Ecco per cosa viene indagato e quanto rischia il ministro degli Interni

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Il fascicolo a carico di Matteo Salvini sul caso della nave Diciotti, è stato inviato dalla procura di Agrigento a quella di Palermo

Il fascicolo a carico del ministro dell’Interno, Matteo Salvini e del suo capo di Gabinetto, Matteo Piantedosi sul caso della nave Diciotti, è stato inviato dalla procura di Agrigento a quella di Palermo. I reati sono sequestro di persona, sequestro di persona a scopo di coazione, arresto illegale, abuso d’ufficio e omissione d’atti d’ufficio.

Secondo chi indaga, il titolare del Viminale avrebbe impedito lo sbarco per fare pressione sull’Unione europea in direzione della ridistribuzione dei migranti. Inoltre, secondo i pm, Salvini avrebbe ignorato la richiesta della Guardia costiera di un porto sicuro, indicando Catania solo come scalo tecnico.

Il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, domani dovrebbe inviare tutti gli atti alla procura di Palermo che ha 15 giorni di tempo per spedire il fascicolo alla sezione del distretto di Palermo del Tribunale dei ministri, il quale, a sua volta, ha 90 giorni per prendere le decisioni. Salvini potrà essere sentito da Tribunale dei ministri: potrebbe essere una sua scelta, una sua volontà oppure una decisione dell’organismo stesso. L’organo collegiale ad hoc è composto dai gip Fabio Pilato e Filippo Serio e dal giudice del tribunale fallimentare Giuseppe Sidoti, estratti a sorte come prevede la legge.

L’inchiesta

La notizia era stata anticipata da Repubblica che aveva rivelato che, alle indagini della procura di Agrigento, si erano aggiunte anche due nuovi capi d’accusa, portando dunque a 5 le tipologie di reati contestati.

Fra questi il sequestro di persona a scopo di coazione, spiega Repubblica, viene contestato perché secondo la Procura di Agrigento che coordina l’inchiesta, Salvini avrebbe impedito lo sbarco per fare pressione sull’Unione europea per la ridistribuzione dei migranti, mentre l’omissione di atti d’ufficio è stato preso in considerazione dagli inquirenti perché i due indagati avrebbero ignorato la richiesta della Guardia costiera di un porto sicuro, indicando quello di Catania solo come scalo tecnico e impedendo lo sbarco.

Immediata è arrivata la replica del ministro degli Interni che conferma la notizia: “Siamo al lavoro da nemmeno tre mesi, mi sembrano trent’anni visto il lavoro fatto e il numero di inchieste aperte: oggi ho scoperto che ho altri due capi di imputazione, però per me sono medaglie“.

 Che cosa rischia Salvini?

Come andrà a finire non si sa ma i reati contestati a Salvini prevedono pene molto severe. Parlando solo di uno degli ultimi due reati attribuitigli, infatti, il sequestro di persona a scopo di coazione, ovvero “costringere un terzo, sia questi uno Stato, un’organizzazione…a compiere un atto”, è una fattispecie di reato punita secondo l’articolo 289 del Codice Penale “con la reclusione da 25 a 30 anni”. Quasi il triplo della pena rispetto al sequestro ‘semplice’, già contestato dal Procuratore Patronaggio a Salvini, per il quale la pena massima è di 10 anni.

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