Il nostro nemico è sempre la Lega

Focus

Resta un partito secessionista e dunque anticostituzionale. Dentro un governo dove regna l’ignoranza

Sembra di assistere ad una quotidiana commedia dell’arte, non ancora riformata da Goldoni, con vari canovacci. Con gli attuali governanti che recitano la propria parte sul palcoscenico italico, impreparati, confusi e confusionari, con le trattative o presunte tali con l’Europa, anch’essa ridicoleggiante, con il Pd che si preoccupa ossessivamente delle problematiche di Di Maio e di suo padre. E quindi con i chiarimenti di Renzi, con il messaggio firmato della Boschi, scura in volto, che sa di mozione degli affetti e di rivalsa, con il comizio della Picierno dalla Palombelli, seguito poi da altri.

Bastava commentare su tutti i giornali ed in televisione che il Pd è diverso dai cialtroni giallo verdi ed i problemi della famiglia di Maio non lo riguardano. Saranno le istituzioni preposte alla vicenda ad occuparsene. Al di là del fatto che Di Maio avendo raccontato bugie demenziali agli italiani, insieme al tribuno Di Battista ed al
venditore di elisir Grillo, per ottenere voti, è possibile che abbia raccontato bugie anche sulla sua famiglia.

Per non parlare del furbo energumeno Salvini che da secessionista ancora ufficiale racconta la favola della difesa dell’italianità, della sicurezza e del meno tasse e di Conte fantaccino in Europa. Per non parlare degli altri ministri, vice ministri e sotto segretari, prevalentemente ridicoli nelle loro affermazioni, e nel frattempo chiedersi come fanno Tria, Moavero e Savona ad essere accanto all’ignoranza di questi personaggi ed a sopportarla. Ciò nonostante sembra che nelle intenzioni di voto odierne, ovviamente sondaggi da verificare, il 56% del paese apprezza questo governo. Ed il 56% non è lontano da oltre il 60 % che sembrano cumulare, sempre nelle intenzioni di voto, i giallo verde.

Questa vicenda numerica tende a dimostrare che noi siamo politicamente nettamente meno credibili di loro e che il voto che scelse Berlusconi corre verso il populismo salviniano così come sposò quello del Cavaliere. Berlusconi mise insieme la prevalenza di tutti i voti destrorsi della dc, i voti certamente non progressisti che rimasero dei
partiti laici, i voti missini post fascisti e quelli leghisti statutariamente secessionisti che come Ministri della Repubblica volevano usare il tricolore per carta igienica! Incompatibili, ieri come oggi, con la Costituzione Repubblicana e quindi impossibilitati a governare. E invece, poiché questo è un paese strano, ciò è accaduto e accade. Pensare di affidare la Presidenza della Camera, terza carica dello Stato, o il Ministero degli Interni, a leghisti statutariamente secessionisti fu il capolavoro di Berlusconi e la dimostrazione della inettitudine dell’opposizione che non sollevò mai questo problema. Ed oggi la Lega è ancora quella, in attesa delle varianti in corso, così come è ancora quella che ha destinato 49 milioni di euro pubblici alle
necessità personali di suoi rappresentanti, con Salvini, figlioccio di Bossi, che può non sapere! Caro Pd ecco perché bisognava leggere le carte dei Cinque Stelle e “sputtanare” le loro ipotesi economiche malsane e denunciare l’incompatibilità della Lega con il governo del nostro Paese. In quanto vero e proprio cavallo di Troia per le istituzioni repubblicane per le quali l’Italia è una ed indivisibile.

Il gioco della Lega è semplice: il nuovo statuto sembra parli di Italia federale con grandi autonomie regionali – ed il “boccalone” Di Maio segue -, rompe le scatole in Europa ma non ha voglia reale di uscirne, anzi vorrebbe entrarci esclusivamente con le sue regioni e con un lombardo veneto che rappresenta circa il 50 % del nostro Pil nazionale. Per fare ciò ha bisogno di “scassare” l’Italia attraverso la stupidità dell’eccesso delle autonomie regionali che di fatto produrranno una separazione tra la famosa nazione Padana, che per Bossi arrivava alle Marche come ancora oggi da statuto vigente e ritrovabile su internet, ed il resto d’Italia. Quando Vespa ha chiesto a
Salvini se alla festa romana della Lega ci sarà il tricolore l’ex comunista padano ha cambiato il tono di voce ed ha detto “no, ma sarà una grande festa nazionale” e poi ha glissato.

Il deputato di LeU Federico Conte ha posto l’interrogazione parlamentare nella quale ha chiesto a Salvini come fa ad essere Ministro degli interni e ad aver giurato sulla Costituzione e quindi sull’Unità repubblicana se è segretario di un partito ancora statutariamente secessionista: si attende la risposta da mesi per superare questa contraddizione che, da 24 anni, sembra non interessi nessuno. Si occupi anche il Pd di questa vicenda che fu già oggetto di grandi discussioni 12 anni fa sollevata dal giornale Europa con manifesti politici su tutti i quotidiani nazionali e sottoscritto da decine di italiani, ed anche in quel caso le Camere e gli interessati non dettero
risposta all’interpellanza parlamentare. Del resto i governi che si formano in una democrazia parlamentare non possono che sottostare alle norme costituzionali come ha cercato di spiegare, lo ripeto, Sabino Cassese a questa armata Brancaleone di “improponibili immediati” citando così il titolo dell’ultimo libro di Rutelli che ha creato questo neologismo per chi vuole tutto e subito senza sapere come.

