L’eversivo

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Duro attacco di Matteo Salvini alla magistratura. Renzi: “L’idea che chi è stato eletto possa violare la legge è aberrante”

“Io sono stato eletto, i giudici no”, è questa la frase centrale pronunciata da Matteo Salvini nella diretta Facebook in cui ha condiviso con i suoi fan gli atti che la procura di Palermo ha inviato al tribunale dei ministri per il blocco dei migranti a bordo della nave Diciotti. Il reato ipotizzato per il ministro dell’Interno è sequestro di persona.

Ora tralasciamo il caso, che si somma a quello della restituzione dei 49 milioni da parte della Lega, e concentriamoci sulla reazione salviniana. Le parole pronunciate da Salvini sono eversive, e non tengono conto della divisione dei poteri sancita dalla Costituzione. In quella breve diretta Facebook il ministro dell’Interno attacca pesantemente uno dei poteri dello stato, un attacco in pieno stile berlusconiano.

Centrato il commento di Massimo Giannini oggi su Repubblica nell’editoriale “Una dottrina contro la democrazia”:

“Io sono stato eletto, i giudici no. Eccola, dunque, la “dottrina Salvini”. Semplice, cristallina, tecnicamente golpista. A metà strada tra Robespierre e il Marchese del Grillo. La diretta Facebook con la quale il capo della Lega ha lanciato la sua sfida finale ai magistrati segna un punto di non ritorno, nell`autunno della Repubblica che è già cominciato.
Con la consumata arte tribunizia che purtroppo gli va riconosciuta, il vicepremier celebra in Rete il suo “martirio”, davanti e insieme agli italiani. Sovvertendo tutte le regole e invertendo tutti i ruoli”.

Quello che Salvini cerca è lo scontro con i magistrati, un feticcio da dare in pasto agli elettori per dire non mi lasciano fare il bene degli italiani. L’ennesimo scudo (l’Europa e l’altro bersaglio preferito) usato per coprire la pochezza della politica di questo governo e l’azione del suo ministero. Naturalmente nel messaggio non poteva mancare un attacco ai suoi “nemici storici” che si fregheranno le mani, tra cui Roberto Saviano, Gad Lerner, Matteo Renzi, Fiorella Mannoia.

“Qui non si molla di un millimetro, finché gli italiani me lo chiedono vado avanti”. Una frase che dimostra il suo menefreghismo nei confronti della legge. Una legge che è uguale per tutti, e che esula dal consenso elettorale.

La reazione del Pd

Le parole di Salvini hanno provocato tante reazioni indignate. Il Pd denuncia la gravità di quanto ha detto e ricorda che deve restituire i 49 milioni rubati agli italiani, Matteo Renzi su Facebook scrive:

“Le dichiarazioni del ministro dell’interno Salvini sono farneticanti. Come al solito mi tira in ballo e cerca di fare la vittima ma l’idea che chi è stato eletto parlamentare o siede al Governo possa violare tranquillamente la legge è aberrante. E attenzione: Salvini butta tutto sulla questione immigrazione per un preciso calcolo politico. Lui sa che la Lega deve restituire 49 milioni di euro. Sa che c’è una sentenza. E sa che gli italiani non perdonano chi ruba i propri soldi. Quindi prova a diventare un martire e cerca lo scontro coi magistrati siciliani. Che vergogna! Il punto è che Salvini è dentro fino al collo alla vicenda dei 49 milioni rubati dalla Lega. Fino al collo. E pur di non parlarne porta lo scontro istituzionale al massimo livello. C’è solo un messaggio da ripetere fino alla noia: Salvini restituisci i soldi che la Lega ha rubato agli italiani. Tutto il resto è solo un vile tentativo di screditare le istituzioni e di prendere in giro gli italiani”.


Mentre Maurizio Martina attacca: “Parole gravissime contro la Costituzione sulla quale ha giurato”.

La nota dell’Anm

In serata l’Anm scrive una nota: “Le dichiarazioni di oggi del Ministro dell’Interno, intervenute dopo la notifica degli atti da parte della Procura di Palermo in merito alla vicenda della nave Diciotti, rappresentano un chiaro stravolgimento dei principi costituzionali, che assegnano alla magistratura il compito e il dovere di svolgere indagini ed accertamenti nei confronti di tutti, anche nei confronti di chi è titolare di cariche elettive o istituzionali”.

La reazione del M5s

Che le parole di Salvini questa volta abbiano superato la soglia di accettabilità lo dimostra anche la timida reazione del M5s, che fino a questo momento aveva assistito in silenzio alle sparate dell’alleato di governo contro la magistratura, nonostante la natura giustizialista del Movimento. Il Guardasigilli Bonafede oggi intervistato dal Fatto difende l’operato della magistratura: “Non penso che Salvini abbia nostalgia di quando la Lega governava con Berlusconi. Rievocare le toghe di destra o di sinistra è fuori dal tempo. I magistrati fanno un concorso, i politici le campagne elettorali. Non c’è nessuna anomalia. Come ho già detto – aggiunge – non sono il sindacalista dei magistrati. Non sono pro o contro i giudici, lavoro per i cittadini. Ma difendo l’autonomia della magistratura”.

Mentre Luigi Di Maio: “Sulla vicenda della nave ‘Diciotti’ sapevamo che le decisioni erano decisioni forti ma noi le rivendichiamo come governo e abbiamo dato il nostro sostegno, detto questo non si può dare sostegno alle accuse ai magistrati”.

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