Il ministro risponda agli italiani in Parlamento

Focus

Perché Salvini scappa dal Parlamento? Dovrebbe essere il primo, avendo la certezza della correttezza dei suoi comportamenti, a volere una discussione pubblica

Sull’affaire dei presunti fondi neri russi alla Lega sappiamo che fino ad ora Salvini ha raccontato bugie e che il ministro scappa dal Parlamento. Preoccupa, ma non sorprende, il rifiuto di Salvini a presentarsi dinanzi alle Camere per chiarire le sue responsabilità sulla vicenda. Non sorprende per due semplici ragioni. Perché, come già visto con il “caso Diciotti”, il ministro è solito scappare dai luoghi deputati ad accertare fatti e responsabilità (in quel caso con lo zelante soccorso dei cinquestelle, chissà questa volta). E, seconda ragione, perché questa destra illiberale ritiene il Parlamento poco più di un orpello, un fastidioso ingombro posto sulla strada del rapporto diretto tra il capo ed il popolo se non l’ennesimo palcoscenico – l’abbiamo visto di recente nel question time alla Camera – per scomposte piazzate.

Ma se questa è l’opinione di Salvini e, fino ad ora, dei suoi alleati non è né sarà mai la nostra. Perciò, oltre a depositare la proposta di una Commissione d’inchiesta, pretendiamo che il ministro dell’Interno e vicepremier la smetta di fuggire e di cavarsela con battute a margine dei suoi comizi e di video sui social e abbiamo chiesto ai presidenti delle Camere di non avallare questa mortificazione del Parlamento dinanzi ad un evento di inaudita gravità.

Di quale “centralità del Parlamento” potrebbero più parlare se, non dando ascolto alla richiesta che viene da deputati e senatori, acconsentissero che di fondi neri da uno stato estero ad un partito di governo e di promesse di mutamenti nella strategia internazionale dell’Italia si discutesse dappertutto tranne che nelle aule parlamentari? Fico e Casellati, in questa vicenda, hanno un ruolo di estrema rilevanza e auspico davvero che non ci venga opposta una interpretazione burocratica del regolamento e delle procedure.

Perché Salvini scappa dal Parlamento? Dovrebbe essere il primo, avendo la certezza della correttezza dei suoi comportamenti, a volere una discussione pubblica, un confronto politico nella sede più politica che c’è in democrazia, il Parlamento. C’è qualcuno come questo Savoini (su cui pure ha mentito come attestato dalla nota di Palazzo Chigi relativa alla cena ufficiale con Putin del 4 luglio scorso) che ha tradito la sua fiducia, ha millantato, ha usato il nome del capo leghista e della Lega per fini personali? Venga a dirlo alle Camere e non tra una salamella ed un cambio di felpa.

E c’è di più. Può il ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio tacere dinanzi a notizie su presunti affari con uno Stato estero in conflitto con l’Unione europea per le sanzioni da questa comminate e in competizione con le tradizionali alleanze internazionali del nostro Paese che hanno allarmato cancellerie e diplomazia internazionale? C’è già chi vede il dispiegarsi di una sorta di “cordone sanitario” attorno all’Italia, il montare di una diffidenza sulla condivisione di informazioni e dati sensibili sulla sicurezza e la collaborazione tra governi e ministeri.

Può allora Salvini continuare a tacere? Si ricordi che non è solo un capo partito: lui svolge delicatissime funzioni all’interno del governo, quel governo che vive proprio grazie ai voti del suo partito. Scappare dal Parlamento equivarrebbe, dunque, anche a rifiutarsi di diradare le ombre che “l’intesa del Metropol” ha allungato sulla nostra politica estera e sulla direzione di marcia che il governo intende assumere dinanzi ai grandi dossier internazionali e a nessuno può sfuggire quanto tutto ciò possa danneggiare il nostro Paese.

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