Stiamo andando al congresso e la situazione non è divertente. E comunque avremmo dovuto farlo prima, almeno per preparare meglio le elezioni europee. La sinistra riformista – l’Espresso ci dà in caduta libera, politica ed economica, in Italia – vive un momento difficile ovunque perché strattonata a destra e a sinistra, o presunta tale, dal popul-qualunquismo trasversale, o abbandonata attraverso l’astensione, fenomeni che le nostre incapacità governative hanno molto probabilmente prodotto. E per incapacità governativa intendo la mancata riduzione della forbice ricchezza povertà, la mancanza realistica di pari opportunità fondamentalmente per i giovani, la confusione sulla necessità della produzione di sicurezza, le distrazioni gravissime sulla tutela dell’ambiente. Il tutto incidente sulla qualità della vita delle singole persone comuni.

La mia ipotesi di lavoro era quella di un Segretario di transizione, stimato in Italia ed in Europa, poliglotta, capace di mediare le varie sensibilità politiche, e non solo politiche, che ci attraversano, in grado di affrontare le elezioni europee ben conoscendo, attraverso relazioni già esistenti, i leader degli altri partiti europeisti e pronto a sostenere Mattarella nelle sue decisioni in caso di caduta di questo governo, ad oggi ancora presunto. Ed ovviamente da queste affermazioni esce fuori il nome di Paolo Gentiloni il quale, a mio avviso, non ha né la voglia né le caratteristiche per essere un segretario long term – presidente sì con delega al controllo dei risultati e dell’immagine del partito – che deve incidere sulle organizzazioni territoriali con aggressività, avendone l’esperienza, in alcuni casi necessariamente un po’ dittatoriale e con un lavoro quotidiano pressante e puntiglioso fino alla noia. Ma ha certamente le qualità per avviare un processo di riunificazione osmotica del centro sinistra che è il vero problema della sinistra riformista. Il partito maggioritario di Veltroni e di altri è e resta, in un paese come il nostro, una fanciullesca utopia come quelli che si iscrivevano al Pci per non essere comunisti. Anche se gran parte dei comunisti italiani, lo dico da socialista, erano, per fortuna, diversi dai comunisti in giro per l’Eurasia.

L’ho detto 10 anni fa, lo ripeto oggi: abbiamo bisogno di una coalizione, di una federazione di partiti, di associazioni, di comitati, chiamiamoli come vogliamo, che siano una macchina elettorale della quale il Pd possa essere il perno, a sostegno di un programma chiaro e semplice con enne cose possibili da fare. E nulla a che vedere con le ipotesi di lavoro di Scalfarotto e Gozi. Se le primarie non dovessero produrre un vincitore io spero che l’assemblea si orienti, al
di là dello statuto e con una decisione condivisa, per la soluzione da me prospettata per poi verificarla nei fatti. E questo perché in un momento di grande confusione, di grande mobilità elettorale, di evidenti lotte interne, è necessaria una scelta intelligente ed edonistica per il partito. La serie di sconfitte incredibili – senza approfondita analisi collegiale di quanto verificatosi – che sembra non abbiano scalfito la presunzione di molti e purtroppo confermato la profezia cassandriana di Bersani ci devono far prendere atto che la rottamazione, i ciaone, i nuovi ingressi in Parlamento, sia quelli veltroniani che quelli bersaniani e renziani, in 10 anni hanno combinato ben poco e hanno suggerito peggio. D’altronde gli unici in grado veramente di correre, anche a livello di corpo elettorale per la Segreteria, al di là di Martina che complica solo la possibilità di una soluzione uscente dalle primarie, sono Zingaretti 53 anni, e Minniti 62 anni.

Entrambi provengono, per fortuna, da una scuola di partito seria e poi, successivamente, da un partito che è stato anche il mio, i Ds.Partito che aveva in sé radici forti in termini di sensibilità sociale, e di orientamento agli investimenti per produrre economia reale, e che si tormentò intensamente,ricordo Firenze ed io ero lì, per la convergenza nel Pd. E poi c’è Paolo Gentiloni, che ha 64 anni ,per il suo ruolo pro tempore in senso stretto,con una storia politica libertaria.Zingaretti è nato sul territorio romano, come funzionario di partito, è andato in Europa, è stato Presidente della Provincia, e poi Presidente della Regione ancora in corso.

Minniti è nato sul territorio calabrese, come funzionario di partito, è diventato deputato ancora in corso, sottosegretario, vice ministro e ministro. Paolo Gentiloni è stato giornalista, assessore comunale romano,deputato, ministro, Presidente del Consiglio. Tutto ciò è la dimostrazione che la politica è una attività professionale alla quale possono poi aggregarsi manager ed intellettuali per dare il proprio contributo nei settori di loro competenza. L’incontro televisivo fra il Professor Pier Carlo Padoan e il sottosegretario dei Cinque Stelle Laura Castelli è stata la rappresentazione del conflitto fra conoscenza ed ignoranza. Pur dimenticando i congiuntivi, la geografia, l’esistenza fantomatica della galleria del Brennero, le scarpe leghiate e le bufale programmatiche di Di Maio e Salvini viviamo una situazione paradossale, più tragica che comica, della quale ricordiamoci di essere corresponsabili per gli errori politici commessi. Auguri a tutti noi.

Vedi anche

Altri articoli