Perché il voto a luglio farebbe saltare la strategia di Salvini

Focus

Il leader della Lega insiste sul tornare alle urne ma non subito: la sua campagna elettorale dipende dalla data delle elezioni

Andare a votare il prima possibile, ma non il 29 luglio, continua a ripetere oggi Salvini, mentre Di Maio cerca ancora di mediare per far ripartire un dialogo con Mattarella. L’ipotesi del voto in estate in caso di scioglimento immediato delle Camere non piace al leader del Carroccio. Sì, è vero: c’è il problema delle “sacrosante ferie degli italiani e i lavoratori stagionali” come ha detto l’esponente leghista.

Ma non sfugge il fatto che con un voto così ravvicinato, svanisce anche l’ipotesi caldeggiata da Salvini di far partire immediatamente il Parlamento e le commissioni. Quindi, al voto sì, ma non prima di fine settembre.

Una strategia importante per il leghista che in questo modo potrebbe portare avanti una campagna elettorale forte e aggressiva – grazie ai numeri in Parlamento – direttamente dalle aule di Montecitorio e Palazzo Madama.

In che modo? Con i numeri di centrodestra e Movimento 5 stelle il capo politico della Lega potrebbe approvare senza troppe difficoltà alcuni punti, magari i più simbolici, del “contratto di governo” e arrivare alle urne forte di questi successi politici.

In caso di scioglimento delle Camere e voto a fine luglio, Salvini sarebbe invece costretto a fare campagna elettorale senza la possibilità di rivendicare alcun risultato rilevante. Anzi solo segnato dalla colpa – con la scusa dell’impuntatura su Savona – di non aver fatto partire il governo con il Movimento 5 stelle.

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