Salvini il “referendum” lo ha già perso

Focus

Il ministro dell’Interno non incanta più. Ingoia rospi di tutti i tipi e perde la testa di fronte alle contestazioni

Che errore dire che “il 26 maggio non sono elezioni europee, è un referendum tra la vita e la morte, tra passato e futuro, tra Europa libera e stato islamico basato su precarietà e paura”! Eppure si è visto quanto l’eccesso di personalizzazione può nuocere… Tuttavia nel suo crescendo autoreferenziale Matteo Salvini l’ha messa proprio così, chiedendo un voto su di lui, in un “referendum” che ha già perso. Solo il terrore di vedersi sfilare le chiavi del Paese può spiegare un passo falso di questa portata, solo quella “grande paura” di cui abbiamo scritto qui il giorno prima dei vari sondaggi che – tutti – danno la Lega in frenata può spiegare un delirio di questo tipo.

Assistiamo da quel giorno a un’escalation dei toni e degli atteggiamenti plateali del ministro dell’Interno, costretto quotidianamente a ingoiare rospi, dal caso Siri agli sbarchi di immigrati, dalle angosce giudiziarie alle iniziative anti-fake news fino alle contestazioni cui reagisce da caudillo sudamericano: sull’orlo di una crisi di nervi, fa sequestrare i cellulari di cittadini sgraditi, prende a male parole chi lo contesta, persino insulta il responsabile dell’ordine pubblico che non avrebbe impedito  le contestazioni in quel di Settimo Torinese (“Ma le pare normale?! E che cazzo”) per non dire del (possibile) utilizzo dei pompieri a Brembate per far togliere striscioni ostili.

La verità è che il ministro dell’Interno non incanta più. E anzi attizza l’antipatia verso di lui. Chiedete ai cittadini siciliani che tutto hanno votato tranne la Lega. Con il passare dei giorni è venuto fuori il protettore dei “neri”, il militante da curva di stadio piuttosto che l’uomo di Stato, il ducetto di provincia che sogna di espugnare Roma come quei caporioni del Nord nel lontano ottobre del ’22. Persino Orban non lo vuole fra i piedi. Eppure un “referendum” vuole, disvelando, se ce ne fosse stato bisogno, che a lui delle sorti dell’Europa non frega niente e che le Europee sono solo una sorta di mezzogiorno di fuoco nel quale regolare i conti fra “alleati” – anche in questo Salvini e Di Maio sono in sintonia – in una partita di potere per la guida reale del governo. Ma il “referendum” Salvini lo ha già perso.

Per quanto forte, la Lega non solo è minoranza ma è anche una minoranza isolata, una “riserva” di sovranisti e reazionari appena rimpolpata da quella pantomima di Movimento sociale guidata da un altro personaggio sovraeccitato come Giorgia Meloni. E dunque questo “referendum” può essere inteso come una sfida alle regole della democrazia, della civiltà politica e della tolleranza, e non basteranno i trucchi informatici di un tal Morisi né tantomeno penosi libri-interviste a editori fascisti per risalire la china. Viene dunque voglia di accettarla, questa sfida, e votare no a Salvini e ai suoi alleati.

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