Sulle auto l’ennesimo schiaffo leghista a M5s. Aria di elezioni

Focus
Luigi Di Maio (S) e Matteo Salvini

Il Carroccio non sopporta più l’alleato, si parla di urne in primavera

L’ultimo schiaffo della Lega al Movimento 5 stelle è di oggi sui bonus per le auto elettriche. Tanto più doloroso quanto imprevisto e in un certo senso imprevedibile.

Il dissidio fra i due partiti ha ormai superato il livello di guardia e non passa giorno senza attacchi o punzecchiature reciproche. C’è chi torna seriamente a prevedere elezioni anticipatissime – addirittura prima delle Europee -, uno scenario che il Presidente della Repubblica non auspica ma neppure avrebbe intenzione di far saltare ipotizzando chissà quali manovre parlamentari.

Lega: no al bonus per le auto non inquinanti

Oggi il nuovo casus belli. La Lega vuole cancellare la tassa sull’acquisto delle automobili più inquinanti e il bonus per chi compra vetture a basso impatto ambientale. Una bandiera di Di Maio (che già si era rimangiato la penalizzazione per le auto inquinanti). I senatori di Salvini hanno dunque presentato un emendamento in commissione Bilancio al Senato, dove si discuterà la manovra quando il governo la presenterà (il testo approvato alla Camera è infatti carta straccia).

È proprio un dito nell’occhio a Di Maio. “Non vogliamo nuove tasse”, ha spiegato Massimo Garavaglia, l’uomo dei numeri leghista e sottosegretario. In un certo senso va capito: il Caroccio si è “dimenticato” la favola della flat tax, almeno non ci sta a passare per quello che mette le mani nella famose tasche degli italiani.

Una polemica al giorno

La polemica di oggi è solo l’ultimo granello di un rosario che si va sgranando da giorni, a ritmo sempre più veloce. Clamorosa in questo senso l’uscita di Giancarlo Giorgetti, cioè la “voce” di Salvini, molto critica sul reddito di cittadinanza, “una roba che non ci piace”.

L’uno-due leghista dimostra bene lo stato di insofferenza del Carroccio, evidentemente sempre più stretto fra i vincoli di Bruxelles e il movimentismo del M5s; sente che la gente del Nord, e in particolare quelle che Dario Di Vico ha chiamato le “felpe blu” (i piccoli industriali, gli artigiani, i commercianti del Settentrione) appaiono sempre più insoddisfatte dell’azione del governo.

La polemica fra i due partiti è destinata a crescere, anche perché la partita che si sta giocando è su chi deve rinunciare di più alle “promesse” fatte in campagna elettorale, se cioè dai nuovi conti scaturirà un ridimensionamento di “quota 100”  o del reddito di cittadinanza. E il capo leghista non ha intenzione di fare marcia indietro sulla riforma della Fornero, pur dovendo subire un drastico ridimensionamento del suo disegno iniziale.

Salvini, voglia di elezioni?

In questo quadro, un Salvini sempre molto forte nei sondaggi potrebbe tagliare il nodo gordiano che lo lega all’intesa con un Di Maio viceversa sempre più in difficoltà. Il modo è uno solo: far saltare il governo dopo l’approvazione della legge di Bilancio e magari qualche altro provvedimento con l’obiettivo di andare alle elezioni in primavera. Sapendo che senza la Lega non ci sarebbero i numeri per fare un altro governo. E a quanto pare Sergio Mattarella sarebbe pronto a prendere atto della situazione.

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