Salvini: “Non ci sono Hitler in Italia”. E intanto liscia la destra radicale

Focus

Su Twitter Matteo Salvini si scaglia contro chi lo sta accostando al dittatore tedesco

“Non siamo più negli anni Trenta, nel nostro Paese non ci sono Hitler all’orizzonte e chi governa in Italia lo decidono gli italiani!”. Su Twitter Matteo Salvini si scaglia contro chi lo sta accostando al dittatore tedesco.

Poco prima un altro cinguettio del ministro: “Il tg del primo canale pubblico tedesco sostiene che ‘Salvini premier sarebbe da pelle d’oca’. In Europa si devono rassegnare: l’Italia ha rialzato la testa e vuole decidere liberamente del proprio futuro”.

Ma le reazioni dei partner europei, degli esponenti politici di diversi partiti e di tantissimi cittadini scaturiscono semplicemente dalle parole pronunciate dallo stesso Salvini. “Chiedo agli italiani, se ne hanno voglia, di darmi pieni poteri per fare quello che abbiamo promesso di fare fino in fondo senza rallentamenti e senza palle al piede (..) Siamo in democrazia, chi sceglie Salvini sa cosa sceglie”.

L’immagine utilizzata dal leader della Lega non è delle più felici. Ricordiamo, infatti, che in una democrazia parlamentare nessuno gode di pieni poteri, essendoci una chiara separazione tra esecutivo, legislativo e giudiziario.

Le parole pronunciate da Matteo Salvini richiamano il “decreto dei pieni poteri” adottato dal parlamento tedesco nel 1933, che determinò un’accelerazione verso la dichiarazione dello stato di emergenza e, nei fatti, diede avvio alla dittatura nazista. Ma già un decennio prima Hitler sfidava il Parlamento italiano chiedendo “i pieni poteri perché vogliamo assumere le piene responsabilità”.

Ecco spiegati i brividi e le pelle d’oca. Del resto spesso Salvini ha spesso considerato come orpelli fastidiosi: le opposizioni; gli organi di garanzia e i giudici che prima di contraddire chi comanda “debbono farsi eleggere”; la libera informazione, che ostacola il rapporto diretto tra chi comanda e la massa. Ora recitando la parte dell’uomo solo al comando può evitare di spiegare i fallimenti del governo del cambiamento per cui aveva firmato un contratto presentandosi come il nuovo, nonostante la lunga carriera politica e di governo partita a fianco del maestro Berlusconi.

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