Il secessionista Salvini che esce di scena

Focus

Ora un governo politico con fondamenta tecniche

Che governi di scopo o di legislatura siano le uniche soluzioni “intelligenti” dopo l’ondata gialloverde lo sostengo, su queste pagine, dal suo “arrivo” prevedendone il disastro che De Bortoli ha chiaramente spiegato sul Corriere della Sera. Due interventi chirurgici sono necessari per estirpare il leghismo cancerogeno e spiegare ai pentastellati ed ai loro elettori rimasti che, ricordando letteralmente Voltaire, il fanatismo sta alla superstizione come il delirio alla febbre: è quindi meglio fidarsi del socialismo riformista, liberale e possibile, coerente con il nostro tempo ed aderente alla realtà socioeconomica in corso, che vaneggiare presunte perfezioni impossibili. Con la prima soluzione avremo bisogno, per debellare il leghismo, di cure radio chemioterapiche intense durante la possibile campagna elettorale successiva. Con la seconda soluzione, essendo l’intervento radicale e lungo, potremo sperare poi in una cura più blanda! Ma la cosa che mi ha “stupito” è lo “stupore” del team quirinalizio di fronte alle sciocchezze raccontate da Salvini in parlamento.

L’ignoranza costituzionale crassa di un’ipocrita ministro degli interni che parla di “italiani” restando intimamente secessionista, è anche usata, mediaticamente, per mantenere i voti dei suoi simili e catturare quelli di coloro che non capiscono l’assurdità delle sue semplificazioni. Caro team, dovremmo stupirci del fatto che in venticinque anni abbiamo avuto ministri e vicepresidenti del consiglio di governi berlusconiani iscritti alla Lega Nord per l’indipendenza della Padania, partito secessionista, avente come unico obiettivo statutario, articolo 1, la costruzione della repubblica federale padana indipendente in Europa, separata come qualunque altro stato dall’Italia. Partito che abbiamo sovvenzionato con soldi pubblici per contribuire follemente alla sua missione, ne siamo stati derubati formalmente, abbiamo concesso a quei ministri di giurare sulla nostra costituzione e di programmarne contemporaneamente la sostituzione: una pagliacciata. Oggi Salvini, da sempre personalmente speranzoso sugli effetti vesuviani ed etnei per risolvere la questione meridionale, erede del celodurismo bossiano, tricolore come carta igienica, della barbarie sognante di Maroni, che da Ministro degli Interni urlava “più Nord” e da Pontida inneggiava la secessione, e anch’egli Ministro degli Interni! Ma non basta, perché segretario di due partiti, Lega per Salvini (per una repubblica federale italiana) e Lega Nord (a tutt’oggi su internet con lo stesso statuto secessionista di sempre e che non viene cambiato per evitare di perdere i voti della prima ora). A questo il nostro bauscia, più che “ganassa “come dice Lerner, dichiara di non conoscere sostanzialmente Savoini al di là della foto con braccio sulle spalle del consulente e continua a blaterale cazzate ovunque. E poi la paura “fottuta” dell’inchiesta russa, l’attaggiamento parlamentare ed altre sensazioni lo hanno però, forse, messo nell’angolo tanto da far chiedere agli “amici dei cinque stelle” di continuare a navigare insieme almeno a vista. In virtù della sua vicenda politico segretariale potremmo, a mio avviso e come affermo da anni, costituzionalmente dimetterlo al di là delle sue bugie su Savoini. Per non stupirci ancora perché con un governo di destra salviniano il disastro socio-economico del paese provocherebbe una secessione di fatto fra il Nord ed il Sud, anticamera di quella politica “leghisticamente” auspicata.

Diderot sosteneva che fra fanatismo e barbarie c’è solo un passo: per evitare che ciò avvenga e ricordando Saragat, presidente dell’Assemblea Costituente e della Repubblica Italiana, sostenitore dell’“eccezionalità” necessaria per interrompere una legislatura costituzionalmente quinquennale, i partiti democratici diano al paese, su indicazione e facoltà del Presidente della Repubblica, un governo politico con fondamenta tecniche, europeiste e di qualità. La soluzione c’è e bisogna convincere il probabile nuovo Presidente del Consiglio per tornare ad essere indiscussi opinion leader in Europa.

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