Così Salvini ha tenuto in ostaggio le persone sulla Diciotti

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Ordini verbali e nessuna comunicazione scritta: ecco come sono stati impartiti gli ordini del Viminale

Telefonate, messaggi, ordini verbali tramite portavoce e funzionari, ma nessuna comunicazione ufficiale per iscritto. Così, secondo la ricostruzione fatta dal procuratore di Agrigento che sta indagando sulla vicenda della nave Diciotti, il ministro dell’Interno Salvini ha impartito gli ordini al capo di gabinetto Matteo Piantedosi, ordini che hanno tenuto bloccati per giorni un gruppo di migranti sull’imbarcazione della Guardia costiera.

Su Corriere della Sera e Repubblica i dettagli riguardanti il fascicolo aperto dalla procura siciliana e che contiene proprio i nomi del ministro leghista e del capo di gabinetto del Viminale indagati per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. Ora gli atti sono arrivati alla procura di Palermo che ha 15 giorni di tempo per valutarli e trasferirli al tribunale dei ministri che entro 90 giorni dovrà decidere se aprire un’istruttoria sul caso.

Fondamentale per l’avvio delle indagini la testimonianza del vicecapo del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione Bruno Corda che in quei giorni faceva le veci della responsabile dell’ufficio Gerarda Pantalone.

Si legge sul Corriere:

È stato Corda a spiegare al procuratore Luigi Patronaggio e al sostituto Salvatore Vella che l’ordine “Non si sbarca” arrivò direttamente con una telefonata di Piantedosi. Che a sua volta aveva ricevuto una chiamata del ministro Salvini. Insomma è bastata una telefonata per tenere in ostaggio 150 persone su una nave militare attraccata al porto di Catania. Non ci fu alcun atto scritto in quei giorni convulsi al Viminale. Non ci fu alcun provvedimento motivato dall’amministrazione. Solo un giro vorticoso di telefonate.

Ma se secondo Piantedosi non è stata violata alcuna regola, per la procura la situazione è decisamente più grave. Non sono stati rispettati gli articoli 10 ter e 40 del Testo unico sull’immigrazione, cioè quelli che riguardano i diritti dei migranti di ricevere assistenza, informazioni sulla procedura di protezione internazionale e di essere trasferiti nei centri di accoglienza. Il tutto è avvenuto, ma con dieci giorni di ritardo.

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