Il Vangelo è il vero muro contro cui Salvini si scontra

Focus

Il capo della Lega utilizza la religione per produrre in primo luogo un effetto identitario. Ma su questo terreno anche il Pd è in ritardo

Il rosario, l’invocazione alla Madonna, lo storpiato segno di croce esibiti da Salvini sabato scorso in piazza del Duomo a Milano hanno determinato in me due sentimenti, sofferenza e rabbia.

Come credente ho sofferto l’utilizzazione di segni della fede a fini politici. Sono intervenuti giustamente il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, diversi vescovi e uomini di chiesa per protestare il clericalismo, la blasfemia, l’offesa recata a tutti i credenti, il disgusto, posizioni che ovviamente condivido nel profondo, ma che non fanno altro che eccitare l’autore di queste smargiassate inaccettabili, al quale
di tutto ciò se ne infischia altamente.

Ma ho detto anche della rabbia che questa vicenda ha suscitato in me, perché non si può non vedere l’aspetto politico su cui noi, soprattutto noi, dovremmo riflettere. Tutte queste cose infatti Salvini continua a dirle e a farle perché sono parte essenziali della sua strategia non solo comunicativa. Strategia che, come tutti i suoi amici sovranisti, mostra di avere, mentre gli altri, il Pd in particolare, non hanno. Noi non ci
poniamo nemmeno il problema di darci una strategia di relazioni fra politica e mondo cattolico, al massimo diciamo “non lasciamo alla Chiesa la difesa dei poveri”, quando dovremmo sapere che la Chiesa – per fortuna – non smetterà mai di occuparsi dei poveri: avremmo semmai potuto dire “non lasciamo sola la Chiesa nella difesa dei
poveri”. Ma ci sarà altra occasione per parlare di questo.

Salvini utilizza invece la religione per produrre in primo luogo un effetto identitario: così fa Trump e così fa Orban. In un tempo di generale spaesamento e vuoto identitario la religione è sicuramente strumento adeguato a riempire tale vuoto. La gente vuole “appartenere” per dare un senso individuale e collettivo alla propria
vita e, dunque, la nazione e la religione offrono la risposta più facile e rassicurante a questa domanda. Non ci sono più le ideologie, né i grandi pensieri che in passato hanno appagato la sete identitaria di credenti e non credenti e, anche per questo, oggi alla politica viene richiesto di offrire una sicurezza psicologica e immateriale prima
ancora di quella materiale.

La religione funziona allo scopo, persino per i non credenti. La religione appunto non la fede, non la Chiesa.

Per di più, nella specifica situazione italiana, Salvini sente l’esigenza di interloquire con i tanti credenti che lo votano ma che, al fondo, sono rosi dal dubbio del peccato di incoerenza. Con il suo rosario sempre in tasca, trasmette l’idea che si possa essere tranquillamente contro l’accoglienza dei migranti e nello stesso tempo essere credenti
genericamente e in modo superstizioso in un Dio lontano e asettico.

C’è infine un altro settore dell’opinione pubblica che lo interessa moltissimo, quella dell’opposizione intraecclesiale al pontificato di Francesco, che lui vuole intestarsi e rappresentare politicamente. Forse dovremmo riflettere su questioni che invece abbiamo letto sinora con molta superficialità, come l’intreccio oscuro, ma non tanto,
tra Bannon, l’intermediario Arata, e Siri che – come abbiamo visto – Salvini non poteva permettersi di abbandonare.

Sono infatti in atto partite complesse che legano le vicende dell’opposizione cattolica al Papa e la destra politica, italiana e mondiale. Questo Papa è troppo ingombrante, troppo oggettivamente ostile, in questo periodo di cambio d’epoca, ai disegni delle destre e deve essere assunto come bersaglio privilegiato, il “Bergoglio come
Badoglio” appunto, quello dello striscione esposto alla soglia della Città del Vaticano, senza immediata rimozione come avviene invece per i ben più innocui cartelli e lenzuola esposte nelle piazze salviniane.

E non risulta che lo Stato italiano si sia scusato con la Santa Sede. Può sembrare fin troppo ambizioso il disegno che sto attribuendo a Salvini, ma lui sta combattendo anche quella partita lì: trasformare l’”ero straniero e mi avete accolto” in “sono straniero e tale devo restare”.

Il Vangelo è il vero muro con cui Salvini e i sovranisti di ogni paese non possono non scontrarsi, e, per farlo, debbono dimostrare che si può essere cristiani anche nella modalità che appunto Salvini cerca di dire e mostrare.

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