Caro Salvini, a Napoli potrà rendersi conto

Focus

Se non si toglie ossigeno alle organizzazioni criminali e non si agisce sulle diseguaglianze il fenomeno della camorra continuerà a fortificarsi

Ministro Salvini, la ringrazio per aver scelto di venire a Napoli, che sta vivendo una grave e feroce recrudescenza dei fenomeni criminali in alcuni quartieri, e mi riferisco ai continui raid, “stese” di camorra e azioni violente compiute dalle babygang, che purtroppo segnano in negativo la nostra città.

Le voglio al contempo segnalare che, proprio nei quartieri maggiormente colpiti dal crimine, sono sorte in questi anni diverse realtà associative impegnate sul versante della legalità,soprattutto a favore dei giovani del territorio. Queste associazioni e, in particolare quelle che operano a Forcella, che sono impegnate nell’attività di riqualificazione e sviluppo dei quartieri, hanno lanciato un appello, chiedendo un tavolo di lavoro che coinvolga lo Stato centrale e le sue amministrazioni territoriali, perché in assenza di cambiamenti sostanziali e senza un concreto aiuto da parte delle istituzioni si vedranno costrette a sospendere il proprio lavoro.

Appare evidente che una tale ipotesi debba essere scongiurata, perché essa lascerebbe campo libero, in modo irreversibile, alle organizzazioni criminali. Forcella, come altri quartieri del centro storico di Napoli, hanno al contrario l’esigenza di vedere rafforzata l’attività di prevenzione culturale svolta da queste associazioni, che devono sentire concretamente la vicinanza e il sostegno del Governo, della Regione, del Comune. In una parola, dello Stato.

La repressione, che pure è decisiva, come lei ben sa, non è sufficiente. Se non si toglie ossigeno alle organizzazioni criminali e se non si agisce sulle diseguaglianze sociali, il fenomeno della camorra continuerà non solo a imperversare, ma a fortificarsi ulteriormente.

Sono molteplici gli studi che confermano che l’investimento sui bambini dei primi 3 anni di vita è quello più produttivo e l’asilo nido è uno dei punti centrali per il contrasto alle diseguaglianze. L’Unione Europea ha fissato come obiettivo per i Paesi europei il coinvolgimento del 33% dei bambini 0-3 anni negli asili nido, ma la Campania è al (6,6%) molto lontana, quindi, da quell’obiettivo.

Se si vuole davvero dare un cenno di cambiamento al nostro Paese e contrastare la povertà educativa, che vuol dire adulti poco competenti e più fragili, bisogna cominciare da qui, ricalcolare subito i fondi per gli asili nido e per l’infanzia, e poi monitorare attentamente che gli amministratori siano in grado di spenderli tutti e di creare asili nido di qualità.

Le chiediamo,pertanto, la stabilizzazione del Fondo nazionale infanzia: che diventi un capitolo consolidato del bilancio dello Stato, magari incrementato al punto da poter aprire, nei prossimi anni, un numero di servizi educativi per la prima infanzia che ci consenta, quantomeno, di avvicinarci alle percentuali di Lisbona: il 33%.

Certo, sarebbe un segnale ancora maggiore di attenzione per tutti i bambini e le bambine d’Italia se si raggiungesse la quota 100 non solo nelle pensioni ma anche nell’offerta di posti asilo: è un investimento immensamente minore con ritorno altissimo, in termini sociali, culturali ed economici.

Insieme alla repressione, che le forze dell’ordine e i magistrati stanno svolgendo con grande determinazione e con successo (sono tutti in galera i boss della camorra), per togliere ossigeno ai clan bisogna vincere la sfida educativa. Non farlo e affidarsi alla sola repressione significherà solo qualche mese di silenzio, qualche arresto, ma poi si riprenderà ineluttabilmente a sparare. Bisogna ridare speranze e opportunità ai ragazzi di Napoli. Questa è la sfida che porterà al vero cambiamento.

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