Le controriforme di Salvini, vero capo del governo

Focus

Limite ai contanti, caporalato, immigrazione. Ecco i punti sui quali il ministro dell’Interno vuole mettere mano. E il caso Regeni viene declassato a questione di famiglia perché i rapporti con l’Egitto vengono prima di tutto

Regeni? Sono più importanti i rapporti con l’Egitto

Per “il problema Regeni”, così lo ha definito il ministro dell’Interno, non muoverà un dito. Salvini ci ha tenuto a precisare che “comprende bene la richiesta di giustizia della famiglia di Giulio Regeni ma per noi è fondamentale avere buone relazioni con un Paese importante come l’Egitto”. La famiglia di Giulio Regeni se la dovrà cavare da sola perché la ricerca di verità e giustizia è derubricata ad un “problema familiare”. La sua presa di posizione è in contrasto con quanto detto da Roberto Fico, presidente della Camera grillino, che invece ha avuto un incontro con i genitori di Giulio e con Gianpaolo Cantini, ambasciatore italiano al Cairo, promettendo tutto il sostegno sul caso. Linea che era stata portata avanti anche dal precedente governo.

Limite ai contanti. Ognuno è libero di pagare come e quanto vuole

Nel contratto non se ne parla. Anzi il Presidente del Consiglio nel suo discorso di insediamento aveva dichiarato di voler “inasprire l’esistente quadro sanzionatorio amministrativo e penale” contro chi evade. Ma il ministro dell’Interno si è lasciato sfuggire il suo sogno davanti alla platea di Confesercenti: “Per me non ci dovrebbe essere nessun limite alla spesa per denaro contante”. Nel 2016 con la legge di Stabilità si era invece cercato di arginare il fenomeno dell’evasione fiscale alzando la soglia del contante da mille a tremila euro per rendere tracciabili i pagamenti. Ora la marcia indietro non concordata con di Maio che batte i piedi: “Nel contratto questo punto non c’è, lavoriamo su altri fronti”.

Caporalato. La legge invece di semplificare, complica

L’ha soltanto evocata, senza specificare in cosa consisterebbe un’eventuale semplificazione. Ma tanto è bastato per mettere in allarme sulla possibilità di una modifica alla legge fortemente voluta dal precedente governo e che sta dando i primi frutti. Una incertezza che ha scatenato reazioni a cominciare da Andrea Orlando che da ministro della Giustizia ha fatto approvare la legge: “Sì, la legge sul caporalato, voluta dagli imprenditori agricoli perbene, complica la via ai caporali e alla criminalità organizzata che sfrutta i lavoratori. Per questo la difenderò con tutte le mie forze” ha scritto su Facebook.

Codice degli appalti, troppe regole aiutano chi vuole fregare il prossimo

Il tema sollevato dal leder della Lega è quello delle lungaggini nella ricostruzione dei centri terremotati, per questo boccia senza appello “Il Codice sugli appalti” redatto dall’Anac di Cantone e approvato dal precedente governo. Il Codice ha l’obiettivo di bloccare sul nascere fenomeni di corruzione incentivando gare più trasparenti,  più controllate e controllabili. Anche in questo caso Salvini non ha specificato in quale direzione si vorrebbe intervenire e l’incertezza diventa subito preoccupazione. Nella sua relazione al Parlamento, Cantone ha subito chiesto che le norme in vigore – anche se migliorabili – non siano azzerate. “Il rilancio del sistema dei lavori pubblici necessita- ha detto Cantone-  non solo di regole semplici, ma anche stabili, per consentire alla burocrazia il tempo di digerirle per applicarle in modo corretto”.

Immigrazione, prove di forza sulla pelle dei migranti

“Per i clandestini è finita la pacchia, devono fare le valigie, con calma ma se ne devono andare”. Era il 2 giugno, festa della Repubblica, e Salvini ha ribadito quale fosse la sua idea di integrazione con i migranti. Non solo parole ma anche fatti con la chiusura dei porti e il caso Aquarius che ha lasciato in mare 600 fra donne, uomini e bambini. Salvini ha idee diverse dal suo predecessore Marco Minniti. Con le sue politiche l’ex ministro era riuscito a diminuire drasticamente gli sbarchi che rispetto al 2017 sono calati del 84%. L’effetto degli accordi con la Libia ma anche l’idea dell’accoglienza diffusa, puntando a chiudere i centri di accoglienza, stavano dando i risultati sperati. Ora l’idea del neo ministro dell’Interno è diametralmente opposto.

No al numero identificativo per i poliziotti

Il nuovo titolare del Viminale si dice contrario all’introduzione del numero identificativo sui caschi dei poliziotti, una misura chiesta da anni per evitare abusi da parte forze di polizia, come avvenuto ad esempio al G8 di Genova. “Sin da piccolo tra guardie e ladri sto con chi indossa la divisa” ha detto Salvini che ha chiesto più risorse al ministro dell’Economia per le assunzioni di forze di pubblica sicurezza. Il disegno di legge era stato portato all’esame della Commissione Affari Costituzionali nella scorsa legislatura. Come si leggeva nel ddl presentato dal Pd, la norma nasceva per “evitare che si generino equivoci o confusioni che, nella tensione inevitabile di talune manifestazioni di piazza, potrebbero degenerare o acuire le tensioni”.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli