Salvini torni a studiare la Costituzione e si faccia processare

Focus

Per il Ministro esiste una sola via d’uscita: rinunciare ad ogni forma di immunità e farsi processare come qualsiasi cittadino

Capisco il nervosismo del Ministro Salvini per le sentenze pronunciate e, soprattutto, per le nuove indagini per riciclaggio svolte in Lussemburgo relative ai 49 milioni “truffati” e spariti, che lo riguarderebbero da vicino. Proprio per questo mi permetto di invitare il Ministro a studiare la legge.

Quella stessa legge, che lui dice di voler far rispettare, e la Costituzione che ha giurato di osservare. Il fatto che la Magistratura possa indagare e processare deputati e ministri è una cosa non solo consentita dalla legge ma, come noto a molti, regolata da norme costituzionali. I parlamentari possono fare comizi elettorali ed esercitano le proprie funzione solo se eletti.

Benché il ministro Salvini lo ignori, i giudici esercitano le proprie funzioni solo a seguito di un concorso pubblico e la Magistratura è un organo autonomo e indipendente da ogni altro potere, perché così è prescritto dagli artt. 104 e 106 della Costituzione.

Questi sono principi cardine e fondamentali del nostro Ordinamento. La loro funzione è presidiare i valori di libertà, democrazia ed equilibrio dei poteri. Essere inclini a cancellare l’obbligo dell’esercizio dell’azione penale è un pessimo segnale. Perché quando si sente parlare di discrezionalità dell’azione penale e quando si ascoltano discorsi con toni intimidatori così come è accaduto anche in queste ore, il fine evidente è quello di voler sottomettere il potere giudiziario a quello politico.

Per queste ragioni le ripetute esternazioni del Ministro Salvini e dei sui colleghi di partito vanno condannati senza alcuna esitazione. Lo dovrebbero certamente fare i compagni di viaggio grillini, che un tempo ormai lontano amavano sventolare i vessilli della Legalità e della Giustizia. Ma andiamo con ordine.

A proposito 49 milioni arraffati e “truffati” agli italiani

Il Tribunale di Genova, il 24 luglio 2017 ha pronunciato la sentenza di condanna per il vecchio Segretario della Lega Umberto Bossi, per il suo tesoriere Francesco Belsito e per altri tre ex revisori dei conti del partito. Per Bossi  2 e 6 mesi di reclusione e per Belsito 4 anni e 10 mesi di reclusione per truffa ai danni dello Stato per la percezione fraudolenta di rimborsi elettorali, con la relativa confisca e la condanna alla restituzione di circa 49 milioni di Euro.

Il 12 aprile scorso la Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla Procura della Repubblica di Genova, in merito ai 48 milioni 969 mila euro di cui il Tribunale di Genova ne aveva ordinato la confisca.

Nelle motivazioni della sentenza della Cassazione si dispone che “ovunque venga rinvenuta” qualsiasi somma di denaro riferibile alla Lega Nord – su conti bancari, libretti, depositi – deve essere sequestrata fino a raggiungere 49 milioni di euro.

Il Tribunale del Riesame di Genova ha scritto una nuova pagina di verità con parole di pietra: “Siccome la Lega Nord ha direttamente percepito le somme qualificate in sentenza come profitto del reato in quanto oggettivamente confluite sui conti correnti non può ora invocarsi l’estraneità del soggetto politico rispetto alla percezione delle somme confluite sui suoi conti e delle quali ha direttamente tratto un concreto e consistente vantaggio patrimoniale”.

Il Ministro Salvini ha sempre respinto ogni suo coinvolgimento nella spesa e nella gestione di quei fondi arrivando a dichiarare: “È un processo politico, che riguarda (…) soldi che io non ho mai visto… Se qualcuno dieci anni fa ha speso in maniera errata 300 mila euro e verrà condannato in via definitiva, di quei 300 mila euro, anche se non c’entro nulla, sono personalmente disposto a farmi carico”.

È falso

Innanzitutto non sono 300 mila euro i soldi “arraffati”, ma 49 milioni di euro!

Francesco Belsito, ex tesoriere della LEGA, smentisce Salvini ricordandolo con grande nettezza “…come europarlamentare si occupava di Radio Padania ed era molto attento a ricevere i fondi. In via Bellerio tutti sapevano (dei versamenti in nero ai collaboratori) – Salvini e Maroni – anche Giorgetti, Calderoli…”.

