La retorica di Salvini fa danni: Italia sempre più sola in Europa

Focus

La richiesta unilaterale di cambiare le regole dell’Operazione Sophia rischia di rivelarsi un clamoroso autogol per il nostro Paese

Un altro flop all’orizzonte per il governo giallo-verde e per il ministro Salvini in particolare. La proposta italiana unilaterale di modifica dell’Operazione Sophia sarebbe stata rigettata da tutti gli altri Paesi membri dell’Unione Europea. L’ennesima dimostrazione, se mai ve ne fosse bisogno, che la retorica muscolare di cui si vanta il titolare del Viminale sarà anche buona a livello propagandistico, ma non è affatto utile se si vogliono ottenere risultati concreti. Se non quello di isolare ancora di più l’Italia in un momento in cui servirebbe esattamente il contrario.

Cos’è l’Operazione Sophia

La missione EuNavFor Med, detta anche Operazione Sophia dal nome di una bambina data alla luce da una donna somala su una delle sue navi, è nata nel 2015, dopo il naufragio, avvenuto il 18 aprile di quell’anno al largo delle coste libiche, di un peschereccio, in cui morirono oltre 800 persone. Obiettivo della missione, per la quale si impegnò in particolare l’alto rappresentante dell’Ue per gli Affari Esteri, Federica Mogherini, era “adottare misure sistematiche per individuare, fermare e mettere fuori uso imbarcazioni e mezzi usati o sospettati di essere usati dai trafficanti di esseri umani”, tutto questo “nel pieno rispetto del diritto internazionale”, ricorda il ministero della Difesa.

La sede della missione è a Roma e il comando è italiano: alla guida c’è l’ammiraglio Enrico Credendino, della Marina Militare, mentre il vicecomandante è l’ammiraglio francese Olivier Bodhuin. Partecipano alla missione, che può contare su sei navi e sei elicotteri, 26 Paesi europei. La missione EuNavForMed, che consente all’Italia, Paese guida, di tenere sotto controllo quello che avviene nelle acque del Mediterraneo Centrale, una zona di interesse strategico per il nostro Paese, punta anche ad attuare l’embargo all’export di armi verso la Libia, ad addestrare la Guardia costiera e la Marina libiche (il primo ciclo di addestramento, nel 2016, si è svolto sulla San Giorgio e sull’olandese Rotterdam), a condurre attività di sorveglianza e di raccolta informazioni.

Cosa chiede il governo italiano

La proposta di Roma, presentata al Comitato Politico e di Sicurezza a Bruxelles dall’ambasciatore Luca Franchetti Pardo, prevede che l’Italia non sia più un luogo esclusivo di sbarco. Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha fatto pervenire all’Alto Rappresentante Ue, Federica Mogherini, una lettera in cui viene indicato che da “parte italiana non vengono più ritenute applicabili, anche alla luce delle conclusioni del Consiglio europeo del 28 giugno, le attuali disposizioni del piano operativo della mission”. Da Baku, lo stesso Moavero aveva rincarato la dose affermando che adesso “l’atmosfera generale è cambiata” e “vediamo quale sarà la risposta”.

La reazione europea

L’Italia sarebbe totalmente isolata. Secondo le fonti, infatti, “l’Italia ha sottovalutato la reazione degli altri Stati membri”, che hanno espresso “forti preoccupazioni sull’impatto che potrebbe avere” l’annuncio di non voler più applicare le regole attuali sugli sbarchi. Le conseguenze potrebbero essere “molto ampie” per il futuro dell’operazione “se l’Italia deciderà davvero di non applicare più le regole previste dal piano”, hanno detto le fonti: c’è “un rischio reale” che questo “porti alla fine” della missione Sophia.

Le “implicazioni” e le “conseguenze” dell’annuncio dell’Italia riguardo la sua intenzione di non accettare più automaticamente nei propri porti lo sbarco di migranti soccorsi in mare dalle navi dell’operazione EuNavFor Med o Sophia, della quale ha il comando, devono essere “attentamente valutate” e il Comitato Politico e di Sicurezza, riunitosi ieri, si riunirà ancora domani per continuare la discussione sul punto. Lo ha spiegato la portavoce del Seae, il Servizio Europeo per gli Affari Esteri, Maja Kocijancic, durante il briefing con la stampa a Bruxelles.

 

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