Salvini- Di Maio, la rissa continua

Focus

Salva-Roma e caso Siri continuano a far scontrare i partiti di maggioranza. I due vicepremier litigano su tutto, e il Paese è fermo

Da qualche giorno ormai il governo vive di continue liti. Liti che ormai sono diventate vere e proprie risse con i gialli da una parte e i verdi dall’altra. Ogni argomento è buono per iniziare con gli attacchi reciprochi. Tutto questo mentre il governo è fermo, non decide niente.

Il caso Salva-Roma

In queste ore è il Salva-Roma, insieme al caso Siri, ad alimentare le polemiche. Da una parte i leghisti con Salvini che canta vittoria dopo aver ottenuto lo ‘stralcio’ dei commi più importanti del provvedimento dedicato alla Capitale. Dall’altro il M5s che replica dicendo che sarà il Parlamento a decidere.

Il leader leghista da giorni attacca la sindaca grillina della Capitale, e dopo lo stop al Salva Roma incalza ulteriormente: “Tutta la Lega è al lavoro per aiutare concretamente i cittadini romani che non hanno bisogno di regali, ma di una amministrazione cittadina concreta ed efficiente”.

La sindaca replica a stretto giro di posta: “Salvini aveva una occasione per fare qualcosa di buono per gli italiani con il Salva Italia. Avrebbe cancellato 2 miliardi e mezzo di debiti a carico di tutti gli italiani. Sono certa che il Parlamento riuscirà ad intervenire e a correggere tutto questo”.

Mentre Luigi Di Maio si dice stanco di “questa lite permanente tra un membro del governo e il sindaco di Roma. Si chiariscano se ne hanno bisogno, io penso a lavorare”. Una risposta che fa capire la distanza, forse incolmabile, raggiunta tra i due vicepremier.

Le reazioni delle opposizioni

Un’alleata inaspettata la sindaca di Roma l’ha trovata in Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia si stacca da Salvini e annuncia il suo sì al provvedimento: “Siamo pronti a votare il provvedimento in Parlamento – dice la presidente di Fdi in un’intervista al ‘Messaggero’ – e non capisco la posizione della Lega: su questi temi mi sembrava che avesse fatto importanti passi avanti”.

Attacca il governo, invece, il segretario dem Nicola Zingaretti che su Twitter sottolinea come sul Salva-Roma non si capisca niente, perché “non hanno deciso nulla. Questo governo continua a litigare e a non decidere. Lo fanno solo perché sono attaccati alle poltrone. E intanto l’Italia (e Roma) affondano”.

Il caso Siri

Ma è sul caso Siri che lo scontro ha toccato le vette di tensione più alta. Conte continua a dire che sul sottosegretario Siri sarà lui a decidere, ma la lotta tra i due alleati è evidente. Di Maio continua con le bordate sul sottosegretario leghista: “La Lega dimostri la propria estraneità a questi fatti presunti allontanando Siri dal governo. Perché altrimenti io comincio a preoccuparmi nel vedere la Lega e Salvini difendere a spada tratta Armando Siri che, per assurdo, io sono sicuro che sarà innocente”. Gli fa eco Danilo Toninelli: “Se fosse del M5S sarebbe già fuori”.

La risposta di Matteo Salvini non si fa però attendere: “Il  mio nome  non può essere accostato in alcun modo alla mafia. Chi parla di Lega deve sciacquarsi la bocca perché con la mafia non abbiamo nulla a che vedere. Non c’è stata richiesta di dimissioni da parte di Giuseppe Conte”.

L’attacco di Grillo

A gettare benzina sul fuoco è Beppe Grillo, che dopo un lungo periodo di silenzio lancia una stilettata al leader leghista: “Uno che diventa ministro dell’Interno in Italia, regno della criminalità organizzata ma parla solo di immigrati, ovviamente ha paura delle vere sfide che il ruolo gli porta a competenza”.

Un attacco frontale che dimostra come i rapporti siano al massimo della tensione. Le europee saranno tra un mese, e questo clima probabilmente proseguirà per tutto maggio. Il giorno dopo si capirà il destino del governo, un destino che per molti sembrerebbe già essere segnato. Ma in un anno se ne sono viste di tutti i colori e quindi tutto è possibile. Ed è Luigi Di Maio a far intravedere la possibilità di una nuova ripresa di dialogo: “Stop alle polemiche avanti per altri quattro anni”. Alla fine prevarrà lo scontro, o la volontà di rimanere attaccati alle poltrone? In ogni caso a perderci sono gli italiani, che nonostante i proclami di Salvini hanno visto i prezzi del carburante schizzare alle stelle.

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