Salvini a caccia della “benedizione” del Papa. Mediazione di Fisichella?

Focus

L’irritazione del Vaticano per l’iniziativa del capo leghista

A Matteo Salvini manca un tassello decisivo per la costruzione di un’egemonia non effimera: il consenso dei cattolici organizzati. La “benedizione” della Chiesa. Della Chiesa italiana ma soprattutto del Vaticano. Già, il magistero di Bergoglio tutto imperniato sulla misericordia nulla ha a che fare con l’egoismo della “cultura” leghista. E questo per il capo leghista è un bel problema.

Il capo legista Zelig in aeroporto?

Per questo da tempo Salvini  ha messo in agenda un’incontro – finora del tutto ipotetico – con il Pontefice. Per lui sarebbe un enorme successo di marketing politico e di accreditamento morale e politico presso larghe masse di quell’elettorato cattolico che mal sopporta l’aggressività “laica” della Lega.

Ora che è vicepremier e non più semplice capo di un partito, è dunque possibile che il leader leghista provi a incontrare il Papa all’aereoporto di Ciampino giovedì prossimo quando Francesco si recherà a Ginevra per un importante visita ecumenica: un po’ come lo Zelig di Woody Allen che si fa trovare ovunque. Posto che nessuna udienza privata è attualmente in programma, lo stile del Papa e in generale della Santa Sede nei rapporti con l’Italia, è quella del dialogo con tutti, anche con i più “lontani”, in particolar modo in ambito istituzionale, non foss’altro che per una questione di rispetto dell’autonomia politica del Paese.

E tuttavia, questo sbandierare pubblicamente e in anticipo l’ipotetico incontro con li Papa da parte del vicepremier non è per nulla piaciuto in Vaticano dove si presta molta attenzione anche agli aspetti formali nei rapporti istituzionali con l’Italia. E se una certa dose di informalità è consentita, trasformare un possibile breve saluto con il Pontefice in un momento di propaganda un po’ grossolana, non è una modalità apprezzata Oltretevere.

D’altro canto il tentativo del leader leghista è evidente: cercare di mostrare una faccia almeno un po’ meno feroce e cercare un accreditamento aprendo un fronte di dialogo con quell’autorità morale che, sul tema cruciale delle migrazioni, si trova agli antipodi dell’impostazione salviniana e dei leader che promuovono misure di chiusura totale nei confronti dei profughi. Il punto sul quale potrebbe far leva Salvini è questo: la Santa Sede non è per un’accoglienza indiscriminata e priva di responsabilità, anzi: il Vaticano sta lavorando alle Nazioni Unite per raggiungere accordi internazionali condivisi allo scopo di garantire accoglienza e sicurezza e combattere il traffico di esseri umani (e in tal senso una diplomazia del dialogo opposta ai nazionalismi roboanti è fondamentale per la Santa Sede).

La distanza fra il magistero di Bergoglio e la Lega

Di sicuro, però, Papa Francesco non può tollerare il venir meno, per ragioni di consenso e propaganda, del rispetto minimo per “la dignità umana”, alimentato da una campagna costruita sulla paura e su slogan xenofobi o razzisti.

Come ha scritto recentemente padre Antonio SpadaroIl nuovo mondo di Francesco. Come il Vaticano sta cambiando la politica globale  (Marsilio) – per il Papa “dialogare è ciò che permette di ricostruire il tessuto sociale, perché riconosce l’altro da sé – lo straniero, il migrante, l’appartenente a un’altra cultura – come un interlocutore valido, un soggetto da ascoltare, che sia considerato e apprezzato. Il Papa sogna un nuovo umanesimo europeo che si costruisca avendo un ‘vivo senso della storia’ e della memoria. L’opposto di questo umanesimo sono la paura, l’esclusione, il sospetto, che producono ‘viltà, ristrettezza e brutalità» e soprattutto un senso di vischiosa ‘meschinità'”. Quanto tutto ciò sia lontano dalla mentalità di Salvini è facilmente intuibile.

Il ruolo di monsignor Fisichella

C’è però anche un’altra questione che crea disagio in vista del possibile incontro fra Salvini e il Papa; secondo fonti autorevolissime, nei giorni scorsi, Salvini si sarebbe incontrato con monsignor Rino Fisichella per tentare un primo approccio col Vaticano. La cosa non sarebbe affatto piaciuta a Francesco che anzi sarebbe andato su tutte le furie. Ovviamente non siamo in grado di dire se il capo leghista abbia voluto preparare il terreno per un faccia a faccia con Bergoglio.

Ma quel che è certo è che Fisichella ha da sempre un ottimo rapporto con i politici italiani, è stato a  lungo cappellani di Montecitorio e nel 2010 fu lui a sdoganare per la Cei la Lega, che all’epoca si chiamava Lega Nord.

Erano i tempi in cui era in gioco l’introduzione della pillola abortiva Ru486 e i due neogovernatori leghisti di Piemonte e Veneto, Roberto Cota e Luca Zaia, dichiararono a piè fermo che mai sarebbe stata distribuita nelle loro regioni. Fisichella plaudì alla concretezza dell’iniziativa. Poi rilevò che insomma con questa Lega, astro nascente del firmamento politico nazionale. in materia di immigrazione bisognava venire in qualche modo a patti, trovare un punto d’incontro.

Non sarebbe il primo caso in cui un partito politico italiano “usi” i temi della bioetica per conquistare consenso su altri piani. Probabilissimo, però, che Papa Francesco vorrà starà ben attento a non farsi strumentalizzare.

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