Il Salvini “arrabbiato” è pronto a far saltare tutto per Savona

Focus
Sergio Mattarella e Matteo Salvini

Il rebus che dovrà risolvere Conte si sta complicando ulteriormente. E a gettare ancora benzina sul fuoco è la maggioranza che lo ha voluto a Palazzo Chigi

Per ora il “governo del cambiamento” si sta caratterizzando per diventare il “governo dei diktat”. Dopo quasi 83 estenuanti giorni di consultazioni e contrattazioni, il governo “Salvimaio” sarebbe disposto a rovesciare il tavolo e abbandonare Conte al suo destino.

Il tutto, fondamentalmente, per un nome. Quel Paolo Savona che il leader della Lega vorrebbe al ministero dell’Economia senza se e senza ma. Ieri è arrivato a scrivere su Facebook che lui, per i dubbi del Quirinale sulla figura dell’economista euro-scettico, è “davvero arrabbiato.” Lo ha scritto con tanto di punto alla fine dello status. Come quei messaggi Whatsapp a cui non si aggiunge alla fine una emoticon distensiva ma – per far capire all’interlocutore che non si sta scherzando – un punto definitivo, ferale segno di interpunzione. Oggi ha ribadito il concetto scagliandosi contro la stampa tedesca.

L'”arrabiatura” del Colle

Dall’altra parte della barricata – eh sì, “barricata”, ormai nemmeno in senso tanto metaforico – c’è Sergio Mattarella, che fin qui ha dovuto gestire una partita difficilissima. Sia per il contesto restituito dalle elezioni del 4 marzo, sia per lo sviluppo delle settimane successive. A leggere i retroscena di oggi, sembra che anche al Colle la pazienza sia finita. Goffredo De Marchis, sul Corriere scrive: Mattarella “si è stancato della del gioco per cui esiste sempre e solo un punto di equilibrio nella coalizione gialloverde” e, prosegue De Marchis, “E’ rimasto piuttosto colpito dal fatto che il premier-avvocato si sia presentato a mani vuote di alternative”.

Una soluzione possibile

Eppure, per risolvere i capricci salviniani una soluzione ci sarebbe. Mandare Savona a fare il consigliere economico di Palazzo Chigi e gratificare la Lega inserendo nella casella dell’Economia il solito Giancarlo Giorgetti, vero uomo jolly della compagine leghista. Il problema è che per ora Giorgetti sembra destinato a fare da contrappeso leghista al premier Conte e ricoprire il ruolo di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

A favorire la speranza per una soluzione ci sarebbe l’assetto piuttosto defilato mostrato ieri dal M5s. Per tutto il pomeriggio sembrava che la disputa ormai fosse diventato un duello, con Di Maio a fare da spettatore in attesa che la questione si risolvesse da sola. Poi, in serata, quel like pesantissimo allo status indispettito del leader leghista ha cambiato un po’ le carte in tavola. Tanto da far dire ai vertici del Movimento che ormai “siamo allo scontro”.

Spadafora rischia di saltare

Quello tra Colle e Salvini, però, non è l’unico. Ad un certo punto della giornata ieri Conte sembrava aver in mano la lista definitiva dei ministri. Poi quella lista è cambiata. Non solo per la querelle su Savona. Anche per la guerra interna al M5s che sembra aver avuto la sua prima vittima: Vincenzo Spadafora.

L’uomo destinato al ministero dell’Istruzione – braccio destro di Di Maio, come lui campano, e con un lungo curriculum alle spalle – sarebbe stato costretto ad un passo indietro. Partito dall’Udeur e finito alla presidenza di Unicef, Spadafora ha avuto a che fare con i Verdi di Pecorario Scanio, con Francesco Rutelli (di cui era capo segreteria ai tempi del Mibact) e con Italia futura di Montezemolo. E’ stato anche garante dei diritti dell’infanzia. Una figura trasversale, certo, ma senza macchia. Tranne una: quella che riguarda il suo legame con Angelo Balducci, ex presidente alle opere pubblica condannato in primo grado a 6 anni e mezzo per lo scandalo degli appalti del G8 della Maddalena.

Ne ha scritto Marco Lillo sul Fatto quotidiano recuperando una vecchia storia. “Nel governo gialloverde potrebbe entrare anche un sedicente “balduccino” – scrive Lillo riferendosi a Spadafora – che chiamava ironicamente “Papi” Angelo Balducci ed esultava per Bertolaso ministro. Il “balduccino”, quasi 10 anni fa, sponsorizzò all’Unicef il figlio del suo mentore dopo avere chiesto lavoro per sé ad Angelo Balducci”.

Nel materiale diffuso dal Fatto non c’è niente che abbia rilevanza penale (Spadafora non è mai stato indagato, ricoda Lillo), ma la vicenda deve aver innervosito parte dei pentastellati e costata a Spadafora il posto alla guide dell’importante dicastero dell’Istruzione.

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