro, abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica. A fronte dell’esposto sono arrivate dichiarazioni ancora più provocatorie da parte degli animatori della casa editrice Altaforte. In seguito a tutto questo Halina Birenbaum, testimone attiva dell’Olocausto, invitata dal comitato editoriale a tenere una lezione agli studenti inserita nel programma del Salone, quest’oggi ha dichiarato che non avrebbe fatto ingresso al Lingotto se la casa editrice Altaforte avesse avuto uno stand al Salone del Libro, e avrebbe tenuto la sua lezione fuori dal Salone, recando tra l’altro al Salone del Libro e alla città di Torino un grave danno d’immagine. Tra le ragioni di una testimone attiva dell’Olocausto e quelle di Altaforte, facciamo prevalere le prime, ricordando che Torino è insignita della medaglia d’Oro al valor Militare per la Resistenza contro il nazifascismo. Per tutte queste ragioni chiediamo all’associazione Torino, la Città del Libro, alla Fondazione Circolo dei Lettori, al Comitato d’Indirizzo del Salone Internazionale del Libro di Torino, e conseguentemente al Salone Libro srl, di revocare l’ammissione alla casa editrice Altaforte e la conseguente assegnazione degli spazi. Il Salone rende esecutiva questa richiesta”.

Una decisione forse tardiva ma che è arrivata, ed è molto meglio così. Con l’estromissione della casa editrice sono tornati sui propri passi tutti quegli editori che avevano deciso di disertare primo fra tutti il fumettista ZeroCalcare.

https://twitter.com/zerocalcare/status/1126212455888191495

Ma la questione non sembra chiusa. Francesco Polacchi, fondatore della casa editrice Altaforte, ha annunciato che non intende ‘piegarsi’ e che sarà al Salone, nonostante l’estromissione: “Se avete a cuore la libertà d’espressione – dice – vi aspetto. I libri non devono conoscere censura”.

Una minaccia? Speriamo che il clima si calmi e che ritorni al centro di uno degli eventi più importanti d’Italia, la cultura. Certo non aiuta il fatto che il ministro dell’Interno derubrichi la questione, non vedendo, o facendo finta di non vedere, che da CasalBruciato a Torino esistono rigurgiti fascisti che vanno estirpati subito, proprio come dice la nostra Costituzione. Anche nel 2019.

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