Cosa c’è di vero nella propaganda di Salvini sull’immigrazione?

Focus

Il tema dei migranti e degli sbarchi come arma di distrazione di massa per coprire l’inconsistenza del governo sui temi economici

“Il populismo”, scrive il politologo inglese Paul Taggart, “è un’ideologia dal cuore vuoto, da riempire a seconda della scena politica ed economica del momento”. Lo sa bene Matteo Salvini che è un grande conoscitore della pancia del nostro Bel Paese.

In questi primi 50 giorni di governo verdegiallo (scolorito) si è sentita solo la sua voce: sempre più alta, sempre più rabbiosa e sempre più divisiva. E’ il suo tratto distintivo; un percorso che non nasce con la formazione del governo ma che ha cominciato la sua metamorfosi quando si è abbandonata la linea secessionista della Lega per fare posto a quella più redditizia (dal punto di vista elettorale) dell’immigrazione.

Non importa che fonti autorevoli e ufficiali smentiscano l’emergenza migranti e che gli sbarchi siano drasticamente diminuiti. Non importa nemmeno che i reati siano calati o che l’apporto degli immigrati al nostro Paese sia molto positivo in termini di lavoro e pensioni. Insomma non importa cosa dice la realtà dei fatti, è la percezioni che conta.

Salvini negli ultimi anni ha così costruito, intercettato, alimentato e fomentato la paura degli italiani. E gli italiani hanno creduto di trovare in lui la risposta al loro bisogno di sicurezza. Risposte che a differenza di quello che sembra, però, non sono davvero risolutive. Anzi in molti casi sono addirittura peggiorative.

Non si può negare che dal punto di vista comunicativo fermare navi cariche di uomini, donne e bambini senza lasciarli attraccare in un porto sicuro sia ‘vincente’. Ma nel concreto che cosa ha ottenuto il ministro dell’Interno? Niente che possa essere ritenuto politicamente rilevante. Sopratutto perché ha scelto di puntare sugli amici sbagliati: Austria, Ungheria, Slovacchia e i paesi sovranisti di Visegrad non hanno nessuna intenzione di aiutarlo. Secondo i loro piani il nostro Paese non solo deve continuare a far attraccare le navi ma deve riprendersi anche tutti i migranti passati per l’Italia e fuggiti in altri Paesi, chiudendo o meglio sigillando, le nostre frontiere. Ma non solo: di tante promesse da campagna elettorale pochissime vedranno davvero- fortunatamente- la luce.

Qualche esempio? Pensare di rimpatriare tutti quelli che vengono sul nostro Paese è una follia che ha costi esorbitanti e non ha il beneplacito della maggior parte dei paesi di provenienza dei migranti; i porti non si possono chiudere per sempre (come ha ricordato anche Armando Spataro, procuratore capo a Torino); revocare l’accoglienza ai richiedenti asilo significherebbe venir meno a una serie di impegni presi con l’Europa e rinunciare quindi a risorse europee, aumentando il numero delle persone che dormono per strada e favorendo i centri di accoglienza di emergenza rispetto ai centri del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati gestiti dagli enti locali. Insomma molto rumore per nulla.

Ma se poco e niente di questa politica salviniana sarà effettivamente messa in atto, viene un dubbio: non è che l’immigrazione è stata usata come arma di distrazione di massa dai veri nodi cruciali del governo (flat tax, legge Fornero, reddito di cittadinanza)? E per quanto tempo siamo ancora disponibili a fare da sponda al piano propagandistico del ministro degli Interni?

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