Quella postura di Salvini, ministro-premier

Focus

Il Salvini padre di famiglia riprende il Vangelo in un’altra sua personalissima interpretazione “ama il prossimo tuo come te stesso “ ma se sono italiani lui li ama di più perché sono più prossimi, soprattutto se votano

Salvini, neo ministro dell’interno che ha sostituito alle felpe un completo impeccabile, arriva in anticipo rispetto all’inizio dei lavori, circondato immediatamente dai suoi senatori per foto di rito, strette di mano e pacche sulla spalla. Tutto legittimo, per carità. Chiede dove posizionarsi: cartelletta e cellulare sottobraccio, si prepara all’intervento. Intervento che ha voluto fare lui, non rispettando la nostra richiesta fatta al presidente Conte. A lui, infatti, avevamo chiesto di relazionare sui fatti della nave Aquarius: ma sappiamo bene che il premier non può parlare, al massimo leggere (ció che altri gli hanno chiaramente scritto). Ma si sa, oggi la comunicazione è tutto e quindi meglio far parlare l’originale.

Così eccolo qui, in aula, il Salvini ministro che inizia a parlare alle ore 11,15 esatte. Non fa in tempo ad alzarsi che dai banchi della lega ecco, inusuali, gli applausi preventivi. Lui si schernisce, si dice emozionato, parla di onere e onore, ringrazia i senatori e il pubblico da casa (non dice pubblico, per carità, dice “chi ci sta seguendo da casa), quel popolo, (questo lo chiama così davvero), in nome del quale dice di intervenire. Il popolo del 17 percento, dovremmo ricordargli, ma non si può interloquire e mi becco il primo sguardo di riprovazione della presidente (seguiranno anche i richiami ufficiali).

Per sette minuti sette fa un preambolo che nulla c’entra con l’informativa: forse non gli hanno spiegato cosa sia, forse invece lo sa benissimo ed è il motivo per cui ha voluto intervenire: ogni occasione è buona per alzare la sua personalissima asticella di campagna elettorale. Tanto che poi decide di non leggere tutte le pagine dell’informativa “che mi hanno preparato gli uffici”. Fa niente se quello fosse il motivo di questa seduta d’aula.

Perché sui fatti non c’è la politica che piace a lui. Puri fatti che lui poi accentua con quelle frasi che tanto lo caratterizzano. “Lo dico da padre”. Chissà se da padre i suoi figli li avrebbe lasciati lì sopra, su quella nave che, e cito purtroppo testuale, “sta viaggiando tranquilla e sicura”.

E poi lui, il Salvini padre di famiglia, donatore di sangue e di organi (giuro, l’ha detto) riprende il Vangelo in un’altra sua personalissima interpretazione “ama il prossimo tuo come te stesso “ ma se sono italiani lui li ama di più perché sono più prossimi, soprattutto se votano.

Talmente prossimi che per loro questo ministropremier più che vicepremier (vi risparmio gli applausi dei cinque stelle che forse non si sono ancora resi conto di come il verde leghista si stia espandendo sul giallo grillino) è disposto a tenere in ostaggio quelle donne e quei bambini che un buon padre di famiglio dovrebbe avere almeno il coraggio di andare a guardare negli occhi.

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