Salvini e Di Maio mettono in scena “La guerra dei Roses”

Focus

M5s e Lega trovano sempre nuovi terreni di scontro

L’unica cosa su cui sono d’accordo è non essere d’accordo. M5s e Lega trovano sempre nuovi terreni di scontro. Man mano che le elezioni europee si avvicinano e che i sondaggi registrano le relative salite e discese, quello che va in scena è una tarantella di accuse, rimbrotti, attacchi frontali. Un copione che ricorda molto quanto successo a Oliver e Barbara nel film di Danny DeVito “L a guerra dei Roses” in cui la coppia archiviato l’idillio iniziale, si lancia una vera e propria guerra nel tentativo di eliminarsi a vicenda.

I vicepremier sono allo scontro su ogni singolo tema. Dalla sicurezza alla questione morale, dalla cannabis light ai fatti di Casal Bruciato, e poi i migranti, la flat-tax, la Tav e l’atteso sblocca cantieri, senza dimenticare la Libia, i porti chiusi e le circolari quasi quotidiane del ministro dell’Interno. Nel governo gialloverde le reciproche accuse di incapacità sono sempre più serrate. E davvero basta qualsiasi argomento per rimpolpare la contrapposizione tra gli alleati-rivali. Eppure entrambi negano che lo scontro possa sfociare in una crisi di governo. 

Su cosa si concentreranno oggi i dispacci dei due vicepremier nonché capipartito della maggioranza non ha importanza. La campagna elettorale per le europee incombe e la pantomima si ripete quotidiana.  I grillini che puntano a recuperare i voti persi. La Lega intenta a non  far svanire le percentuali di crescita registrate, visto che gli ultimi sondaggi registrano un calo dovuto alla perdita d’immagine per la vicenda dell’ex sottosegretario alle Infrastrutture Siri e la nuova tangentopoli in Regione Lombardia.  Il leader leghista – come il socio grillino – sceglie argomenti che possono far presa sull’opinione pubblica. In una pagina, la Repubblica riassume tutte le “Accuse della Lega” al Movimento 5 Stelle. Si tratta, in pratica, di “una lista nera in 17 punti” che contiene tutti i “no” pronunciati dai grillini all’azione di governo nel corso di quest’anno.

Peccato per chi si era proposto con un contratto di governo che avrebbe dovuto trovare soluzioni all’attuale condizione dell’economia, dei consumi, della produzione e della finanza pubblica.  Ma il governo del cambiamento somiglia sempre più a un patto di potere, in cui l’intesa politica non è necessaria.

 

 

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