Salvini dà ordini militari e fa infuriare la Difesa

Focus

Il comportamento del ministro dell’Interno ha fatto scatenare il duro commento del ministro della Difesa

Succede sempre più spesso. Matteo Salvini indossa una felpa, prende un iniziativa, dice la sua in settori che non gli competono. Era per esempio già accaduto sul tema vaccini. Sugli esteri. Sulle infrastrutture. Questa volta il vicepremier ha deciso d sconfinare in una zona altamente instabile e dopo l’escalation di tensione in Libia ha emanato una direttiva di chiusura a doppia mandata dei porti italiani e delle acque territoriali italiane anche alle navi dell’ong Mediterranea che battono bandiera italiana, indirizzandola anche al capo di Stato maggiore della Difesa e a quello della Marina militare, forze armate che non sono dipendenti dal Viminale. 

Ne è scaturita immediata l’irritazione delle forze armate: “Non è che un ministro può alzarsi e ordinare qualcosa a un uomo dello Stato”, spiegano gli uomini in divisa. “Queste cose accadono nei regimi, non in democrazia. Noi rispondiamo al ministro della Difesa e al capo dello Stato, che è il capo supremo delle Forze armate”.

Salvini fa spallucce e spiega “il ministro dell’Interno è l’autorità nazionale di pubblica sicurezza e deve autorizzare lo sbarco. Ho tutta l’autorità di decidere. Il porto lo assegna il ministro dell’Interno, può piacere o no, gli italiani mi pagano per difenderli e questo sto facendo”. Quanto alla presa di posizione contraria da parte dei generali, il ministro replica: “non ho tempo per rispondere a polemiche. Mi si citi nome e cognome di un generale che mi ha criticato. Si dice, pare, sembra… per questo non leggo i giornali”.

E così i nomi e cognomi sono arrivati.  Il generale Vincenzo Camporini, già Capo di Stato Maggiore della Difesa, ha commenta all’Adnkronos  “Sui temi di grande rilevanza che interessano più ministeri ci deve essere una concertazione a monte, in modo tale che gli atti che ne conseguono siano assolutamente condivisi. Se questo non avviene, siamo di fronte a un evidente problema istituzionale”. “Il coinvolgimento dei militari nelle direttive di sicurezza è più che legittimo, ma deve essere concordato”, aggiunge Camporini. “E, soprattutto -rileva- anziché passare il tempo a litigare, nell’esecutivo farebbero meglio a pensare a tutti i dossier ancora aperti e bloccati, primo tra tutti il decreto di finanziamento delle missioni militari all’estero”. Stessa linea sostenuta dal generale Leonardo Tricarico, già Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare: “Dove c’è una competenza plurima deve scendere in campo il Presidente del Consiglio”.

Insomma l’atto di Salvini doveva ricevere prima il consenso del ministero della difesa e del Presidente della Repubblica: “Quelli della Libia sono rifugiati e si accolgono”, ha detto evidentemente stizzita dall’invasione di campo il ministro della difesa Elisabetta Trenta. “Non ho tempo di vaneggiare, come fa qualcun altro”.

Il primo ad attaccare l’iniziativa era stato lo stesso Luigi Di Maio: “Se abbiamo il problema di 800 mila migranti in arrivo, non li fermi con una direttiva”, aveva detto il vicepremier grillino da Abu Dhabi. “E’ chiaro che si tratta di misure emergenziali per il breve termine. Ma uno stato serio deve vedere a lungo termine: con l’Europa per la redistribuzione dei migranti che vengono bloccati proprio dagli alleati di Salvini come Orban”. Insomma caos completo in cui non si consuma un tutti contro tutti. O per i maliziosi un furbo gioco delle parti.

La questione non riguarda semplicemente il garbo istituzionale. Di fatto l’Italia sulla crisi libica parla con due voci contrastanti. Tanto che le opposizioni in aula a Montecitorio hanno chiesto chiarezza sulla gestione dei profughi. Per Trenta l’esistenza di una guerra determina l’esigenza di accogliere i rifugiati in fuga dal conflitto. Non è così per il ministro dell’Interno, per il quale, i porti resteranno chiusi. “E’ un fatto inedito per la storia politica del paese e soprattutto per la tragicità della crisi libica”, rimarca Piero Fassino del Pd in aula. “E’ richiesta unità d’intenti e visione chiara. Il presidente del consiglio venga in Parlamento a dire qual è la posizione del governo visto che due ministri dicono cose diverse”, aggiunge l’ex segretario dei Ds. Richiesta condivisa da Riccardo Magi di Più Europa e da Nicola Fratoianni della Sinistra, che bolla la direttiva Salvini sulle navi come “un volantino di propaganda, strumento di campagna elettorale”.

Intanto il caos che ne sta conseguendo viene seguito con attenzione dal Capo dello Stato che è anche Capo delle Forze armate. Nessun commento, nessuna intenzione di far trapelare il suo pensiero. La regola del Presidente, da sempre, è il rispetto costituzionale dell’equilibrio dei poteri e il rispetto dei limiti propri e delle competenze altrui.

 

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