L’Espresso – a commento di documenti ufficiali reperiti presso la Ragioneria del Senato – ricostruisce e chiarisce le responsabilità di Salvini ed il suo coinvolgimento: “A metà dicembre del 2013 Matteo viene eletto segretario del partito. L’inchiesta sui rimborsi elettorali intanto va avanti… Un mese e mezzo dopo, il 31 luglio, Salvini incassa 820 mila euro di rimborsi. La nuova dirigenza è dunque consapevole della provenienza illecita del denaro accumulato sotto la gestione di Bossi. Ma il 27 ottobre, solo venti giorni dopo l’annuncio di costituirsi parte civile, Salvini (…) ritira altri soldi”.

Addirittura, l’allora avvocato di Bossi, Matteo Brigandì, in una lettera inviata a Salvini trovava il modo di ricordare che l’uso di denaro provento di reato avrebbe costituito a sua volta un reato molto grave: “Ti diffido dallo spendere quanto da te dichiarato corpo del reato”. In buona sostanza, nella missiva si legge un messaggio chiaro a lui e al nuovo gruppo dirigente: voi ci accusate di aver rubato quattrini, allora sappiate che i soldi che avete in cassa sono il profitto della truffa, e usarli vuol dire diventare complici del reato…“.

Insomma era ed è noto a tutti, anche e soprattutto, al Ministro Salvini che:

  • I quattrini – 49 milioni circa – oggetto della confisca e del sequestro disposto dalla Procura della Repubblica di Genova erano e sono quelli che il Tribunale di Genova definisce provento del reato di truffa aggravata per il conseguimento di rimborsi elettorali;
  • I suddetti quattrini, sono stati utilizzati anche dalla Lega Nord “capitanata” dal Ministro Salvini come se nulla fosse successo;
  • I suddetti quattrini sono miracolosamente spariti, benché nessuno sappia e dica come sia successo e dove siano finiti.

I soldi, il provento e il profitto di un reato, non vanno spesi o peggio celati o fatti sparire. Devono essere restituiti. Chi avesse nascosto o fatto sparire quei soldi, chi li avesse spesi nonostante sapesse che fossero provento e profitto di reato, per pagare campagne elettorali o collaboratori in nero ha commesso reati gravissimi.

E ora la Procura della Repubblica di Genova avanza la gravissima ipotesi di riciclaggio e vola in Lussemburgo per cercare la conferma che i soldi “truffati” siano stati fatti intenzionalmente sparire alla vista con artifizi davvero spericolati. Sembra di essere in un film comico e grottesco.  Chi ieri gridava “Roma Ladrona!”, oggi viene ricorso per restituire 49 milioni di euro arraffati agli italiani.  E quelle stesse persone, anziché chiedere scusa e restituire il maltolto, si permettono persino di recitare la parte della vittima. La Lega e il Ministro Salvini quindi mentono sapendo di mentire e lo fanno pure male!

Nonostante ciò, il Vice Presidente Di Maio, smentito pure dal “rivoluzionario” guatemalteco Di Battista, incurante della verità e solo preoccupato di conservare la sua “poltrona”, si permette di affermare senza provare alcuna vergogna: “Il processo alla Lega? Nessun imbarazzo, i fatti riguardano il periodo antecedente alla gestione Salvini della Lega”.

A proposito dell’accusa di sequestro di persona aggravato

Non compete a me dire se sia stato commesso o meno il reato di sequestro di persona aggravato. Ma il solo fatto che il Procuratore della Repubblica del Tribunale di Palermo, Francesco Lo Voi, abbia trasmesso gli atti al Tribunale dei Ministri, costituisce un fatto gravissimo e al tempo stesso increscioso per le Istituzioni. Il Ministro dell’Interno, che dovrebbe presidiare la legalità e la sicurezza, viene posto sotto inchiesta per un reato gravissimo, per aver tenuto in ostaggio donne e bambini, calpestando principi e valori fondamentali della Comunità Internazionale.

Per il Ministro Salvini esiste ora una sola via d’uscita. Non intimidire e o minacciare più la Magistratura per qualsivoglia ragione. Rinunciare ad ogni forma di immunità e farsi processare come qualsiasi cittadino che dice di rappresentare. Venire in Parlamento a scusarsi per la sua protervia diventa a questo punto un obbligo ineludibile. L’Italia ha bisogno, soprattutto in queste ore, di una forza e di una dignità che il Ministro Salvini non può garantire e rappresentare.

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