Salvini come il Marchese del Grillo

Focus

Ieri il figlio adolescente del ministro degli interni Salvini, in vacanza al Papeete Beach di Milano Marittima, è salito su una moto d’acqua della polizia per provare l’ebrezza della velocità

Il video pubblicato da Repubblica che ritrae il figlio di Matteo Salvini su una moto d’acqua della Polizia non ha semplicemente scatenato l’ennesima bufera politica. Il ministro dell’Interno  che si è scusato per quanto accaduto, ammettendo l’errore da papà è solo lo specchio di chi usa ciò che vuole solo perchè può farlo. In questo caso ci si concede il lusso di usare a piacimento i mezzi della polizia per il proprio divertimento estivo.

Insomma niente di più lontano dalla gestione del buon padre di famiglia. Non a caso la polemica sull’uso dei mezzi delle forze dell’ordine non è roba nuova per il Capitano volante che era già finito al centro delle polemiche per i suoi numerosi comizi in giro per l’Italia trasporto dai mezzi aerei militari.

Ben 211 manifestazioni elettorali in quattro mesi. All’epoca il modus operandi prevedeva di abbinare un comizio ad un evento istituzionale sfruttando così gli aerei della Polizia: bimotori chiamati “le Ferrari dei cieli” per girare l’intera penisola. Repubblica aveva individuato una ventina di trasferimenti alati grazie a Flightradar24, il sito che monitora il traffico aereo civile e soltanto in parte quello dei velivoli statali. Dove naturalmente tutto finisce a carico dello Stato.

Che il responsabile del Viminale utilizzi lo scooter d’acqua della Polizia per far divertire il figlio mentre gli agenti in servizio vorrebbero evitare che si facessero riprese non è semplicemente un peccato veniale. Basta ricordare come lo stesso Salvini nel 2015 attaccò l’ex premier Renzi perché presenziò alla storica finale tutta italiana dell’Us Open di tennis tra Roberta Vinci e Flavia Pennetta. Ora ci si chiede che fine abbia fatto il taglio agli sprechi.  E la morale di chi dopo aver fustigato i privilegi della cosiddetta casta si trova a fare i propri comodi con i mezzi dello Stato.

E bisogna dire anche che è lontana l’epoca in cui i privilegi dei politici venivano presi d’assalto dai grillini. Chissà cosa diranno i Cinquestelle sul caso in cui  due uomini accreditatisi come agenti di polizia hanno tentano di impedire ad un videomaker di riprendere la scena. Nemmeno Luigi Di Maio vuole commentare pubblicamente, “perché di mezzo c’è un minorenne”, lascia trapelate.

Il resoconto testimoniato da “La Repubblica”, che ha pubblicato il video dell’accaduto non lascia spazio a dubbi. Quando il giornalista manifesta chiaramente l’intenzione di non rinunciare al suo servizio, girato peraltro su una spiaggia pubblica, i toni dei due si fanno più incalzanti. I due, presentatisi come poliziotti, prima chiedono un documento al giornalista, poi per tutta la mattinata – scrive La Repubblica – gli stanno addosso fino all’ora di pranzo nel tentativo di oscurare le riprese (ne deriva che il “giro” a bordo della moto d’acqua è durato qualche ora). Uno dei due, però, improvvisamente cambia versione e sostiene di non aver mai detto di essere un poliziotto: ”Non abbiamo mai detto di essere poliziotti, se vieni con me ti faccio spiegare chi sono”.

Forse Salvini che dice di essere il padre (buono?) di 60 milioni di Italiani dimentica ancora una volta  di essere a capo del Viminale, Ministro dell Repubblica. Risuona nell’aria la mitica battuta del Marchese del Grillo: “Io so’ io…”

 

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